Mortal Kombat II prepara già il terreno per un possibile Mortal Kombat 3, ma il sequel rischia di finire nella stessa trappola dei film Marvel più affollati: troppi personaggi da gestire, troppe morti da annullare e il pericolo di trasformare una saga sanguinosa in un gigantesco raduno dove nessuno ha davvero spazio. Sulla carta l’idea è fortissima: Johnny Cage e gli altri verso il Netherrealm per salvare i compagni morti. In pratica, però, potrebbe diventare un casino.
E sì, da qui in poi parliamo del finale di Mortal Kombat II, quindi occhio agli spoiler.
Il secondo film ha fatto quello che il primo capitolo del 2021 aveva promesso ma non aveva davvero dato: il torneo. Finalmente il destino dei regni non resta solo una parola detta con faccia seria tra un calcio volante e una fatality, ma diventa il centro della storia. Simon McQuoid ha quindi corretto una delle critiche più forti mosse al primo film, riportando Mortal Kombat vicino alla sua identità più riconoscibile.
Solo che il finale apre una porta enorme.
Johnny Cage, interpretato da Karl Urban, e il resto del gruppo sembrano pronti a scendere nel Netherrealm per riportare indietro alcuni personaggi morti. Una specie di “Mortal Kombat all’inferno”, che detto così sembra pure una meraviglia. Il franchise è sempre stato esagerato, tamarro, pieno di demoni, ninja, dei, revenant, stregoni e dimensioni parallele. Quindi no, andare a recuperare gente dall’aldilà non sarebbe una follia per questo universo. Anzi, è quasi ordinaria amministrazione.
Il problema è un altro: se la missione funziona, anche solo in parte, Mortal Kombat 3 rischia di ritrovarsi con un cast ingestibile.
Già adesso ci sono tanti personaggi sul tavolo. Se poi tornano Liu Kang, Jax, Cole Young e altri ancora, il film deve trovare spazio per tutti. E nel frattempo Warner potrebbe voler inserire anche nuovi volti amatissimi dai fan, perché il roster del videogioco è gigantesco. Reptile, Cyrax, Shinnok e tanti altri aspettano ancora il loro momento in questa versione cinematografica. Capisci bene il problema: a un certo punto non stai più scrivendo un film, stai organizzando una cena di famiglia con cinquanta parenti che vogliono tutti parlare.
Ed è qui che il paragone con Marvel ha senso.
Negli ultimi dieci anni il Marvel Cinematic Universe ha mostrato che un film con tanti personaggi può funzionare. Captain America: Civil War sembrava quasi Avengers 2.5, con Iron Man, Cap, Black Panther, Spider-Man e mezza squadra MCU nello stesso racconto. Poi sono arrivati Infinity War ed Endgame, che hanno fatto un miracolo di equilibrio: tantissimi personaggi, tante linee narrative, ma un senso generale di evento costruito negli anni.
Però quella magia non nasceva dal nulla. Marvel aveva preparato il pubblico con film singoli, archi personali, relazioni già sedimentate. Quando Spider-Man compariva in Civil War, lo spettatore magari lo conosceva già come icona pop, ma il film gli dava comunque un ingresso preciso. Quando gli Avengers si riunivano, il pubblico aveva già passato ore e ore con quei personaggi. C’era un investimento emotivo.
Mortal Kombat non ha questo lusso.
Il cinema di Mortal Kombat sta correndo molto più veloce. Deve presentare personaggi, farli combattere, farli morire, magari resuscitarli, inserire il lore, accontentare i fan, spiegare il minimo indispensabile ai non esperti e trovare pure il tempo per qualche battuta di Johnny Cage. Tutto in circa due ore. Non proprio una passeggiata.
Karl Urban, per esempio, è una scelta ottima per Johnny Cage. Ha carisma, ironia, fisicità e quella faccia da attore che può dire una stupidaggine col tono giusto. Però già in Mortal Kombat II la sua introduzione sembra compressa. Funziona, ma si sente che il film deve correre. In un terzo capitolo ancora più pieno, il rischio è che anche personaggi forti diventino figurine da schierare prima della prossima fatality.
E qui arriviamo al tema più delicato: la morte.
Mortal Kombat vive anche di questo. La violenza non è un dettaglio estetico, è parte dell’identità del marchio. Le fatality sono il suo biglietto da visita. Se un personaggio muore, lo spettatore deve sentire che qualcosa è successo. Ma se nel capitolo successivo tutti possono essere recuperati dal Netherrealm, allora la morte pesa meno. Molto meno.
È lo stesso problema che Marvel si è portata dietro per anni. Quante morti erano definitive? Quante erano finte? Quanti personaggi potevano tornare grazie a viaggi nel tempo, multiversi, magie, varianti e trucchi narrativi vari? A un certo punto il pubblico comincia a pensare: “Vabbè, tanto poi torna”. E quando pensi questa cosa, la tensione cala.
Per Mortal Kombat 3 sarebbe un guaio serio.
Perché questo franchise non può permettersi di rendere innocue le sue conseguenze. Se togli peso alla morte in Mortal Kombat, togli una parte importante del gioco. Certo, nei videogiochi i personaggi muoiono, tornano, cambiano forma, diventano revenant, si alleano, tradiscono e rispuntano come se nulla fosse. Ma il cinema funziona diversamente. Ha bisogno di concentrazione. Ha bisogno di scelte.
Forse la soluzione sarebbe avere il coraggio di non salvare tutti.
Un viaggio nel Netherrealm può essere spettacolare, visivamente potentissimo e perfetto per il tono della saga. Però deve avere un costo. Qualcuno può tornare, qualcun altro no. Qualcuno può tornare cambiato. Qualcuno può diventare una minaccia. Altrimenti diventa solo una gita all’inferno con ritorno incluso nel biglietto.
Ecco dove Mortal Kombat 3 dovrà stare attento: non basta aggiungere personaggi per far felici i fan. Anzi, a volte aggiungere troppo è il modo più veloce per scontentare tutti. Perché se inserisci dieci personaggi amati e poi dai loro due battute a testa, il pubblico non applaude. Si arrabbia.
La saga ha ancora potenziale. Il mondo è ricco, il tono è chiaro, Johnny Cage può dare una bella spinta e il Netherrealm è un’ambientazione perfetta per alzare il livello. Però serve disciplina. Serve una sceneggiatura che sappia dire no. No a troppe resurrezioni. No a troppe comparsate. No all’idea che ogni personaggio famoso debba entrare per forza.
Mortal Kombat 3 può diventare il capitolo più folle e divertente della saga. Ma se prova a fare il suo Endgame senza aver costruito il suo MCU, rischia di finire schiacciato dal proprio roster.
Tu cosa ne pensi: Mortal Kombat 3 deve riportare in vita tutti i personaggi morti o dovrebbe avere il coraggio di lasciare qualche perdita definitiva? Scrivilo nei commenti.


