Dicembre 2025 e come ogni anno Il Grinch torna a essere uno dei film più visti sulle piattaforme streaming. Su Prime Video la pellicola di Ron Howard del 2000 con Jim Carrey sta conquistando nuove generazioni, molte delle quali probabilmente non sanno che dietro quella creatura verde pelosa si nasconde una storia di sofferenza quotidiana. Una storia fatta di pelo di yak, lenti a contatto grandi come frisbee, attacchi di panico e un esperto della CIA chiamato a insegnare all’attore come sopportare le torture.
Sì, avete letto bene: per girare Il Grinch, Jim Carrey ha dovuto imparare tecniche di resistenza alle torture dalla CIA. E quando arrivò a quel punto, significa che la situazione era davvero disperata.
92 giorni dentro la pelle del Grinch
I numeri parlano chiaro. Jim Carrey ha vissuto 92 giorni trasformato nel Grinch. Novantadue giorni durante i quali ogni mattina doveva sottoporsi a 2 ore e mezza di trucco, più un’altra ora per rimuovere tutto la sera. Se fate i conti, sono circa 230 ore passate sulla sedia del truccatore solo per applicare e togliere il costume. Praticamente dieci giorni interi della sua vita trascorsi immobile mentre qualcuno gli incollava protesi, trucco e pelo di yak sul corpo.
Il primo giorno andò ancora peggio: 8 ore e mezza. Otto ore e mezza durante le quali Jim Carrey ha capito in cosa si era cacciato. E non era solo una questione di pazienza.
“Tornai in camerino e sfondai una parete“, ha raccontato in un’intervista a Vulture per il 25° anniversario del film. Poi è andato dal regista Ron Howard e dal produttore Brian Grazer e gli ha detto: “Non ce la faccio a fare questo film. Me ne vado. Restituisco i soldi”.
Carrey era disposto a rinunciare a 20 milioni di dollari pur di non tornare su quella sedia. Vent’anni di carriera, ruoli iconici in Ace Ventura, The Mask, The Truman Show. Ma niente l’aveva preparato a questo.
La soluzione? Un esperto della CIA specializzato in torture
Quando un attore hollywoodiano da 20 milioni dice che vuole mollare dopo il primo giorno, non puoi semplicemente rispondergli “dai, su, coraggio”. Ron Howard e Brian Grazer lo sapevano bene. E così hanno fatto qualcosa che nessuna produzione cinematografica aveva mai fatto: hanno chiamato un esperto che addestra gli agenti della CIA a resistere alle torture.
Hanno davvero assunto Richard Marcinko, un uomo che lavorava con la CIA e le forze speciali americane insegnando ai militari come sopportare la prigionia e gli interrogatori. Lo stesso che aveva fondato il SEAL Team Six, l’unità d’élite della Marina.
“Mi ha dato una lista di cose da fare quando cominciavo a perdere il controllo”, ha spiegato Carrey. E quali erano queste tecniche da agente segreto? Darsi pugni sulla gamba più forte possibile. Cambiare continuamente gli stimoli sensoriali della stanza (accendere la TV, spegnerla, modificare gli schemi di movimento). E fumare in continuazione.
Sì, Jim Carrey fumava sigarette tutto il giorno sul set vestito da Grinch. Ci sono foto che lo dimostrano: il Grinch seduto sulla poltrona del regista con un lungo bocchino. Doveva usare il bocchino perché il pelo di yak avrebbe preso fuoco se si fosse avvicinato troppo alla sigaretta.
Pensateci un attimo: un film per bambini, il simbolo del Natale, e dietro le quinte c’era un attore che si dava pugni e fumava compulsivamente per non impazzire.
Il costume infernale: pelo di yak cucito a mano e dita da 25 centimetri
Ma perché quel costume era così insopportabile? Il materiale: peli di yak cuciti uno per uno su una base di spandex. Migliaia di peli, ognuno applicato a mano. Il risultato era perfetto esteticamente, ma prudeva da morire.
“Il pelo di yak mi prudeva in modo così assurdo che diventavo matto”, ha raccontato Carrey. E la cosa peggiore? Non poteva grattarsi. Aveva dita protesiche lunghe 25 centimetri che gli impedivano di toccarsi la faccia o il corpo. Immaginate di avere un prurito terribile e di non poter fare niente per alleviarlo. Per ore. Ogni giorno. Per 92 giorni.
