Capita a tutti di stare svegli alle tre di notte a scorrere il telefono senza un motivo preciso. Non avete niente da vedere, non aspettate nessuna notizia importante, eppure siete lì, in quella luce bluastra, a guardare cose che non vi interessano particolarmente. È in quei momenti che l’algoritmo, che di notte evidentemente funziona con criteri diversi, vi butta davanti qualcosa di strano. Un’immagine di una stanza vuota, moquette gialla, neon che ronzano, carta da parati scollata agli angoli. Nessuna persona. Nessuna finestra. Stanze che si moltiplicano sullo sfondo all’infinito. E quella sensazione che non riuscite a spiegare: qualcosa non torna, ma non sapete cosa.
Quello è il punto di partenza di Backrooms, il film di A24 che arriva nei cinema italiani il 27 maggio. Avete quattordici giorni per prepararvi mentalmente, il che probabilmente non basterà.
Una paura nata da un bug di videogioco
L’idea originale è così semplice che fa quasi ridere, se non fosse che funziona. Nei videogiochi esiste una cosa chiamata “no-clip”: un bug che vi permette di passare attraverso le pareti e uscire dalla mappa, finendo in quella zona che i programmatori non hanno costruito perché nessuno avrebbe mai dovuto arrivarci. Spazio vuoto, texture incomplete, niente. La premessa dei Backrooms è che questo possa succedere anche nella realtà. Un passo storto, un momento di distrazione, e vi ritrovate fuori dal mondo reale, in un posto fatto di corridoi infiniti, stanze che si ripetono identiche, neon che ronzano e nessun essere umano in vista.
Il bello di questa idea è che non usa niente di fantastico o remoto per spaventarvi. Non serve un castello medievale, non serve una creatura inventata, non serve un pianeta alieno. Basta una stanza che assomiglia all’ufficio dove avete fatto un colloquio di lavoro nel 2018, replicata all’infinito senza uscite. La familiarità è la parte peggiore. Riconoscete tutto, ma qualcosa non va, e non arriverà nessuno a spiegarvi cosa.
Dal divano di casa a A24
Il regista si chiama Kane Parsons e prima di questo film faceva video su YouTube. Non dico questo per sminuire la cosa, anzi: i suoi cortometraggi sui Backrooms avevano una capacità di costruire atmosfera che molti registi con budget veri si sognano. Decine di milioni di visualizzazioni, una comunità di fan appassionati, e a un certo punto A24 che bussa alla porta virtuale e dice: facciamolo in grande.
A24, per chi non lo sapesse, è la casa di produzione responsabile di Hereditary, Midsommar e altri film che vi hanno convinto a dormire con la luce accesa. Quando A24 decide di fare una cosa, di solito quella cosa è fatta bene. Il fatto che abbiano scelto un ragazzo di YouTube invece di un regista affermato dice qualcosa: Parsons era già la persona più adatta a raccontare questa storia, semplicemente perché l’aveva già raccontata meglio di chiunque altro nel formato che aveva a disposizione.
Tra i produttori ci sono James Wan, che con Saw e Insidious ha costruito metà dell’immaginario horror degli ultimi vent’anni, Shawn Levy che ha diretto Deadpool & Wolverine, e Osgood Perkins che ha firmato Longlegs. È una squadra che sa esattamente cosa fa, anche quando le premesse sono bizzarre.
La trama, che è già un motivo per non dormire
Una terapeuta ha un paziente che scompare dentro un passaggio che si apre nel seminterrato di un negozio di arredamento. La terapeuta decide di seguirlo nei Backrooms per salvarlo. Fin qui sembra ragionevole, nel senso specifico che in un film horror il personaggio che entra volontariamente nel posto pericoloso è tecnicamente comprensibile anche quando è palesemente una pessima idea.
Quello che succede dopo è quello che scoprirete il 27 maggio, ma la logica narrativa suggerisce che le cose non vadano benissimo almeno per un bel pezzo di film.
La protagonista è Renate Reinsve, l’attrice norvegese di La persona peggiore del mondo, che è una scelta abbastanza precisa: non l’eroina da blockbuster, non qualcuno costruito per fare cose spettacolari, ma una persona normale con una vita riconoscibile che si trova in una situazione che non aveva previsto. Chiwetel Ejiofor, uno degli attori più seri in circolazione dai tempi di 12 anni schiavo, interpreta Clark. Finn Bennett, che avete visto in True Detective: Night Country, è Bobby. Mark Duplass e Lukita Maxwell completano il cast principale.
Perché questa roba funziona meglio di un mostro classico
I film horror migliori toccano qualcosa che già conoscete. I mostri inventati, le creature senza logica, le dimensioni remote: tutte cose che lasciano una certa distanza di sicurezza. I Backrooms invece lavorano su qualcosa che avete già sentito almeno una volta, anche senza saperlo dare un nome. Quel corridoio d’ospedale alle tre di mattina. Quel parcheggio sotterraneo deserto. Quel supermercato vuoto un minuto dopo la chiusura quando siete rimasti dentro per sbaglio. Posti che conoscete benissimo, che in condizioni normali non vi fanno nessun effetto, ma che in certi momenti smettono di sembrare sicuri per un motivo che non riuscite a spiegare.
L’internet ha dato un nome a questa sensazione, ha costruito una mitologia condivisa intorno a lei, e adesso A24 e Kane Parsons l’hanno portata su uno schermo grande in una sala buia con l’audio che esce da ogni direzione. Il 27 maggio scoprirete se dormire con la luce accesa è ancora un’opzione per voi, oppure se avete bisogno di qualcosa di più strutturato.
I biglietti si trovano già online. Non che abbiate fretta, ma avete quattordici giorni, e sappiamo tutti come funziona: deciderete di prenderli la settimana prossima, poi ve ne dimenticherete, poi cercherete un posto il 26 maggio e troverete solo le prime file. Lo sapete già. Comportatevi di conseguenza.


