Il 30 dicembre è uscito su Netflix il documentario che racconta uno dei casi più agghiaccianti degli ultimi anni: come una terapista ha plagiato una famosa YouTuber trasformandola in una criminale.
Il 30 agosto 2023, un bambino di 12 anni è fuggito da una casa a Ivins, nello Utah. Era emaciato, aveva ferite aperte sui polsi e sulle caviglie, nastro adesivo sugli arti. Ha bussato alla porta di un vicino, chiedendo disperatamente cibo, acqua e di essere portato dalla polizia. Quella fuga ha scoperchiato uno degli scandali più scioccanti dell’era digitale: la storia di Ruby Franke, influencer con milioni di follower, e Jodi Hildebrandt, la terapista che l’ha trasformata in una torturatrice dei propri figli.
Ora Netflix racconta questa storia agghiacciante nel documentario Evil Influencer: la storia di Jodi Hildebrandt, diretto da Skye Borgman (la regista di “Abducted in Plain Sight” e “Girl in the Picture”), disponibile dal 30 dicembre. Ma questa non è la solita storia di una mamma blogger finita male. È qualcosa di molto più inquietante: il ritratto di una manipolazione sistematica, di un plagio psicologico perpetrato da una donna che si presentava come guaritrice ma che in realtà distruggeva famiglie intere.
La famiglia perfetta che nascondeva l’inferno
Ruby Franke sembrava avere tutto. Il suo canale YouTube “8 Passengers”, lanciato nel 2015, documentava la vita apparentemente idilliaca della sua famiglia mormona: il marito Kevin, sei figli bellissimi, una casa accogliente nello Utah. I video mostravano routine quotidiane, gite, momenti di vita familiare che avevano conquistato oltre 2,5 milioni di iscritti e generato un miliardo di visualizzazioni.
Ma già dal 2020 alcuni spettatori avevano iniziato a preoccuparsi. Ruby mostrava metodi educativi sempre più estremi: privava i figli del cibo come punizione, costringeva uno di loro a dormire su un sacco a pelo per sette mesi perché aveva fatto uno scherzo al fratello, faceva perdere la scuola ai bambini per costringerli a pulire casa. Quello che all’epoca sembravano scelte discutibili di una madre rigorosa era in realtà solo l’inizio di qualcosa di molto peggiore.
L’arrivo della ‘guru’: Jodi Hildebrandt entra in scena
Nel 2019 Ruby Franke conosce Jodi Hildebrandt attraverso la comunità mormone dello Utah. Hildebrandt, 56 anni, si presentava come terapista e “life coach”, fondatrice di ConneXions Classroom, una società di consulenza che prometteva di aiutare famiglie e coppie attraverso i “principi della Verità”. La sua retorica era semplice ma potente: il mondo si divideva tra “Verità” e “Distorsione”. Solo lei conosceva la Verità. Chiunque la contraddicesse viveva nella Distorsione.
Hildebrandt era una figura influente nella comunità mormone, aveva centinaia di clienti che pagavano migliaia di dollari per i suoi corsi di formazione. Ma quello che il documentario rivela è che dietro la facciata della guaritrice si nascondeva una manipolatrice seriale, capace di disgregare famiglie intere attraverso tecniche di controllo mentale degne di una setta.
L’incontro tra Ruby e Jodi sembrava inevitabile: due donne forti, entrambe figure pubbliche nella comunità mormone, entrambe convinte di avere la risposta ai problemi delle famiglie moderne. Ma quello che iniziò come una collaborazione professionale si trasformò rapidamente in qualcosa di molto più oscuro.
L’isolamento: la prima fase della manipolazione
Nel 2021, Hildebrandt racconta ai Franke di essere tormentata da “figure d’ombra” e si trasferisce nella loro casa per cercare supporto. È l’inizio della fine. Da quel momento, Jodi inizia a esercitare un’influenza sempre più pervasiva su Ruby, convincendola che il marito Kevin rappresenta una minaccia per la famiglia.
Ruby, sotto l’influenza di Hildebrandt, chiede una “separazione domestica”: Kevin non può più salire al piano superiore della propria casa, viene progressivamente escluso dalla vita familiare. Nel 2022 lascia definitivamente l’abitazione. Ruby chiude il canale “8 Passengers” e inizia a lavorare a tempo pieno per ConneXions, creando con Jodi un nuovo account Instagram chiamato “Moms of Truth” dove le due donne dispensano consigli su educazione e genitorialità.
Ma il vero obiettivo di Hildebrandt non era aiutare Ruby. Era isolarla completamente. Come testimonierà in tribunale Beau Griffiths, fratello di Ruby e anch’egli ex cliente di ConneXions, Jodi ha sistematicamente allontanato Ruby da chiunque potesse rappresentare un punto di riferimento alternativo: prima i fratelli, poi le sorelle, i genitori, gli amici, il marito e infine i figli.
