Il Gladiatore 2 è arrivato su Netflix ed è già tra i più visti in Italia, il che è già una notizia in sé, ma la notizia vera è un’altra: Paul Mescal, il protagonista del film, non è stato scelto per un’audizione, non è stato scelto per il suo curriculum, non è stato scelto per un provino. È stato scelto perché una dirigente della Paramount è andata a vedere Un tram chiamato desiderio al West End di Londra, lo ha visto togliersi la maglietta nel ruolo di Stanley Kowalski, ha ascoltato le reazioni delle donne presenti in sala, e ha detto ai colleghi: “Credo che abbiamo trovato il nostro ragazzo.”
Daria Cercek, che è la coproducentrice del film e non stava facendo una battuta, ha poi raccontato questa cosa pubblicamente. Paul Mescal era nel mezzo di una pièce teatrale di Tennessee Williams e la gente applaudiva alla sua clavicola. Così si sceglie il protagonista di un kolossal da duecentocinquanta milioni di dollari. Niente master in recitazione, niente anni di gavetta nel genere storico. Una maglietta, un palcoscenico londinese, e il sillogismo è chiuso.
Ridley Scott a ottantasette anni con otto telecamere e un rinoceronte
Prima di parlare di come Mescal abbia usato questa opportunità, vale la pena fermarsi un secondo su Ridley Scott, perché è difficile parlare del Gladiatore 2 senza parlare di lui. Scott durante le riprese ha usato otto telecamere contemporaneamente per girare le scene di battaglia nell’arena. Non due, non quattro. Otto. La logica è semplice: catturare ogni scena da angolazioni multiple in un colpo solo, ridurre i ciak, avere montagne di materiale per la sala di montaggio. Joseph Quinn, che nel film interpreta l’imperatore Geta e che ricorderete come Eddie Munson di Stranger Things con una chitarra elettrica in mano, ha raccontato di aver chiesto a Scott sul set una spiegazione su questa tecnica. Risposta di Scott, riportata parola per parola: “Devi solo sapere dove metterle.” Fine della masterclass.
Scott ha ottantasette anni e ha già dichiarato di voler fare il terzo capitolo. Non è un annuncio vago, non è una speranza espressa in modo condizionale. Ha detto che vuole farlo. Il tipo di approccio alla vita e alla carriera che è obiettivamente difficile non rispettare, soprattutto quando metti anche un rinoceronte nell’arena. Perché sì, nel film c’è una scena in cui un gladiatore combatte cavalcando un rinoceronte. Non è una metafora, non è un effetto ottico. Il rinoceronte è lì, nell’arena del Colosseo, e qualcuno ci sale sopra. Ottantasette anni, terzo capitolo in programma, rinoceronti nell’arena. Alcune persone hanno un ritmo che gli altri non riescono nemmeno a immaginare.
Il sequel che nessuno voleva scrivere nel modo giusto
La storia del Gladiatore 2 come progetto è quasi più interessante del film in sé. Dopo il successo enorme del primo capitolo nel 2000, cinque Oscar vinti incluso Miglior Film, ci furono vari tentativi di sviluppare un seguito. Uno di questi è diventato un aneddoto che gira tra gli appassionati di cinema da anni: Ridley Scott aveva incaricato Nick Cave, il musicista australiano, di scrivere una sceneggiatura. Cave aveva consegnato qualcosa che aveva il titolo di lavoro “Christ Killer” e che prevedeva la resurrezione di Massimo Decimo Meridio, il personaggio di Russell Crowe, seguito da un viaggio attraverso le epoche della storia dell’umanità fino ai giorni nostri. La Paramount aveva detto no con la stessa decisione con cui si chiude una finestra quando piove dentro casa.
Cave ha raccontato questa cosa in varie interviste nel corso degli anni con una autoironia abbastanza evidente, dichiarando di essere ancora convinto che la sua idea fosse buona. Scott alla fine ha lasciato perdere il sequel per un ventennio intero, e quando ci è tornato sopra lo ha fatto con una sceneggiatura di David Scarpa che non prevede resurrezioni né viaggi temporali. La storia riprende vent’anni dopo con Lucio, figlio di Lucilla e nipote di Commodo, che da adulto si ritrova nell’arena del Colosseo per ragioni che scoprirete guardando il film.
Lo sciopero che ha fermato tutto a metà
Le riprese sono cominciate nel giugno 2023 in Marocco, poi si sono spostate a Malta e nel Regno Unito. A Malta in particolare il set è stato ricostruito nello stesso identico posto dove era stato costruito il set del primo film venticinque anni prima. Non una location simile, non un posto ispirato all’originale: lo stesso luogo fisico, la stessa pietra. Chi aveva lavorato alla prima produzione e si è ritrovato lì ha descritto la cosa come abbastanza surreale.