Poi c’erano le lenti a contatto. Non normali lenti colorate, no. Queste coprivano l’intero bulbo oculare. Il produttore Brian Grazer le ha paragonate a “frisbee negli occhi”. Carrey vedeva solo attraverso un tunnel minuscolo davanti a sé. Inizialmente lo studio aveva proposto di usare effetti digitali per gli occhi verdi, ma Carrey aveva insistito per averli veri.
Probabilmente poi si è pentito di quella scelta. “Provava un dolore tremendo”, ha confermato Grazer.
C’è di più: Jim Carrey non poteva respirare dal naso. Il trucco copriva completamente le narici, costringendolo a respirare solo dalla bocca per tutta la durata delle riprese. “Dovettero mettere la punta del mio naso sopra il ponte del naso del Grinch”, ha spiegato. “Il resto era tutto coperto”.
Ricapitoliamo: pelo di yak che prude da impazzire, dita da 25 centimetri che impediscono di grattarsi, lenti a contatto dolorose su tutto l’occhio, impossibilità di respirare dal naso. Questa era la situazione ogni singolo giorno per tre mesi.
Ron Howard si trucca da Grinch (e Jim si infuria)
Per solidarietà con Carrey, Ron Howard ha deciso di sottoporsi a un’intera giornata di trucco e ha diretto il set vestito da Grinch. Un gesto di apprezzamento per tutto quello che l’attore stava sopportando.
Ma la cosa ha creato un equivoco esilarante. Quando Jim Carrey ha visto un’altra persona vestita da Grinch sul set, si è arrabbiato moltissimo. Pensava che avessero assunto una controfigura alle sue spalle. E per di più, una che “non gli assomigliava nemmeno”.
Hanno dovuto spiegargli che era Ron Howard. L’orgoglio di Carrey era ferito: dopo tutto quello che aveva passato, c’era un solo Grinch ed era lui.
Il truccatore finito in terapia
Ma Carrey non è stato l’unico a soffrire. Kazuhiro Tsuji, il truccatore che lavorava con Rick Baker applicando il makeup ogni giorno, ha raccontato di essere andato in terapia dopo quella produzione.
“Nel camper del trucco, all’improvviso si alzava, si guardava allo specchio e diceva: ‘Questo colore è diverso da quello di ieri'”, ha ricordato Tsuji. “Io usavo lo stesso colore del giorno prima. Lui diceva: ‘Sistemalo’. Ogni giorno era così”.
Il perfezionismo estremo di Carrey, unito alla frustrazione per il dolore e il disagio, rendeva ogni sessione di trucco un’esperienza estenuante per tutti.
I Bee Gees come salvezza
Ma alla fine Jim Carrey ha trovato la sua salvezza: i Bee Gees. “Quello che mi ha davvero aiutato durante il trucco, che alla fine sono riusciti a ridurre a circa tre ore, sono stati i Bee Gees. Mentre mi truccavano ho ascoltato tutta la loro discografia. La loro musica è così gioiosa. Non ho mai incontrato Barry Gibb, ma voglio ringraziarlo”.
Immaginate la scena: il Grinch che prende forma mentre in sottofondo suonano “Stayin’ Alive” e “How Deep Is Your Love”. Un contrasto surreale che però ha permesso a Carrey di sopravvivere all’esperienza.
Taylor Momsen non ha mai visto il vero volto di Jim Carrey
Un dettaglio toccante riguarda Taylor Momsen, che all’epoca aveva solo 7 anni e interpretava Cindy Lou Who. La bambina non ha mai visto il vero volto di Jim Carrey durante le riprese. Lo ha incontrato sempre e solo sotto strati di trucco verde.
“La prima volta che ho visto Jim senza trucco è stata alla première del film”, ha raccontato Taylor in un’intervista recente. Eppure, nonostante l’aspetto terrificante, Momsen si è sempre sentita protetta da lui.
Un episodio significativo lo ha raccontato lei stessa: durante le riprese della scena sulla slitta, il mezzo meccanico si è mosso in modo troppo brusco e lei stava per cadere. Carrey ha interrotto immediatamente la ripresa per assicurarsi che stesse bene, mostrando un lato premuroso che contrastava con il personaggio che stava interpretando.
