Avviso spoiler: da qui in poi parliamo del finale della seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters, quindi se non hai ancora visto l’episodio “Where We Belong” fermati qui. Anzi, fai proprio finta di aver dimenticato il titolo dell’articolo.
Il finale della seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters ha fatto quello che molti fan aspettavano da settimane: ha rimesso i Titani al centro della scena e, negli ultimi minuti, ha lasciato intendere il ritorno di un mostro molto familiare del MonsterVerse. Dopo una stagione spesso concentrata sui personaggi, sui legami familiari e sui misteri di Monarch, l’episodio finale chiude la minaccia di Cai Cai Vilu, porta Kong a un momento più pacifico del previsto e poi piazza la vera esca per il futuro: Rodan. O almeno, tutto porta a pensare che sia proprio lui.
E questa, per chi segue il MonsterVerse, non è una cosetta buttata lì tanto per fare scena. Rodan è uno dei Titani più riconoscibili, apparso nel MonsterVerse cinematografico in Godzilla II: King of the Monsters del 2019, dove era legato all’isola messicana fittizia di Isla de Mara. Nel finale di Monarch, invece, lo ritroviamo collegato a un vulcano in Thailandia, in una scena che sembra dire agli spettatori: “Ok, avete voluto più mostri? Eccovi serviti”.
La seconda stagione chiude la storia principale con un tono quasi sorprendentemente sereno. La creatura che per buona parte della stagione era stata trattata come una minaccia enorme, Titan X, viene riletta in modo diverso: Cai Cai Vilu non è un mostro cattivo in cerca di distruzione, ma una creatura protettiva, legata al proprio istinto materno. Anche Kong, che avrebbe potuto trasformare tutto in un disastro formato gigante, alla fine sceglie di non attaccare. E già questa è una bella variazione sul tema, perché il MonsterVerse spesso vive di botte colossali, città sbriciolate e ruggiti che sembrano usciti da un terremoto con le corde vocali.
Poi però arrivano gli ultimi minuti. E lì la serie cambia passo.
I personaggi principali si separano. Alcuni decidono di costruire una nuova versione di Monarch, più idealista e forse meno ossessionata dal controllo. Altri scelgono una strada più pericolosa. Kentaro e Isabel partono per inseguire il loro piano legato ai viaggi nel tempo, con l’idea di evitare morti causate dai MUTO. È una svolta grossa, perché porta la serie su un terreno ancora più rischioso: quando inizi a giocare con il tempo, ogni scelta può diventare una bomba narrativa. Bella, certo. Ma anche complicata da gestire.
E poi c’è Lee Shaw, interpretato da Kurt Russell, che non sembra avere nessuna intenzione di restare a guardare. Lo ritroviamo in Thailandia, sulle tracce di Kentaro e Isabel. Incontra una persona che sostiene di sapere dove sono diretti e la segue fino a un vulcano. A quel punto il finale mostra la creatura infuocata che i fan del MonsterVerse conoscono molto bene: Rodan, il Titano alato legato al fuoco, alla lava e al caos più spettacolare.
E qui si apre il giochino più divertente: cosa significa davvero questa scena?
La prima ipotesi è la più semplice: la terza stagione potrebbe essere molto più centrata su Rodan. Non solo come comparsata finale, ma come presenza vera, magari il grande Titano attorno a cui costruire la prossima minaccia. Sarebbe una scelta intelligente, perché Rodan è uno di quei mostri che al cinema hanno sempre avuto un potenziale enorme. Non ha il peso mitologico di Godzilla e non ha il carisma immediato di Kong, ma quando entra in scena si sente. È velocissimo, distruttivo, legato al fuoco, capace di trasformare l’aria stessa in un’arma.
Nel film del 2019, Rodan faceva danni enormi anche solo volando. Non doveva per forza mordere, graffiare o prendere a testate un grattacielo. Bastavano le sue ali, i boati, lo spostamento d’aria. Per una serie televisiva, certo, questa è una sfida produttiva bella impegnativa. Però Monarch ha già dimostrato di saper usare i Titani non solo come effetti speciali, ma come presenze mitologiche, quasi religiose. E Rodan si presta benissimo a questo trattamento: è una creatura da vulcano, da leggenda, da panico collettivo.
