Netflix ha appena rilasciato uno dei documentari più controversi e discussi degli ultimi anni. Si intitola “Il caso Lucy Letby” ed è disponibile sulla piattaforma dal 4 febbraio 2026. Il docufilm racconta la storia di Lucy Letby, l’infermiera britannica condannata per aver ucciso sette neonati e tentato di ucciderne altri sette presso l’unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Countess of Chester tra giugno 2015 e giugno 2016. La sua condanna l’ha resa la serial killer di bambini più prolifica della storia britannica moderna. Ma è davvero colpevole o è stata usata come capro espiatorio da un sistema sanitario in difficoltà? Il nuovo documentario solleva domande inquietanti che stanno dividendo l’opinione pubblica in tutto il mondo.
Una delle dichiarazioni più scioccanti del documentario arriva da Dottor John Gibbs, un consulente pediatra in pensione che ha lavorato all’ospedale Countess of Chester proprio durante il periodo in cui si è verificato il misterioso aumento delle morti neonatali. Le sue parole davanti alla telecamera hanno fatto tremare migliaia di spettatori. “Vivo con due sensi di colpa”, confessa Gibbs con voce rotta dall’emozione. “Il senso di colpa per aver deluso i bambini, e un piccolo, piccolo, piccolissimo senso di colpa: abbiamo preso la persona sbagliata?”. Questa frase ha immediatamente scatenato un’ondata di commenti sui social media, con migliaia di persone che si chiedono se la giustizia britannica abbia davvero condannato la persona giusta. Gibbs però aggiunge subito dopo di non credere che ci sia stato un errore giudiziario vero e proprio, e difende fermamente il personale ospedaliero dagli attacchi online che riceve quotidianamente. Ma quel piccolo dubbio che ha espresso ha riacceso il dibattito su uno dei casi criminali più discussi del Regno Unito.
Il documentario prodotto da ITN Productions e diretto da Dominic Sivyer dura circa 90 minuti e promette di essere il più completo mai realizzato su questo caso. Per la prima volta vengono mostrate immagini mai viste prima dell’arresto di Lucy Letby, delle sue tre fermate da parte della polizia, e degli interrogatori nei quali ha sempre negato ogni accusa. Una delle scene più strazianti mostra Lucy Letby nel suo letto, ancora in vestaglia, completamente confusa e assonnata, mentre gli agenti entrano nella sua camera da letto per arrestarla con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. Prima di essere portata via in manette, Letby chiede agli agenti di poter salutare il suo gatto, che abbraccia e bacia teneramente. Questa scena ha colpito profondamente gli spettatori, molti dei quali si sono chiesti come una donna che mostra tanto affetto per un animale possa aver commesso crimini così atroci contro dei neonati indifesi.
Le immagini dell’arresto però hanno scatenato una polemica enorme. I genitori di Lucy Letby, Susan e John Letby, hanno rilasciato una dichiarazione durissima prima dell’uscita del documentario. La coppia, che vive nella stessa casa da oltre 40 anni a Hereford, ha dichiarato che guardare il documentario “probabilmente li ucciderebbe”. “I programmi precedenti su Lucy, come Panorama della BBC e i notiziari che la mostravano portata via in manette con la tuta blu, sono già strazianti per noi”, hanno spiegato al Sunday Times. “Ma questo documentario Netflix è a un altro livello. Non avevamo idea che stessero usando filmati girati dentro la nostra casa. Non lo guarderemo perché probabilmente ci ucciderebbe farlo”. I genitori hanno aggiunto di essere rimasti scioccati quando hanno scoperto per caso le immagini di Lucy arrestata nella sua camera da letto, nella casa dove è cresciuta, e le scene in cui saluta uno dei suoi amati gatti. La coppia ha definito tutto questo una “completa invasione della privacy” e ha accusato il detective supervisore Paul Hughes di provare un “profondo odio” nei loro confronti. I Letby hanno anche espresso il timore che la loro tranquilla strada in un piccolo paese possa ora diventare una “attrazione turistica” per i curiosi.
