Sapevi che il miglior film di Chuck Norris avrebbe dovuto essere un capitolo della saga dell’Ispettore Callaghan con Clint Eastwood? La storia dietro Il codice del silenzio del 1985 è una di quelle curiosità di Hollywood che sembrano inventate e invece sono documentate, verificabili, reali. E adesso che Chuck Norris è morto a 86 anni, ha senso fermarsi un momento a raccontare cosa si nasconde dietro il film che molti considerano il suo capolavoro.
Tutto inizia nel 1979, quando due sceneggiatori, Michael Butler e Dennis Shryak, consegnano alla Warner Bros. una sceneggiatura intitolata Dirty Harry IV: Code of Silence. La saga dell’Ispettore Callaghan era già popolarissima: il primo film di Don Siegel, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, era uscito nel 1971. Poi erano arrivati Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan nel 1973 e Cielo di piombo, ispettore Callaghan nel 1976. Un quarto episodio sembrava la naturale continuazione della saga. La Warner Bros. però passa su quella sceneggiatura e sceglie un’altra strada: nel 1983 produce Coraggio… fatti ammazzare, quarto capitolo ufficiale della serie, ancora con Eastwood. La sceneggiatura di Code of Silence resta lì, ferma, in attesa.
Nel frattempo il copione cambia mano, arriva un terzo sceneggiatore, Mike Gray, e il personaggio centrale viene trasformato in modo radicale. Non è più l’Ispettore Callaghan di Eastwood, quella figura borderline che giustificava la violenza extralegale della polizia come unico modo per fare giustizia. Diventa Eddie Cusack, un detective di Chicago definito esplicitamente nel film come un “uomo retto”, quasi l’opposto del personaggio originale. Il regista Andrew Davis, anche lui di Chicago, prende in mano il progetto. E alla fine il ruolo finisce a Chuck Norris, che nel 1985 era già una certezza al botteghino dopo il successo di film come Lone Wolf McQuade e Missing in Action.
Il risultato è un film che sorprende ancora oggi. Non perché stravolga i codici del cinema d’azione degli anni Ottanta, ma perché li usa meglio degli altri. La trama è densa: Eddie Cusack si trova nel mezzo di una guerra tra bande criminali, deve proteggere la figlia di un boss della mafia (Molly Hagan) dopo che la sua famiglia viene sterminata da una banda rivale, e allo stesso tempo deve fare i conti con un collega poliziotto che ha ucciso un innocente e si nasconde dietro quel codice del silenzio omertoso che protegge i poliziotti corrotti. Due storie che si intrecciano, due forme di violenza e di ingiustizia che si sovrappongono.
Roger Ebert, il critico cinematografico più autorevole dell’epoca, gli diede tre stelle e mezzo su quattro. Una valutazione sorprendente per un film con Chuck Norris, che all’epoca era associato quasi esclusivamente ai film di arti marziali di basso budget. Ebert scrisse che il film “ti prende subito fin dall’inizio con un complicato doppio gioco, e poi si sviluppa come un film d’azione urbano pieno di stile con acrobazie sensazionali.” Citò in particolare una scena di combattimento sul tetto di un treno in corsa che si conclude con entrambi i combattenti che si gettano nel fiume di Chicago. Una scena reale, senza effetti speciali, girata davvero. Ebert era di Chicago, Davis era di Chicago, e si sente in ogni inquadratura della città.
Prima che il ruolo arrivasse a Chuck Norris, il progetto aveva attraversato anni di sviluppo complicato. Per un certo periodo era stato associato anche a Kris Kristofferson come possibile protagonista, ma alla fine la scelta cadde sull’uomo che in quegli anni dominava il cinema d’azione di medio budget.
C’è anche un dettaglio di set che racconta qualcosa di Chuck Norris come persona. La co-protagonista Molly Hagan ha ricordato in un’intervista un momento in cui, durante una scena molto emotiva in cui il suo personaggio scopriva di aver perso tutta la famiglia, Norris stava discutendo con il regista se il suo personaggio dovesse avvicinarsi a consolarla o no. Hagan, irritata, gli disse qualcosa di poco gentile riferendosi al suo personaggio. Poi si scusò, chiarendo che parlava del personaggio, non dell’uomo. Norris, a quanto pare, non la prese benissimo. Ma la scena, alla fine, fu girata bene.
Il film oggi ha una valutazione del 68% su Rotten Tomatoes ed è considerato da molti critici il punto più alto della carriera di Norris come attore protagonista. La differenza rispetto al Callaghan originale è evidente: mentre Eastwood interpretava un poliziotto che andava fuori dai limiti per combattere la burocrazia e le garanzie processuali, Norris nel film va fuori dai limiti per combattere la corruzione interna alla polizia stessa. Due visioni molto diverse della giustizia, due personaggi quasi opposti nati dalla stessa sceneggiatura.
E Clint Eastwood? Non ha mai commentato pubblicamente quella sceneggiatura originale. Ha fatto Coraggio… fatti ammazzare nel 1983 e poi Scommessa con la morte nel 1988, chiudendo la saga con cinque film in totale. Ma sapere che Il codice del silenzio nasceva come suo film aggiunge uno strato di curiosità che non smette di affascinare. Come sarebbe stato con Eastwood al posto di Norris? Avrebbe avuto lo stesso tono? Lo stesso equilibrio tra azione e denuncia della corruzione? Non lo sapremo mai.
Tu hai mai visto Il codice del silenzio? E pensi che con Clint Eastwood al posto di Chuck Norris sarebbe stato un film migliore o peggiore? Lascia un commento qui sotto, perché su questo gli utenti si stanno già dividendo.


