Quasi 4 milioni e 300 mila spettatori davanti a Canale 5 e uno share vicino al 30%: Il mio nome è Carlo è diventato uno dei risultati televisivi più sorprendenti di questo inizio di stagione. Il film dedicato a Carlo Acutis, diretto da Giacomo Campiotti e interpretato da Samuele Carrino, ha dominato nettamente la prima serata di domenica 27 settembre. Ma il dato che colpisce ancora di più riguarda i giovani: nella fascia tra i 15 e i 34 anni lo share è salito al 32,6%.
I numeri ufficiali parlano di 4.269.000 spettatori e del 29,6% di share, che diventa il 30,1% sul pubblico commerciale. Durante la serata sono stati inoltre registrati picchi del 40%. Per una fiction biografica dedicata a un ragazzo morto vent’anni fa e diventato santo, non erano risultati così facili da prevedere.
Il confronto con Rai 1 rende ancora più evidente la distanza. Lo sposo indeciso si è fermato a 1.633.000 spettatori e al 10,8%, quindi Canale 5 ha raccolto circa 2,6 milioni di persone in più.
Non si tratta quindi di una vittoria ottenuta per pochi decimali.
Il mio nome è Carlo ha praticamente costruito una serata a parte.
E probabilmente una delle spiegazioni sta proprio nella figura raccontata dal film. Carlo Acutis non appartiene all’immaginario classico del santo distante nel tempo, rappresentato attraverso dipinti e racconti tramandati nei secoli. Era un ragazzo nato nel 1991, amava i computer, giocava ai videogiochi, frequentava gli amici e utilizzava Internet con grande naturalezza.
La sua fede conviveva con una quotidianità nella quale molti ragazzi possono riconoscersi.
Il film di Campiotti lavora proprio su questo aspetto. Non racconta soltanto la canonizzazione o gli ultimi giorni segnati dalla leucemia, ma segue Carlo a diverse età, cercando di mostrare come la sua spiritualità sia cresciuta insieme a lui.
Samuele Carrino interpreta il Carlo adolescente, mentre Lucia Mascino veste i panni della madre Antonia Salzano e Flavio Parenti quelli del padre Andrea.
L’obiettivo è far vedere il ragazzo prima dell’icona religiosa.
Il pubblico sembra aver risposto soprattutto a questa scelta.
Il 32,6% nella fascia 15-34 anni è forse il dato più significativo dell’intera serata, perché dimostra che la visione non è stata sostenuta soltanto da persone già interessate ai programmi religiosi.
Carlo Acutis è stato canonizzato il 7 settembre 2025, dopo un percorso iniziato molti anni prima. Morì il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni, per una leucemia fulminante. Il suo utilizzo della tecnologia per raccogliere e divulgare materiale sui miracoli eucaristici gli è valso negli anni la definizione di “santo dell’era digitale”.
Il film arriva quindi anche in un periodo nel quale la sua figura è molto presente.
A ottobre uscirà infatti al cinema anche il docufilm Carlo Acutis. Il giovane santo, che seguirà una strada differente utilizzando testimonianze, fotografie e materiali d’archivio.
Il risultato televisivo potrebbe avere conseguenze anche più ampie.
Pier Silvio Berlusconi ha commentato gli ascolti definendo Il mio nome è Carlo un prodotto di cui Mediaset è orgogliosa e spiegando di voler continuare a investire in “storie umane, profonde e valoriali”.
Una dichiarazione che lascia immaginare altri progetti di questo tipo.
Il successo, però, non dice automaticamente se il film sia piaciuto a tutti quelli che lo hanno seguito.
Gli ascolti raccontano quante persone sono rimaste davanti alla televisione. Il giudizio sul modo in cui Carlo è stato rappresentato è un’altra questione.
C’è chi può aver apprezzato soprattutto la parte familiare, chi la descrizione della sua fede e chi magari avrebbe preferito un racconto meno agiografico e più approfondito sull’adolescente, sui suoi amici e sulla sua passione per l’informatica.
Una cosa, comunque, è difficile da discutere: quasi il 30% di share nel 2026 per un film televisivo biografico è un risultato enorme, soprattutto considerando quanto oggi il pubblico sia diviso tra reti tradizionali, streaming e altre forme di intrattenimento.
Canale 5 ha trovato una storia capace di riunire davanti allo schermo generazioni diverse.
Ora interessa capire se, oltre ai numeri, è rimasto anche qualcosa agli spettatori.
Voi avete visto Il mio nome è Carlo domenica sera? Il film vi è piaciuto oppure vi aspettavate qualcosa di diverso dal racconto della vita di Carlo Acutis? Scrivetecelo nei commenti.