“Ruby è stata plagiata, manipolata da Hildebrandt,” dirà Beau. “Sotto la continua spinta di Jodi, Ruby ha allontanato tutti quelli che le volevano bene. È stata chiaramente vittima di un lavaggio del cervello.”
La discesa nell’orrore: quando i demoni diventano reali
Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, qualcosa si spezza definitivamente nella mente di Ruby. Sotto l’influenza costante di Hildebrandt, sviluppa credenze sempre più estreme: i bambini sono posseduti da demoni, l’apocalisse è imminente, solo attraverso punizioni severissime i figli possono essere salvati.
Due dei sei figli di Ruby, un ragazzo di 12 anni e una bambina di 9, vengono portati nella casa di Hildebrandt a Ivins. Quello che succede in quella casa tra maggio e agosto 2023 è qualcosa che le stesse imputate definiranno in tribunale come “tortura fisica”.
I bambini vengono legati mani e piedi con corde che provocano lacerazioni profonde. Le ferite vengono “curate” spalmando sopra pepe di cayenna e miele. Vengono costretti a saltare ripetutamente in un cactus. Devono lavorare sotto il sole cocente dello Utah senza acqua né scarpe, i loro piedi si feriscono gravemente camminando sulla terra arida. Sono affamati fino alla denutrizione estrema. Dormono all’aperto in qualsiasi condizione atmosferica. Non hanno accesso a libri, intrattenimento, nessun contatto con il mondo esterno.
E ogni giorno, Ruby e Jodi ripetono loro la stessa cosa: sono posseduti dal demonio. Le punizioni sono atti d’amore. Soffrono perché devono pentirsi dei loro peccati immaginari. Devono espellere il male dai loro corpi.
Nel luglio 2023, il bambino tenta di scappare. Come punizione, viene legato ancora più strettamente, le corde affondano nella carne, lasciando cicatrici permanenti.
La fuga e l’arresto: quando l’orrore viene alla luce
Il 30 agosto 2023, il ragazzo di 12 anni riesce finalmente a fuggire. Scappa da una finestra della casa di Hildebrandt e corre dal vicino più vicino. Quando l’uomo apre la porta, rimane sconvolto: il bambino è uno scheletro vivente, ha ferite aperte su tutto il corpo, tracce di nastro adesivo intorno ai polsi e alle caviglie.
La polizia interviene immediatamente. Nella casa trovano la sorellina di 9 anni, nascosta in un armadio, terrorizzata, anche lei gravemente malnutrita. Entrambi i bambini vengono portati d’urgenza in ospedale. Le loro condizioni sono così gravi che i medici affermano che probabilmente non sarebbero sopravvissuti ancora per molto.
Ruby Franke e Jodi Hildebrandt vengono arrestate sul posto. Le accuse sono devastanti: sei capi d’imputazione per abusi aggravati su minori, che comprendono tortura fisica, denutrizione che mette in pericolo la vita e gravi danni emotivi.
La notizia esplode sui media nazionali. La perfetta mamma influencer, quella che dispensava consigli su come crescere figli felici e sani, era in realtà una torturatrice. Ma il documentario di Skye Borgman si concentra sull’altra protagonista, quella che tutti avevano ignorato: Jodi Hildebrandt, la vera mente dietro gli abusi.
Il processo: “un campo di concentramento in casa”
Nel dicembre 2023, entrambe le donne si dichiarano colpevoli di quattro capi d’imputazione. I documenti del patteggiamento contengono dettagli agghiaccianti. Ruby ammette di aver “inflitto lesioni fisiche” ai suoi figli e di averli “fisicamente torturati”. Hildebrandt conferma di aver abusato dei bambini e di aver permesso a Ruby di fare lo stesso.
Ma c’è una differenza significativa tra le due donne. Ruby, durante l’udienza di condanna, si mostra pentita. Quando il giudice le chiede come si dichiara per la quarta accusa, la donna appare in lacrime: “Con il mio più profondo rammarico e dolore per la mia famiglia e i miei figli, colpevole.”
Jodi Hildebrandt, invece, mostra secondo il procuratore Eric Clarke “poco o nessun rimorso per le sue azioni”. Clarke la definisce “una minaccia significativa per la comunità” e paragona le condizioni in cui vivevano i bambini a “un campo di concentramento”.
Il 20 febbraio 2024 arriva la sentenza: entrambe le donne vengono condannate a quattro pene consecutive da 1 a 15 anni ciascuna, per un totale che può arrivare fino a 30 anni di prigione, il massimo consentito dalla legge dello Utah. Attualmente sono detenute nella Utah State Correctional Facility, in sezioni separate del reparto femminile, anche se potrebbero incrociarsi durante le attività comuni.