Ma non è questa l’unica controversia che ha travolto il documentario. Fin dalle prime ore dalla sua uscita su Netflix, migliaia di spettatori hanno notato qualcosa di molto strano e inquietante. Il documentario presenta due interviste fondamentali: una con Sarah, la madre di uno dei bambini morti (chiamato Baby Zoe nel documentario), e una con Maisie, la migliore amica di Lucy Letby dai tempi dell’università e anche lei infermiera. Entrambe le donne però non appaiono mai realmente sullo schermo. I loro volti sono stati sostituiti con volti generati dall’intelligenza artificiale per proteggere la loro identità. All’inizio del documentario appare un disclaimer che spiega: “Alcuni contributori sono stati mascherati digitalmente per mantenere l’anonimato”. Ma il risultato finale è stato definito da molti spettatori come “incredibilmente inquietante”, “grottesco” e “profondamente sbagliato”.
La reazione sui social media è stata quasi unanime nel criticare questa scelta. Un utente su X (ex Twitter) ha scritto: “È la prima volta che vedo un documentario usare l’intelligenza artificiale per preservare l’anonimato digitale degli intervistati, e trovo le persone artificiali che hanno creato profondamente inquietanti e stranamente surreali. Spero davvero che questo non sia uno sguardo al futuro”. Un altro spettatore ha aggiunto: “Questo approccio sembra sbagliato, e non è qualcosa che dovremmo semplicemente accettare come la nuova normalità”. Nei titoli di coda del documentario non c’è alcun riferimento esplicito all’intelligenza artificiale, ma sono elencati otto “tecnici di imaging digitale”, anche se non è chiaro se abbiano lavorato proprio su queste maschere digitali. Netflix ha poi confermato ufficialmente che l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per alterare digitalmente entrambe le intervistate. Non è chiaro se siano stati modificati solo i volti e le voci o se le figure siano completamente animate, ma l’effetto finale ha lasciato molti spettatori profondamente a disagio. Alcuni hanno scritto che questa scelta “disonora sia la madre che l’amica di Lucy Letby” e hanno trovato particolarmente disturbante che nelle foto d’archivio mostrate nel documentario, dove Lucy e Maisie appaiono insieme, anche il volto di Maisie nelle fotografie sia stato digitalmente alterato.
Il caso di Lucy Letby è uno dei più complessi e controversi della storia giudiziaria britannica. L’infermiera, che oggi ha 36 anni, è stata condannata nel 2023 per l’omicidio di sette neonati e il tentato omicidio di sei altri. Un secondo processo nel 2024 l’ha trovata colpevole di un ulteriore tentato omicidio. Secondo l’accusa, Letby ha utilizzato diversi metodi per uccidere i bambini: iniettava aria nelle loro vene, li avvelenava con insulina, li alimentava forzatamente con il latte e inseriva aria nei tubi di alimentazione. Il processo è durato 145 giorni, uno dei più lunghi processi per omicidio nella storia del Regno Unito. Letby sta scontando 15 ergastoli senza possibilità di rilascio, il che significa che trascorrerà il resto della sua vita in prigione. Secondo il quotidiano The Sun, Letby ha ottenuto il lavoro di bibliotecaria dell’unità carceraria, considerato uno dei ruoli più ambiti della struttura. Una fonte ha riferito che è una “detenuta modello” che tiene la sua cella ordinata e interagisce positivamente con gli agenti.
Ma mentre Letby marcisce in prigione, fuori dalle mura carcerarie sta crescendo un movimento di persone convinte della sua innocenza. Un gruppo di 14 esperti provenienti da sei paesi diversi, riuniti dal deputato conservatore David Davis, ha affermato nel febbraio 2025 di non aver trovato “alcuna prova medica” dei crimini di Letby. L’avvocato difensore Mark McDonald sta lavorando duramente per dimostrare che Letby è stata usata come capro espiatorio dall’ospedale Countess of Chester, che aveva gravi problemi di personale, carenze igieniche e gestione inadeguata dell’unità neonatale. McDonald sostiene che la difesa di Letby non ha chiamato alcun testimone esperto durante il processo e che molte prove erano troppo complesse dal punto di vista medico perché i giurati potessero comprenderle appieno. Ha presentato “nuove prove” alla Criminal Cases Review Commission (CCRC), l’organismo indipendente che indaga su possibili errori giudiziari. “Non sono ingenuo, sono un avvocato penalista e ho rappresentato molte persone colpevoli nel corso degli anni”, ha dichiarato McDonald. “Ma sono anche in grado di vedere molto chiaramente dove tutto questo è andato storto. Non ci sono prove forensi. Non ci sono filmati delle telecamere di sicurezza. Non ci sono testimoni oculari”.
