Hai mai guardato un film e ti sei chiesto perché certe scene ti sembrano tristi anche prima che succeda qualcosa di brutto? O perché altre ti fanno sentire al sicuro anche se non c’è nessun dialogo rassicurante? La risposta sta nei colori. E il regista Guillermo del Toro lo sa benissimo. Il suo capolavoro “Il labirinto del fauno” del 2006 è praticamente un corso di cinema raccontato solo attraverso le sfumature cromatiche. Un critico cinematografico ha raccontato di come questo film gli abbia insegnato una lezione che nessun altro ha saputo dargli: nel cinema, i colori raccontano la storia tanto quanto le parole.
Quando pensiamo ai film, spesso ci concentriamo sulla trama, sui dialoghi, sugli attori. Ma ci dimentichiamo che la parola “film” deriva da “immagini in movimento”. Eppure viviamo in un’epoca dove guardiamo i film sul telefono mentre facciamo altro, dove mettiamo pausa per rispondere ai messaggi, dove guardiamo le serie mentre cuciniamo. E così ci perdiamo metà della magia. Perché un vero regista racconta la storia anche con le scelte visive, con ogni singolo dettaglio che appare sullo schermo. I colori di un film non sono casuali, proprio come i colori in un quadro non lo sono mai.
“Il labirinto del fauno” è ambientato nella Spagna del 1944, durante la guerra civile. La protagonista è Ofelia, una bambina sognatrice interpretata da Ivana Baquero. Sua madre si è risposata con il Capitano Vidal, un militare crudele che sta dando la caccia ai ribelli repubblicani nascosti nella foresta. Ofelia si rifugia nei libri di favole per sfuggire alla realtà dolorosa che la circonda. Un giorno scopre un labirinto vicino casa e incontra un Fauno misterioso che le offre la possibilità di scappare per sempre dal suo mondo di sofferenza.
Il film racconta due storie parallele: quella degli adulti, immersi in una guerra brutale e violenta, e quella di Ofelia, che cerca di vivere in un mondo fantastico fatto di magia. E qui entra in gioco il genio di del Toro. Per far capire allo spettatore quando siamo nella realtà e quando siamo nella fantasia, il regista usa due colori principali: il blu e l’oro.
Quando vediamo Ofelia per la prima volta, sta leggendo un libro di favole in macchina. La scena è completamente colorata di tonalità dorate, calde, rassicuranti. Non c’è ancora nessuna magia vera e propria, ma già quel colore ci dice che questa bambina vive nelle favole, che l’innocenza la circonda come una luce dorata. Poi, quando il film passa alle scene violente del Capitano Vidal, tutto diventa blu scuro, freddo, cupo. È come se il colore stesso ci dicesse: “Attenzione, ora siamo tornati nella realtà crudele”.
Il passaggio tra questi due colori è spesso improvviso, come quando ti svegli da un bel sogno e ti ritrovi nella tua camera fredda. Nel primo compito che il Fauno affida a Ofelia, la bambina deve strisciare dentro un albero fangoso per uccidere un rospo. Anche se l’ambiente è sporco e angusto, la scena è ancora dorata perché fa parte dell’avventura magica di Ofelia. Ma quando esce dall’albero, il film è già tornato al blu notturno. È passato il tempo, è arrivata la notte, e soprattutto l’avventura è finita. Ofelia si ritrova sporca, bagnata dalla pioggia, di nuovo prigioniera della realtà.
Il momento più straziante del film arriva alla fine, quando vediamo il destino di Ofelia raccontato attraverso due colori opposti. Nella realtà, la bambina giace a terra insanguinata, morente, uccisa dal Capitano Vidal. La scena è blu, fredda, terribile. Ma poi lo schermo esplode in una luce dorata abbagliante e vediamo Ofelia rinata come la Principessa Moanna nel regno sotterraneo dorato, proprio come il Fauno le aveva promesso. È successo davvero o era solo la sua immaginazione? Il film non ci dà una risposta certa, ma quel passaggio dal blu all’oro e di nuovo al blu ci spezza il cuore.
Ma il blu e l’oro non sono gli unici colori del film. Le scene notturne ambientate nel labirinto, quando appare il Fauno, hanno una sfumatura verde. Questo colore richiama il muschio sulle pareti antiche del labirinto e la texture della pelle del Fauno che sembra legno ricoperto di vegetazione, come se la magia appartenesse alla terra stessa. Il verde-azzurro può sembrare simile al blu, ma c’è una ragione precisa per questa scelta. Il Fauno è una creatura magica, eppure non viene colorato con l’oro caldo delle altre scene fantastiche. Perché? Perché il Fauno è inquietante, fa paura, ci fa dubitare delle sue intenzioni. Il mondo magico può essere pericoloso quanto quello di Vidal.
E poi c’è il rosso. Quando Ofelia affronta il suo secondo compito ed entra nella tana dell’Uomo Pallido che mangia i bambini, la scena ha le tonalità dorate tipiche delle scene fantastiche. Ma guardate bene il banchetto davanti al mostro: vino rosso, bacche rosse, carne rossa. Anche se tutto è bagnato di luce gialla, quel cibo rosso suggerisce sangue e violenza. È un avvertimento visivo che qualcosa di terribile sta per succedere.
“Il labirinto del fauno” è un film in lingua spagnola, quindi se non conosci lo spagnolo devi leggere i sottotitoli. Ma del Toro ha creato un film che parla un linguaggio universale: quello delle immagini e dei colori. Anche se togli l’audio, anche se non capisci una parola di spagnolo, i colori ti raccontano chi è buono e chi è cattivo, quando siamo nella realtà e quando nel sogno, quando dobbiamo avere paura e quando possiamo sperare.
Questa è la vera magia del cinema. Un grande regista non ha bisogno solo di dialoghi scritti bene o di attori bravissimi. Ha bisogno di sapere usare la fotografia, la luce, i colori per raccontare emozioni che le parole non possono esprimere. E Guillermo del Toro è un maestro in questo. Ogni suo film è un quadro in movimento, dove niente è casuale e tutto ha un significato.
La prossima volta che guardate un film, fate attenzione ai colori. Chiedetevi: perché questa scena è tutta blu? Perché improvvisamente è diventato tutto rosso? Cosa sta cercando di dirmi il regista senza usare le parole? Potreste scoprire che state guardando un film completamente diverso, molto più ricco e profondo di quello che pensavate.
E voi, avete visto “Il labirinto del fauno”? Vi eravate accorti di come del Toro usa i colori per raccontare la storia? Qual è il film che vi ha fatto capire che il cinema è molto più delle parole? Raccontatecelo nei commenti!


