Siamo arrivati al finale della prima stagione di Alien – Pianeta Terra e, francamente, sembra che Noah Hawley abbia appena lanciato una granata nell’universo narrativo più iconico della fantascienza horror. Dopo 21 anni passati a sguazzare nei prequel e nelle origini degli Xenomorfi, potremmo finalmente essere di fronte alla serie che fa quello che i fan chiedono dal 1997: raccontare cosa succede davvero quando questi maledetti parassiti alieni mettono piede sulla Terra del futuro.
Il finale di stagione ci lascia con i Lost Boys ibridi che hanno preso il controllo della struttura di Neverland, tenendo in ostaggio gli umani rimasti e controllando un piccolo zoo degli orrori che include due Xenomorfi. Ora, se conosci anche solo vagamente i meccanismi narrativi delle serie di Hawley, sai bene che questo tizio non si accontenta mai di percorsi lineari. Guarda cosa ha combinato con “Legion” o come ha saltellato nel tempo con “Fargo”: questo showrunner ama giocare con la struttura temporale come un bambino con i mattoncini delle costruzioni.
La cosa interessante? Alien – Pianeta Terra è ambientata nel 2120, appena due anni prima degli eventi del film originale del 1979. Ma non farti ingannare: Hawley non sembra minimamente interessato a inchinarsi davanti al canone consolidato. Anzi, sta costruendo qualcosa che potrebbe essere allo stesso tempo prequel e sequel, una mossa audace che potrebbe finalmente portare la saga oltre il limbo temporale in cui si è incastrata dopo “Alien – La clonazione”.
Il problema dei prequel infiniti
Facciamo un passo indietro. Dal 2004 in poi, ogni singolo progetto Alien (film, serie, spin-off) si è ostinato a raccontare eventi precedenti al capolavoro di Ridley Scott. “Prometheus”, “Covenant”, persino “Romulus”: tutti incastrati in questa spirale temporale che ci porta sempre indietro nel tempo, mai avanti. È come se Hollywood avesse paura di immaginare cosa succede dopo che Ellen Ripley mette finalmente piede sulla Terra nel 2381, come ci aveva promesso “La clonazione”.
Hawley, però, sembra aver capito il trucco. I protagonisti ibridi di Neverland non sono vincolati dalla mortalità umana: corpi sintetici riparabili, longevità estesa, tutte caratteristiche che permetterebbero salti temporali arditi. Se hai visto “Legion”, sai già che questo regista sa come manipolare il continuum spazio-temporale senza perdere il filo narrativo.
I vincoli del canone e le possibili soluzioni
Certo, ci sono dei paletti da rispettare. La Weyland-Yutani nel franchise originale è disperata di mettere le mani su un Xenomorfo, il che significa che gli esemplari di Neverland non possono finire nelle loro grinfie. Inoltre, quando Ripley viene ritrovata nel 2179 in “Aliens”, nessuno sulla Stazione Gateway sembra sapere granché di queste creature. Tradotto: qualsiasi focolaio sulla Terra deve rimanere circoscritto o essere coperto in modo impeccabile.
Ma qui entra in gioco la genialità di Hawley. La competizione feroce tra Boy Kavalier della Prodigy e la Yutani suggerisce che quest’ultima non riuscirà mai ad ottenere quello che cerca. E se l’infezione dovesse espandersi? Beh, esistono i precedenti di “Alien vs Predator”: coperture ermetiche, tecnologie per cancellare la memoria, operazioni di insabbiamento su scala industriale.
Il potenziale rivoluzionario dei salti temporali
Ecco dove le cose si fanno davvero interessanti. Hawley non è tipo da accontentarsi di vincoli narrativi stretti. Il titolo stesso, “Pianeta Terra”, suggerisce che non stiamo andando da nessuna parte: l’azione rimarrà sul nostro pianeta. Ma se non possono espandersi geograficamente e non possono violare il canone… perché non espandersi temporalmente?
Gli ibridi di Neverland sono praticamente immortali. Cosa impedisce alla serie di saltare nel periodo post-“La clonazione”? O addirittura oltre “Romulus”? Hawley ha già dimostrato in “Fargo” di saper gestire antologie temporali complesse, saltando da un’epoca all’altra con disinvoltura.
La struttura narrativa ibrida
Immagina le possibilità: una serie che inizia come prequel ma evolve in sequel, seguendo questi personaggi sintetici attraverso i decenni. Potrebbero assistere agli eventi dei film originali da dietro le quinte, operare nell’ombra durante la saga di Ripley, e poi emergere in un futuro completamente inesplorato del franchise.
La bellezza di questa struttura è che rispetterebbe il canone senza esserne schiava. Gli eventi di Neverland rimangono nascosti durante la trilogia originale, ma i loro effetti a lungo termine potrebbero plasmare il futuro della saga in modi che non abbiamo mai immaginato.
L’eredità di Hawley nel panorama seriale
Guardando il curriculum di Hawley, ogni sua serie ha sfidato le convenzioni del proprio genere. “Legion” ha ridefinito cosa può essere un telefilm sui supereroi, “Fargo” ha dimostrato che si può espandere un classico del cinema senza tradirne lo spirito. Con “Alien – Pianeta Terra”, potrebbe fare lo stesso per la fantascienza horror.
La prima stagione ha già introdotto elementi completamente nuovi: gli ibridi adolescenti, la rivalità corporativa, dinamiche che ricordano Michael Crichton più che il puro survival horror degli originali. Ma è proprio questa contaminazione di generi che potrebbe dare nuova vita a un franchise che rischiava di rimanere intrappolato nel proprio passato.
Non aspettarti di rivedere Sigourney Weaver nei panni di Ripley – quello è un capitolo chiuso. Ma la possibilità di esplorare un futuro completamente inedito della saga Alien, con personaggi che potrebbero attraversare decenni di storia galattica? Quello sì che sarebbe un regalo per tutti noi appassionati.
Cosa ne pensi? Credi che Hawley avrà davvero il coraggio di spingere Alien – Pianeta Terra oltre i confetti del canone o si accontenterà di rimanere nella comfort zone dei prequel? Raccontaci nei commenti la tua teoria su dove potrebbe portarci la seconda stagione!


