Il mondo del metal estremo si sveglia oggi con una notizia che fa male al cuore. Brent Hinds, chitarrista e voce dei leggendari Mastodon, ci ha lasciati a soli 51 anni in un tragico incidente stradale ad Atlanta. Era mercoledì sera quando la sua Harley-Davidson si è scontrata con un SUV BMW il cui conducente non ha rispettato la precedenza. Una di quelle notizie che ti arrivano come un pugno nello stomaco, soprattutto se hai mai sentito quegli assoli devastanti che solo lui sapeva tirare fuori.
La morte di Hinds assume contorni ancora più amari se pensiamo che solo pochi mesi fa aveva lasciato i Mastodon in modo piuttosto burrascoso. Aveva persino definito i suoi ex compagni di band “esseri umani orribili”, confermando di essere stato licenziato dal gruppo che aveva contribuito a fondare nel 2000. Venticinque anni di musica insieme, spazzati via da incomprensioni che ora sembrano terribilmente futili di fronte alla tragedia. È uno di quei momenti in cui realizzi quanto sia fragile tutto quello che diamo per scontato.
I Mastodon sono sempre stati una band senza un vero frontman, con tre membri che si dividevano i compiti vocali. Ma Hinds, con la sua barba rossa inconfondibile, i tatuaggi sul viso e quell’energia selvaggia sul palco, era sicuramente il volto più riconoscibile del gruppo. Era quello che vedevi nelle foto e pensavi subito “ecco, questo è metal”. La sua presenza scenica era magnetica, il tipo di performer che anche se non conoscevi la musica ti faceva venire voglia di restare a guardare.
La genesi di una leggenda del metal progressivo
La storia dei Mastodon inizia nel 2000, quando Hinds e Troy Sanders si uniscono a Bill Kelliher e Brann Dailor dopo essersi incontrati a un concerto degli High On Fire. Roba che succede solo nel metal: quattro pazzi si incontrano a uno show e decidono di cambiare per sempre il panorama musicale estremo. Il loro suono fondeva la complessità tecnica del progressive con il rombo primordiale del Southern metal, creando qualcosa di completamente nuovo.
Il loro debutto “Remission” del 2002 era già un classico del metal underground, ma è con “Leviathan” del 2004 che i Mastodon conquistano definitivamente il mondo. Un concept album basato su Moby Dick di Herman Melville che riusciva davvero a evocare la forza misteriosa e distruttiva di una balena colossale. Probabilmente il miglior album metal di questo secolo, una di quelle opere che ti cambiano la prospettiva su quello che può essere il metal estremo.
Dal underground alle major: l’ascesa inarrestabile
Dopo “Leviathan”, i Mastodon firmano per la Warner Bros e il gioco si fa serio. “Blood Mountain” del 2006 li porta sui palchi dei festival più importanti, nelle trasmissioni televisive notturne e persino in tour con i Metallica. Non male per quattro ragazzi di Atlanta che volevano solo fare casino con le chitarre accordate in drop D.
Il momento clou della loro fama mainstream arriva nel 2007 ai Video Music Awards, dove si esibiscono insieme a Josh Homme dei Queens Of The Stone Age. Peccato che la serata finisca con Hinds ferito dopo una rissa ubriaca con Shavo Odadjian dei System Of A Down. Tipico Hinds, sempre pronto a trasformare una serata di gala in un episodio da saloon del Far West.
L’evoluzione sonora e i progetti paralleli
Con “Crack The Skye” del 2009, i Mastodon abbracciano completamente la loro anima progressive, mentre “The Hunter” del 2011 segna una svolta verso sonorità più accessibili. Hinds, nel frattempo, non se ne sta mai fermo: partecipa a progetti come Fiend Without A Face, West End Motel, Giraffe Tongue Orchestra e Legend Of The Seagullmen. Collabora con band come Killswitch Engage, Dillinger Escape Plan e persino i Black Lips di Atlanta.
La band arriva anche al cinema e alla televisione: creano la colonna sonora per “Jonah Hex” del 2010 e compaiono in alcuni episodi di Game of Thrones nei panni dei Bruti. Immagina di essere un fan italiano e vedere i tuoi eroi metallari che fanno i barbari nella serie più famosa del mondo.
L’addio amaro e il futuro incerto
L’ultimo album “Hushed And Grim” esce nel 2021, ma già da qualche mese i Mastodon stavano portando avanti i tour senza Hinds. Una situazione che aveva lasciato tutti i fan italiani del metal con un punto interrogativo gigante: come potevano i Mastodon esistere senza quella chitarra devastante e quella voce rauca che li aveva caratterizzati per un quarto di secolo?
Ora la risposta non arriverà mai, perché la morte di Hinds getta un’ombra permanente sulla storia della band. I membri rimasti hanno rilasciato una dichiarazione toccante, parlando di “tristezza e dolore inimmaginabili” per la perdita di questa “forza creativa” con cui avevano condiviso trionfi e pietre miliari.
Il metal italiano perde oggi uno dei suoi riferimenti internazionali più importanti. Hinds non era solo un musicista eccezionale, era un’icona di stile e attitudine che ha influenzato generazioni di chitarristi. E tu, quale ricordo hai di Brent Hinds e dei Mastodon? Raccontaci nei commenti quale brano ti ha fatto innamorare del loro sound inconfondibile.