Poi è arrivato lo sciopero SAG-AFTRA, quello che nell’estate del 2023 ha fermato praticamente tutta la produzione cinematografica di Hollywood per mesi. Il Gladiatore 2 si è fermato nel mezzo, ha aspettato, è ripartito a novembre 2023 e ha terminato le riprese a gennaio 2024. Quattro mesi di pausa su un film da duecentocinquanta milioni di dollari già in produzione, con set montati, cast sotto contratto e crew pagata. I costi di gestione in quel periodo sono una di quelle cose su cui è meglio non soffermarsi troppo se vi interessa dormire bene la notte.
Denzel Washington come non lo avete mai visto (nel senso positivo)
Il cast attorno a Mescal è costruito con una certa ambizione. Pedro Pascal è il generale Marcus Acacius, l’antagonista principale di Lucio, e porta nel film quella qualità specifica che ha dimostrato in The Mandalorian e in The Last of Us: la capacità di sembrare credibile anche in situazioni che sulla carta non lo sono affatto. Fred Hechinger è l’altro imperatore, Caracalla, e insieme a Quinn forma una coppia di antagonisti che la critica ha trovato a tratti sopra le righe, nel senso che i due imperatori nel film sono abbastanza apertamente caricaturali.
Poi c’è Denzel Washington. Washington interpreta Macrinus, ex schiavo diventato mercante potente che manovra nell’ombra del potere romano, e la cosa più interessante di questa performance è che Washington non sembra stia recitando in un kolossal storico. Sembra stia recitando in un film di gangster degli anni Novanta che per caso è ambientato nell’antica Roma. È un registro completamente diverso da tutto il resto del film, e funziona meglio di quanto dovreste aspettarvi.
Il direttore della fotografia che aveva girato il primo e poi era sparito
John Mathieson aveva firmato la fotografia del Gladiatore originale nel 2000. Poi aveva lavorato di nuovo con Scott in Robin Hood nel 2009, e dopo quel film i due non avevano più collaborato per quindici anni. Il Gladiatore 2 è il loro ritorno insieme. Cosa sia successo nel mezzo nessuno lo ha mai spiegato pubblicamente con dettagli precisi, ma il fatto che Ridley Scott abbia voluto lui per questo progetto specifico, il sequel del film che avevano fatto insieme all’inizio dei Duemila, dice qualcosa sul tipo di rapporto che hanno e sul modo in cui certi sodalizi creativi funzionano su tempi lunghi.
Il risultato visivo del film, le scene del Colosseo, la luce del Marocco, le sequenze notturne a Roma, è una delle cose che la critica ha apprezzato in modo abbastanza unanime anche quando aveva riserve sul resto.
Com’è andata con la critica e al botteghino
Arriviamo alla parte che molti guardano per prima e che dice cose abbastanza precise sul tipo di film che è Il Gladiatore 2. Al momento della sua uscita nelle sale, il novembre 2024, il film ha ottenuto circa il settantatré per cento di recensioni positive sulla principale piattaforma di aggregazione critica anglofona, che è un voto discreto ma non entusiasmante per un sequel molto atteso con questo tipo di budget. Su IMDB il pubblico gli ha dato circa 6.8, che è il tipo di valutazione che indica un film apprezzabile senza essere memorabile.
Le critiche principali erano abbastanza convergenti: i due imperatori troppo caricaturali, qualche scena di troppo nell’arena, la storia meno emotivamente solida del primo. Le lodi altrettanto convergenti: Washington, la fotografia, le scene di combattimento, Mescal che regge il film sulle spalle meglio di quanto chiunque si aspettasse.
Sul fronte commerciale la situazione è interessante. Il budget di produzione dichiarato era duecentocinquanta milioni di dollari. A cui vanno aggiunti i costi di marketing, che per un film di questa scala si aggirano tipicamente attorno ai cento milioni. Per andare in pareggio, il film aveva bisogno di incassare intorno ai settecento milioni nel mondo. Ne ha incassati circa cinquecento. Il che significa che Il Gladiatore 2, nonostante fosse uno dei film più visti dell’autunno 2024 e nonostante abbia riempito le sale di tutto il mondo, ha probabilmente perso soldi, o al meglio ha chiuso con i conti in ordine solo grazie ai proventi dell’home video e dello streaming. Il tipo di paradosso commerciale che è abbastanza comune nel cinema dei grandi budget: un film visto da milioni di persone che non riesce comunque a rientrare nei costi.
Adesso è su Netflix. Se non l’avete visto, la risposta alla domanda implicita che vi state facendo è sì, vale la pena. Non aspettatevi di essere colpiti come col primo, non aspettatevi di piangere nella scena finale con la stessa intensità del 2000. Aspettatevi due ore di cinema storico ben fatto, Denzel Washington che si comporta come il capo della criminalità organizzata di Roma antica, e un rinoceronte in arena. Il resto è tutto di contorno.