C’è però un dettaglio da sistemare. In King of the Monsters, Rodan viene risvegliato a Isla de Mara, in Messico, dove Monarch lo tiene sotto osservazione. Nel finale di questa seconda stagione, invece, lo troviamo in Thailandia. La serie dovrà quindi spiegare come si arriva da un punto all’altro. Non è impossibile, perché la timeline lascia un po’ di margine: Monarch si colloca prima degli eventi di Godzilla vs. Kong e, secondo le analisi uscite dopo il finale, ci sarebbe spazio per collegare la situazione thailandese alla condizione in cui Rodan viene ritrovato nel film del 2019.
La domanda più intrigante, però, riguarda Lee Shaw. Perché lui sembra riconoscere Rodan. Non guarda quella creatura come se fosse una scoperta qualunque. C’è una familiarità, o almeno questa è l’impressione. E siccome la serie ha sempre giocato molto con il passato di Lee, viene naturale pensare che ci sia ancora qualcosa da raccontare. Magari un incontro precedente. Magari una missione mai raccontata. Magari un trauma sepolto, che nel MonsterVerse è praticamente una valuta ufficiale.
Qui però bisogna fare attenzione. Apple ha già annunciato uno spin-off su Lee Shaw ambientato durante la Guerra Fredda, quindi non è detto che la terza stagione di Monarch debba continuare a usare i flashback nello stesso modo delle prime due. Anzi, il finale potrebbe anche servire a spostare alcune storie di Lee altrove, lasciando alla serie principale il compito di andare avanti con la linea temporale più recente.
In ogni caso, il ritorno di Rodan cambia la percezione del futuro della serie. Perché Monarch, diciamolo, ha sempre avuto un piccolo problema: quando si chiama Legacy of Monsters, lo spettatore prima o poi vuole vedere i mostri. Va bene la parte umana, va bene il trauma familiare, va bene l’organizzazione segreta, ma a un certo punto uno vuole anche il Titano che emerge dal vulcano e rovina la giornata a tutti. È una richiesta infantile? Forse. Ma siamo nel MonsterVerse, mica in una riunione condominiale.
Il finale sembra averlo capito. Dopo una stagione che ha alternato momenti forti e parti più lente, l’ultima immagine lascia una promessa molto chiara: se ci sarà una terza stagione, il gioco potrebbe diventare più grosso, più caldo e più pericoloso. Letteralmente caldo, visto che parliamo di Rodan.
E poi c’è un’altra cosa: Rodan è il tipo di Titano che può portare la serie su un terreno diverso da Kong e Godzilla. Kong ha una componente quasi emotiva, più leggibile, più “personaggio”. Godzilla è una forza naturale, un giudice radioattivo che arriva quando il mondo esagera. Rodan invece è caos puro. È velocità, fuoco, aria che si spezza. Inserirlo in una serie come Monarch potrebbe dare un ritmo nuovo alla storia, meno archeologico e più catastrofico.
Naturalmente resta da capire se la terza stagione verrà confermata e in che direzione andrà davvero. Per ora abbiamo una scena finale, non una trama completa. Però è una scena finale costruita molto bene, perché fa esattamente ciò che deve fare: chiude una stagione e nello stesso momento ti fa pensare alla prossima. Non spiega troppo, non mette un cartello luminoso con scritto “Rodan sarà il protagonista”, ma lascia abbastanza indizi per far partire le teorie.
Alla fine, il finale di Monarch: Legacy of Monsters 2 funziona perché usa Rodan come una promessa. Non solo come fan service, anche se un po’ lo è, e va benissimo così. Lo usa per dire che il MonsterVerse televisivo può ancora allargarsi, pescare dai film e riempire gli spazi lasciati vuoti tra un capitolo cinematografico e l’altro.
E adesso la domanda è inevitabile: se Rodan è davvero il prossimo grande Titano della serie, Monarch è pronta a reggere una creatura così distruttiva? O rischiamo una terza stagione bellissima nelle premesse ma complicata da tenere in piedi?
Secondo te il finale di Monarch: Legacy of Monsters 2 ha preparato bene il ritorno di Rodan o ti aspettavi un’altra direzione per la prossima stagione? Scrivilo nei commenti.


