Robert Pattinson interpreta Chris Hansen in Primetime, il nuovo film di Lance Oppenheim che arriverà nei cinema italiani il 15 ottobre 2026. Il film parte da una storia vera che negli Stati Uniti ha segnato la televisione dei primi anni Duemila: quella di To Catch a Predator, il programma che attirava uomini convinti di incontrare minorenni, li metteva davanti alle telecamere e spesso li consegnava direttamente alla polizia.
A prima vista potrebbe sembrare la storia di un giornalista che smaschera criminali. In realtà è molto più complicata.
Il programma divenne un fenomeno enorme, rese Hansen una celebrità nazionale e aprì un dibattito ancora oggi irrisolto: dove finisce il giornalismo e dove comincia lo spettacolo?
Come funzionava davvero To Catch a Predator
To Catch a Predator nacque all’interno di Dateline NBC e andò in onda tra il 2004 e il 2007. Il meccanismo era semplice e proprio per questo molto potente dal punto di vista televisivo.
Degli adulti entravano nelle chat online fingendo di essere ragazzi o ragazze minorenni. Gli uomini che accettavano di incontrarli venivano invitati in una casa preparata dalla produzione.
Lì trovavano Chris Hansen.
Il giornalista li aspettava con le conversazioni già stampate e iniziava a fare domande su ciò che avevano scritto e sulle ragioni che li avevano portati fino a quella casa.
Le telecamere erano nascoste.
Nelle prime operazioni la polizia non era presente direttamente sul posto. Gli uomini potevano andarsene e il materiale raccolto veniva consegnato successivamente alle autorità. Con il tempo il programma iniziò invece a collaborare sempre più strettamente con le forze dell’ordine e molti degli uomini venivano arrestati appena usciti dalla casa.
Era televisione potentissima.
Lo spettatore sapeva già perché quella persona era lì, mentre l’uomo appena entrato ancora non sapeva di essere finito davanti a milioni di persone.
Chris Hansen diventò una star
Il successo trasformò Hansen in uno dei volti più riconoscibili della televisione americana.
La sua maniera calma di affrontare gli uomini diventò parte dell’identità del programma. Non urlava, non aveva bisogno di inseguimenti spettacolari. Si sedeva davanti a loro, mostrava le conversazioni e chiedeva spiegazioni.
To Catch a Predator divenne uno dei segmenti più popolari di Dateline NBC e finì rapidamente dentro la cultura popolare americana, con parodie e riferimenti in programmi e serie televisive.
Il successo, però, fece nascere anche domande scomode.
Era ancora un’inchiesta giornalistica oppure quelle operazioni erano ormai costruite anche pensando allo spettacolo?
Il film con Pattinson sembra voler partire proprio da questa ambiguità.
Il caso che cambiò la storia del programma
La vicenda più controversa avvenne in Texas.
Durante un’operazione del 2006, le indagini coinvolsero Louis Conradt, vice procuratore distrettuale della contea di Rockwall.
A differenza degli uomini che normalmente arrivavano nella casa preparata dalla produzione, Conradt non si presentò all’appuntamento.
Le autorità decisero quindi di andare direttamente a casa sua, accompagnate anche dalla troupe televisiva.
Conradt si suicidò mentre le forze dell’ordine stavano entrando nella sua abitazione.
La morte provocò una polemica enorme.
La famiglia intentò una causa contro NBC sostenendo che il modo in cui era stata organizzata l’operazione avesse contribuito alla tragedia. La controversia venne poi risolta con un accordo extragiudiziale.
Da quel momento le critiche verso To Catch a Predator aumentarono notevolmente.
Il programma avrebbe continuato ancora per un periodo, ma l’esperienza si concluse nel 2007.
Il vero tema è il confine tra giustizia e spettacolo
Ed è probabilmente questo che rende Primetime molto più interessante di un semplice film su un famoso programma televisivo.
Gli uomini coinvolti nelle operazioni erano sospettati di comportamenti gravissimi.
Allo stesso tempo, la televisione costruiva attorno a quei confronti un prodotto pensato per il pubblico, con telecamere nascoste, montaggio, suspense e un conduttore ormai diventato un personaggio.
Più cresceva il successo, più diventava difficile separare le due cose.
Il regista Lance Oppenheim ha spiegato di voler raccontare proprio le persone che vivevano dentro quella macchina televisiva: giornalisti, produttori e figure interessate agli ascolti, fino al momento in cui le loro ambizioni arrivano a scontrarsi.
Robert Pattinson interpreta Chris Hansen, ma Hansen non è coinvolto nel film
C’è un’altra curiosità che rende la situazione ancora più strana.
Chris Hansen non ha partecipato alla realizzazione di Primetime.
Il vero giornalista ha spiegato di non essere stato consultato durante la produzione e di avere delle riserve sul modo in cui il film potrebbe raccontare la sua storia. Non ha ancora visto la versione definitiva e nelle ultime settimane ha persino valutato quali possibilità legali avrebbe nel caso non fosse soddisfatto della rappresentazione.
Hansen ha però trovato un modo decisamente singolare per sfruttare l’attenzione.
Ha acquistato degli spazi pubblicitari da mostrare prima delle proiezioni americane di Primetime, promuovendo TruBlu, la sua attuale piattaforma dedicata alle inchieste criminali.
In pratica, alcuni spettatori andranno al cinema per vedere Robert Pattinson interpretare Chris Hansen e, pochi minuti prima, si troveranno davanti il vero Chris Hansen.
Pattinson è anche produttore
L’attore non si è limitato a interpretare il protagonista.
Pattinson figura anche tra i produttori del progetto, mentre dietro il film troviamo A24 e tra i produttori compare anche Ari Aster, regista di Hereditary e Midsommar.
Nel cast ci sono inoltre Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers.
Per Lance Oppenheim si tratta invece di un passaggio importante: dopo diversi documentari, Primetime rappresenta il suo debutto nella regia di un film di finzione.
Il film sarà presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, con la proiezione ufficiale prevista il 5 settembre, prima dell’arrivo nelle sale italiane il 15 ottobre.
Una storia che oggi potrebbe sembrare ancora più attuale
Sono passati più di vent’anni dalle prime puntate di To Catch a Predator, ma la domanda sollevata dal programma sembra perfino più attuale oggi.
Telecamere, true crime, processi mediatici e contenuti pensati per diventare virali fanno ormai parte della vita quotidiana.
Chris Hansen contribuì a creare uno dei primi grandi esempi di cronaca trasformata in spettacolo televisivo in tempo reale.
Il programma mostrava comportamenti inquietanti che meritavano indagini, ma allo stesso tempo trasformava l’incontro con gli accusati in uno show seguito da milioni di persone.
Primetime sembra voler raccontare proprio quella contraddizione.
E forse la parte più interessante non sarà capire se Chris Hansen fosse un eroe o un uomo ossessionato dagli ascolti.
Sarà capire quanto fosse diventato difficile distinguere le due cose.
Tu ricordi To Catch a Predator oppure conoscevi soltanto Chris Hansen attraverso meme e video online? E pensi che programmi del genere siano giornalismo o spettacolarizzazione della giustizia? Scrivilo nei commenti.


