Ho guardato il live action di Oceania con la curiosità di chi si aspetta un vero adattamento e non solo un copia e incolla più costoso, e purtroppo la seconda ipotesi si è rivelata quella giusta. Il film segue Catherine Laga’aia nei panni di Moana, la figlia del capo villaggio scelta dall’oceano per restituire il cuore di Te Fiti, mentre Dwayne Johnson torna a interpretare Maui dopo averlo già doppiato nell’originale del 2016. La trama è identica a quella animata, quasi battuta per battuta, e proprio questo diventa il primo grande problema del film.
Il live action arriva appena dieci anni dopo l’originale, con un franchise ancora vivo e in piena espansione visto che Oceania 2 è uscito da poco e un terzo capitolo è già in lavorazione. Questo rende la scelta di rifare da capo la storia ancora più difficile da giustificare, perché non stiamo parlando di un classico dimenticato da riportare in auge ma di una saga che il pubblico conosce benissimo e sta ancora seguendo. Guardare scene ricalcate quasi inquadratura per inquadratura toglie qualunque sorpresa, e senza qualcosa di nuovo a sostenere l’esperienza il film finisce per risultare piatto per gran parte della sua durata.
Sul fronte tecnico le cose peggiorano parecchio. L’oceano, che nel film animato era quasi un personaggio a sé con una personalità tutta sua, qui diventa semplice acqua digitale senza peso né carattere. Gli animali generati al computer non se la cavano meglio: Heihei il gallo risulta inquietante più che simpatico, e anche Pua perde gran parte della sua tenerezza originale. Le trasformazioni di Maui cadono spesso nell’effetto uncanny valley, quella sensazione fastidiosa di guardare qualcosa che dovrebbe sembrare vivo ma non lo è del tutto. Aggiungiamo una parrucca imbarazzante per Dwayne Johnson, e il quadro generale mostra un film che vende se stesso come live action ma che in realtà si affida quasi interamente agli effetti digitali.
Sul lato interpretativo, Catherine Laga’aia riesce a portare determinazione e simpatia al personaggio di Moana, e la sua voce nelle canzoni resta uno dei pochi momenti in cui il film respira davvero. Dwayne Johnson, invece, fatica a ritrovare il carisma che aveva reso Maui così amato nella versione animata, restando spesso rigido e privo dell’energia che lo caratterizzava. La chimica tra i due protagonisti c’è a tratti, ma raramente riesce a decollare, e diverse scene che nell’animazione colpivano dritte al cuore qui arrivano ammorbidite e prive di reale impatto emotivo.
C’è però un aspetto che merita di essere riconosciuto. Le coreografie e i numeri di danza ispirati alla cultura polinesiana restano un momento genuinamente riuscito, capace di dare al film un valore che va oltre il semplice intrattenimento. È un peccato che questa cura culturale non si estenda al resto della sceneggiatura, che invece si limita a seguire pedissequamente lo schema dell’originale senza aggiungere una sola idea propria.
Il problema più grande, alla fine, resta proprio questo: manca completamente l’ambizione creativa. Il film gioca sul sicuro in ogni singolo momento, si affida alla nostalgia (quasi nostalgia) del pubblico e alla fiducia nel materiale originale, e proprio per questo appare come un’operazione pensata più per il portafoglio di Disney che per raccontare qualcosa di davvero nuovo agli spettatori.
Il verdetto
Il live action di Oceania è un remake tecnicamente curato ma privo di una vera identità propria, che ricalca l’originale animato senza mai giustificare la propria esistenza. Le canzoni restano piacevoli grazie al materiale originale e i numeri di danza polinesiani regalano qualche momento sincero, ma tra effetti digitali altalenanti e una sceneggiatura fotocopiata resta un’operazione che sa più di cassa che di passione.
La Recensione
Oceania (2026)
Il live action di Oceania è un remake tecnicamente curato ma privo di una vera identità propria, che ricalca l'originale animato senza mai giustificare la propria esistenza. Le canzoni restano piacevoli grazie al materiale originale e i numeri di danza polinesiani regalano qualche momento sincero, ma tra effetti digitali altalenanti e una sceneggiatura fotocopiata resta un'operazione che sa più di cassa che di passione.
PRO
- I numeri di danza ispirati alla cultura polinesiana restano genuinamente coinvolgenti
CONTRO
- La trama ricalca l'originale quasi scena per scena, senza aggiungere nulla di nuovo
- Gli effetti digitali su oceano e animali risultano spesso poco convincenti
- Dwayne Johnson non ritrova il carisma che aveva reso Maui così amato