La prima udienza per la libertà vigilata è fissata per dicembre 2026. Ma considerata la gravità dei fatti e l’assenza di rimorso di Hildebrandt, molti ritengono che entrambe le donne sconteranno l’intera pena.
Le altre vittime: i clienti dimenticati di ConneXions
Il documentario “Evil Influencer” non si limita a raccontare il caso Franke. Skye Borgman ha intervistato decine di ex clienti di ConneXions, e quello che emerge è un sistema di manipolazione che andava avanti da anni.
Uomini che sono stati diagnosticati da Hildebrandt come “dipendenti da pornografia” o “sex addicted” anche quando non avevano nessun problema reale. Donne convinte a lasciare i mariti per motivi futili. Famiglie disgregate perché Hildebrandt aveva convinto i genitori che i figli erano “nella Distorsione”. Clienti isolati da amici e parenti, spinti a tagliare ogni legame con chi poteva mettere in discussione gli insegnamenti della guru.
Stephanie Jones, ex paziente, ha raccontato a “20/20” le indicazioni che Hildebrandt dava alle donne: “Oh, tuo marito ha guardato un porno? Faglielo dormire sul divano. Si masturba? Divano. Lo fa più di una volta? Deve andarsene di casa.”
Nel gennaio 2025, Michael Tilleman, un ex cliente, ha intentato una causa federale contro Hildebrandt, Ruby e ConneXions per frode commerciale e promozione di abusi su minori. La figlia di Tilleman ha subito ustioni solari, ferite e disidratazione mentre era con la ex moglie, seguace di Hildebrandt. Tilleman chiede milioni di dollari di risarcimento e un’ingiunzione per impedire a ConneXions di operare, anche se l’azienda è stata ormai chiusa e la licenza di terapista di Hildebrandt revocata definitivamente nel maggio 2024.
Le conseguenze: una famiglia distrutta
Kevin Franke ha chiesto il divorzio nel novembre 2023, finalizzato nel marzo 2025. Ha fatto causa a Hildebrandt per danni emotivi e negligenza nei confronti dei suoi figli. I quattro bambini più piccoli sono stati affidati ai servizi sociali e poi alla custodia di parenti.
I due figli maggiori, Shari (22 anni) e Chad, hanno rilasciato interviste pubbliche raccontando la loro esperienza. Shari ha scritto un memoir, “The House of My Mother: A Daughter’s Quest for Freedom”, pubblicato nel gennaio 2025, in cui rivela che gli abusi di Ruby erano iniziati molto prima dell’incontro con Hildebrandt. “Quando avevo 5 o 6 anni, Ruby era molto fisica. Poteva essere uno schiaffo sul labbro o sulla guancia… quando studiavo pianoforte, la sua mano si abbatteva sulla tastiera ed era davvero spaventoso.”
Shari è diventata un’attivista contro il “family vlogging”, il fenomeno dei genitori che condividono online la vita dei propri figli per guadagnare soldi. “Ho visto i danni che provoca quando la tua vita viene messa online. Non c’è modo etico di farlo.”
Perché questo documentario è importante
“Evil Influencer” non è l’ennesimo documentario su un caso di cronaca nera. È un’analisi spietata di come la manipolazione psicologica possa distruggere vite, di come il fanatismo religioso possa giustificare qualsiasi atrocità, di come l’industria degli influencer abbia creato un sistema in cui i bambini vengono sfruttati senza nessuna protezione.
La regista Skye Borgman ha dichiarato: “Se quel bambino non fosse scappato quel giorno, credo che quei bambini non sarebbero più con noi oggi.” Una frase agghiacciante, ma realistica considerando le condizioni in cui versavano i due fratelli quando sono stati trovati.
Il documentario pone domande scomode: come è possibile che Hildebrandt abbia operato indisturbata per anni nonostante già nel 2012 la sua licenza fosse stata sospesa per aver violato la privacy dei pazienti? Come mai la chiesa mormone continuava a indirizzare famiglie verso ConneXions anche quando circolavano voci sugli strani metodi di Jodi? Perché YouTube ha permesso a Ruby di monetizzare video in cui mostrava chiaramente comportamenti abusivi verso i figli?
E soprattutto: quante altre Jodi Hildebrandt ci sono là fuori, pronte a distruggere famiglie con la scusa di guarirle?
“Evil Influencer: la storia di Jodi Hildebrandt” arriva su Netflix il 30 dicembre 2025. Un documentario necessario, disturbante, che svela il lato più oscuro dell’America contemporanea: dove la fede può diventare fanatismo, dove i guru possono essere manipolatori, e dove i bambini continuano a pagare il prezzo più alto.