Uno degli elementi più discussi del caso è un biglietto scritto a mano da Lucy Letby trovato dalla polizia durante le perquisizioni. Sul foglio ci sono frasi inquietanti come “Li ho uccisi apposta perché non sono abbastanza brava”, ma anche “paura”, “panico” e “Non ho fatto nulla di male”. Durante gli interrogatori mostrati nel documentario, quando la polizia chiede a Letby del biglietto con la frase “Li ho uccisi apposta”, lei risponde seccamente: “Nessun commento”. In un altro momento però spiega di averlo scritto perché “tutto mi era crollato addosso” e che era stata incoraggiata da una psicologa a mettere per iscritto i suoi pensieri e sentimenti per elaborare la situazione. “Mi sentivo come se stessero dando la colpa alla mia pratica medica, come se avessi fatto del male ai bambini senza saperlo”, ha detto Letby. “Questo mi ha fatto sentire in colpa”. L’amica Maisie, intervistata nel documentario, sostiene che la difesa non ha mai presentato un esperto che fornisse una spiegazione alternativa sul significato di quel biglietto.
Un altro elemento controverso riguarda l’insulina. Due casi presentati in tribunale sembravano chiari: l’insulina era stata somministrata ai bambini quando non era necessaria, cosa che può causare coma o morte. La difesa ha ammesso che l’insulina era stata somministrata senza necessità, ma Letby ha sempre negato di essere stata lei a farlo. Tuttavia, la sua firma era sulle sacche nutrizionali che l’accusa sosteneva fossero state contaminate con insulina. La difesa ha sostenuto che non ci sono prove che sia stata Letby a manomettere le sacche. L’accusa ha anche presentato un turno di lavoro che mostrava come Letby fosse sempre presente ogni volta che un bambino si ammalava gravemente o moriva, dipingendo un quadro chiaro della sua presenza sulla scena del crimine.
Il documentario include anche la testimonianza emotiva della madre di una delle vittime, che parla per la prima volta pubblicamente della sua esperienza e del coinvolgimento nel processo di Letby. La donna ha definito la campagna per liberare Letby “sconvolgente” e “irrispettosa” e ha detto di credere che la giuria abbia “preso la decisione giusta”. Anche il Dottor Dewi Evans, un consulente pediatra che ha testimoniato per l’accusa, appare nel documentario insieme al Dottor Shoo Lee, il cui articolo medico è alla base di alcune delle ipotesi di Evans ma che contesta l’accuratezza delle sue interpretazioni.
Letby ha tentato due volte nel 2024 di impugnare le sue condanne presso la Corte d’Appello, ma entrambe le richieste sono state respinte. Il rapporto dell’indagine pubblica condotta da Lady Justice Thirlwall su come Letby sia riuscita a commettere i suoi crimini in un’unità ospedaliera neonatale dovrebbe essere pubblicato entro Pasqua 2026. Nel gennaio 2026, la polizia ha confermato che Letby non affronterà ulteriori accuse per altre morti e collassi di bambini precedentemente indagati, una decisione che la Cheshire Constabulary ha definito “non il risultato che avevamo previsto durante la nostra indagine”.
Il documentario “Il caso Lucy Letby” ha riacceso un dibattito che sembrava ormai chiuso. La domanda che tutti si pongono è: Lucy Letby è davvero una delle peggiori assassine seriali della storia britannica o è una donna innocente distrutta da un sistema sanitario fallimentare che aveva bisogno di un capro espiatorio? La verità, come sempre, potrebbe essere molto più complicata di quanto sembri. Una cosa è certa: questo documentario non lascerà nessuno indifferente e continuerà a far discutere per molto tempo.
Hai già visto il documentario su Lucy Letby? Credi che sia colpevole o pensi che ci sia stato un errore giudiziario? Cosa ne pensi dell’uso dell’intelligenza artificiale per nascondere i volti delle intervistate? Lascia un commento e dicci la tua opinione su questo caso che sta dividendo il mondo intero.


