Illusione parte da un materiale potentissimo: una ragazza giovanissima, sfruttata sessualmente, ritrovata quasi morta alla periferia di Perugia e un’indagine che porta verso una rete internazionale di prostituzione minorile capace di arrivare fino agli ambienti della politica. Francesca Archibugi sceglie di raccontare questa storia attraverso Rosa Lazar, adolescente moldava segnata da abusi e traumi, e attraverso due adulti che provano a capire cosa le sia successo: la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi, interpretata da Jasmine Trinca, e lo psicologo Stefano Mangiaboschi, interpretato da Michele Riondino.
Il problema è che la vicenda reale alla base del film è più forte del film stesso.
Archibugi affronta un tema che merita attenzione e lo fa senza ridurre la prostituzione minorile a semplice sfondo. Il percorso di Rosa, dalla povertà dell’Est Europa agli ambienti in cui viene sfruttata, viene ricostruito con abbastanza spazio da far capire quanto sia facile per una ragazza fragile diventare preda di persone capaci di prometterle una vita diversa. Sotto questo aspetto Illusione funziona: mette lo spettatore davanti a un sistema di sfruttamento, manipolazione e abuso che va ben oltre il singolo carnefice.
La costruzione cinematografica, però, convince molto meno.
A tratti sembra di guardare una puntata particolarmente lunga di una fiction italiana da prima serata. Le inquadrature sono spesso funzionali senza avere una vera forza visiva, alcune scene risultano piatte e diversi dialoghi spiegano ciò che dovrebbe emergere naturalmente dai personaggi. Non siamo davanti a un film tecnicamente disastroso, ma manca quella personalità visiva che avrebbe potuto rendere la storia molto più disturbante e memorabile.
Anche Rosa rappresenta un problema importante.
Il personaggio dovrebbe essere psicologicamente difficile da decifrare. È allegra nei momenti sbagliati, ingenua, seduttiva, apparentemente inconsapevole delle violenze subite e descritta come una ragazza profondamente traumatizzata, con un disturbo psicologico complesso. Il film vuole farci percepire continuamente che nel suo comportamento c’è qualcosa di anomalo, ma questa instabilità non arriva sempre bene sullo schermo.
Angelina Andrei ha momenti efficaci, soprattutto nelle scene più spontanee, però la regia insiste talmente tanto sull’idea di una ragazza “strana” da rendere a volte difficile capire cosa stia cercando di comunicarci. Dovremmo sentirci disorientati davanti a Rosa, ma in diverse scene siamo semplicemente disorientati dal modo in cui il personaggio è scritto.
Molto più solido Michele Riondino, che riesce a dare credibilità allo psicologo Stefano anche nei momenti in cui la sceneggiatura gli affida dinamiche piuttosto prevedibili. Il transfert tra lui e Rosa è uno degli aspetti più interessanti, anche se il film insiste parecchio su questo rapporto e finisce per togliere spazio all’indagine vera e propria. Jasmine Trinca funziona bene come magistrata, ma anche il suo personaggio è spesso costretto dentro dialoghi molto diretti e poco naturali.
Il difetto maggiore emerge nel finale.
Per quasi due ore Illusione prepara lo spettatore a una scoperta enorme: la rete di prostituzione minorile si allarga, coinvolge persone potenti e assume dimensioni molto più grandi di quanto sembrasse all’inizio. Poi l’indagine viene chiusa con una fretta sorprendente. Informazioni che avrebbero meritato venti minuti diventano spiegazioni concentrate in pochissime scene. Anche altre recensioni hanno notato come la rivelazione finale venga liquidata rapidamente, riducendo l’impatto del materiale accumulato fino a quel momento.
È un peccato, perché proprio lì il film avrebbe potuto diventare molto più incisivo.
Resta comunque un’opera che vale la pena vedere per il tema affrontato e per la storia che racconta. Illusione ha diversi limiti tipici di certo cinema italiano televisivo: dialoghi troppo semplici, sottotrame poco sviluppate, immagini non sempre all’altezza e una conclusione compressa. Ma parla di prostituzione minorile, sfruttamento e vulnerabilità adolescenziale senza trattarli come semplice espediente narrativo, e questo gli permette almeno di lasciare qualche domanda dopo i titoli di coda.
Non è un film riuscito fino in fondo. È piuttosto un film interessante che avrebbe avuto bisogno di maggiore precisione, più coraggio nella regia e soprattutto più tempo per sviluppare ciò che scopre nel finale.
La Recensione
Illusione (2026)
Illusione racconta una vicenda ispirata a fatti reali legata allo sfruttamento sessuale di una minorenne e a un’indagine che porta verso una rete internazionale. Il tema è forte e viene affrontato con serietà, ma la messa in scena ricorda spesso una fiction televisiva allungata. Rosa avrebbe dovuto essere un personaggio psicologicamente disturbante, ma non sempre questa complessità arriva bene sullo schermo. Il finale, inoltre, risolve troppo velocemente l’indagine più interessante.
PRO
- La storia di partenza è molto interessante e prende spunto da fatti reali.
- Affronta apertamente la prostituzione minorile e lo sfruttamento delle ragazze più vulnerabili.
CONTRO
- A tratti sembra una fiction televisiva allungata al cinema.
- Alcune inquadrature sono poco personali e visivamente piatte.
- Alcune sottotrame distraggono dall’indagine principale.