La reunion dopo 25 anni
A novembre 2025, Jim Carrey e Taylor Momsen si sono rivisti per la prima volta in 25 anni alla Rock and Roll Hall of Fame Induction Ceremony. Taylor, oggi 32 anni e cantante dei Pretty Reckless, ha introdotto i Soundgarden prima che Jim li introducesse ufficialmente.
“Non ci vedevamo da Il Grinch!”, ha detto Carrey ai fotografi sul red carpet. “Sono passati 25 anni”, ha confermato Taylor. “È pazzesco”.
Per Taylor l’incontro è stato emozionante: “È stato come tornare a casa. Jim mi ha fatto sentire protetta e al sicuro anche se ero così piccola. Guardare un artista prendere il proprio lavoro così sul serio ha avuto un impatto enorme su di me”.
E c’è un dettaglio dolcissimo: Taylor ha portato a Jim una barretta Crunchie, il suo cioccolatino canadese preferito. Lo stesso che gli portava da bambina sul set.
Il film che la critica odiava e il pubblico amava
Nonostante tutto questo sforzo, Il Grinch ricevette recensioni contrastanti dalla critica. Su Rotten Tomatoes ha solo il 49%, su Metacritic un 46 su 100. Molti critici lo definirono “caotico, sconcertante e un po’ strano”.
Ma il pubblico non fu d’accordo. Il film incassò 345 milioni di dollari in tutto il mondo e divenne il sesto film con il maggior incasso del 2000. All’epoca fu anche il secondo film natalizio con il maggior incasso di sempre, dietro solo a Mamma, ho perso l’aereo.
E soprattutto, vinse l’Oscar per il miglior trucco grazie al lavoro di Rick Baker e Gail Rowell-Ryan. Un riconoscimento meritato considerando il calvario che quel trucco aveva provocato.
Il cane abbandonato che interpretava Max
Anche Max, il fedele cane del Grinch, ha una storia particolare. Il cane che lo interpretava era stato abbandonato e poi adottato per il film. Durante le riprese, Jim Carrey faceva scherzi continui sul set per alleggerire la tensione, e pare che anche Max fosse vittima di qualche burla.
Perché Il Grinch è diventato un cult
Oggi, 25 anni dopo, Il Grinch è considerato un classico del Natale. Nei parchi Universal Studios è un’attrazione fissa durante “Grinchmas”, l’evento natalizio annuale. Grazie a TikTok e Instagram, i video del Grinch che interagisce con i visitatori sono diventati virali, facendo scoprire il film anche alla Generazione Z.
Nel 2018 è uscito un nuovo adattamento animato con la voce di Benedict Cumberbatch, che ha incassato addirittura 540 milioni di dollari. Ma molti fan della versione del 2000 hanno riaffermato il loro amore per l’interpretazione di Carrey, considerandola superiore per carattere e unicità.
Il Grinch oggi: Jim Carrey non lo rifarà mai più
Quando gli hanno chiesto se sarebbe disposto a tornare nei panni del Grinch, Jim Carrey ha risposto con un no secco. L’unico modo in cui accetterebbe sarebbe con la performance capture, la tecnologia usata per Avatar o Il Pianeta delle Scimmie.
“Non posso dare la colpa a nessuno, l’ho chiesto io”, ha ammesso Carrey. “Ma è qualcosa che non si dimentica. Quel dolore non se ne andava nemmeno quando tornavo a casa la sera”.
Eppure, nonostante tutto, ha anche detto: “È un tale onore essere stato quel personaggio. Si tratta della storia più bella al mondo, su quanto abbiamo bisogno che le persone aprano il loro cuore”.
Il Grinch resta uno dei ruoli più iconici di Jim Carrey, quello che ha richiesto il maggior sacrificio fisico e mentale della sua carriera. Un sacrificio che, guardando il film oggi su Prime Video, quasi non si nota. Quello che vediamo è solo un attore straordinario che dà vita a una creatura perfetta, verde e pelosa.
Ma adesso sappiamo cosa si nasconde davvero dietro quel sorriso da Grinch.


