Più aumentano le polemiche sull’uscita di Sigfrido Ranucci da Report, più noi restiamo convinti che un cambio possa rappresentare un’opportunità per il programma. La Rai ha scelto Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi per la nuova conduzione, Ranucci ha reagito duramente e gli inviati storici hanno definito la decisione “irricevibile”, arrivando a minacciare l’abbandono della trasmissione.
La protesta è comprensibile. Report ha una storia lunga, un’identità molto precisa e una squadra che lavora insieme da anni. Ma proprio perché stiamo parlando di un programma di inchiesta del servizio pubblico, nessun conduttore dovrebbe diventare indispensabile e nessuna linea editoriale dovrebbe essere considerata intoccabile.
A noi interessa soprattutto quello che accadrà adesso.
Ranucci attacca la scelta della Rai
Ranucci non ha nascosto la propria rabbia.
Dopo aver appreso che non sarebbe più stato alla guida del programma, ha contestato la decisione della Rai e ha criticato anche la scelta dei successori, sostenendo che Presutti e Piervincenzi mortificherebbero le professionalità che hanno costruito Report negli ultimi trent’anni. Ha inoltre annunciato che continuerà la propria battaglia per la libertà di stampa.
La Rai, dal canto suo, presenta il cambio in modo completamente diverso.
Presutti lavora già da anni come inviata di Report ed è arrivata prima nella selezione Rai per giornalisti professionisti. Piervincenzi ha una lunga esperienza nel giornalismo sul campo. L’azienda parla di una nuova fase e di un rafforzamento del giornalismo investigativo.
Prima di decidere che sarà necessariamente peggiore, forse vale la pena vedere cosa faranno.
Report ha realizzato grandi inchieste, ma può ancora allargare lo sguardo
Sarebbe assurdo negare il lavoro svolto da Ranucci.
Negli anni Report ha prodotto servizi importanti su politica, sanità, economia, aziende, lobby, gestione dei fondi pubblici e numerosi altri temi. La trasmissione ha spesso affrontato argomenti che altri programmi televisivi preferivano evitare.
Questo però non significa che sia vietato desiderare qualcosa di diverso.
A noi piacerebbe vedere una Report capace di indagare con la stessa intensità in ogni direzione politica, senza che lo spettatore possa prevedere in anticipo quale ambiente finirà sotto la lente della trasmissione.
Un’inchiesta può riguardare un esponente di centrodestra.
La settimana successiva potrebbe concentrarsi su un’amministrazione di centrosinistra.
Poi sindacati, ONG, cooperative, associazioni, grandi imprese, fondazioni, sistema dell’accoglienza, immigrazione, ambientalismo, finanziamenti pubblici o rapporti tra politica e organizzazioni private.
Non perché qualcuno debba essere considerato colpevole in partenza.
Proprio il contrario.
Si prendono documenti, bilanci, testimonianze e contratti. Si fanno domande. Alla fine si racconta ciò che emerge.
Un programma d’inchiesta dovrebbe sorprendere anche il proprio pubblico
Il rischio per una trasmissione molto longeva è creare nel tempo un pubblico che non cerca più soltanto informazioni, ma anche conferme.
Succede a destra come a sinistra.
Se sappiamo già ogni settimana chi verrà messo sotto accusa, qualcosa si perde.
Il giornalismo investigativo diventa molto più interessante quando non appartiene culturalmente a nessuno.
Immaginiamo, per esempio, un’inchiesta approfondita sul sistema italiano dell’accoglienza: quanti soldi vengono spesi, chi gestisce i centri, quali cooperative ricevono fondi, quali controlli vengono effettuati, quali condizioni vivono i migranti e dove finiscono le persone una volta uscite dalle strutture.
Potrebbe emergere una gestione impeccabile.
Potrebbero emergere sprechi.
Potrebbero esserci problemi completamente diversi da quelli raccontati dalla politica.
Sarebbe comunque un servizio utile.
Lo stesso vale per le ONG che operano nel Mediterraneo. Non serve partire dalla tesi che siano buone o cattive. Basta controllare finanziamenti, organizzazione, rapporti istituzionali e modalità operative con lo stesso rigore utilizzato per qualsiasi altro soggetto.
Il cambio non garantisce automaticamente maggiore pluralismo
Naturalmente bisogna essere altrettanto chiari su un altro aspetto.
Cambiare Ranucci non significa automaticamente migliorare Report.
Presutti e Piervincenzi potrebbero realizzare una trasmissione eccellente oppure una più debole. Potrebbero ampliare gli argomenti oppure continuare esattamente sulla stessa strada. Potrebbero persino perdere una parte dell’identità costruita negli anni.
Lo scopriremo soltanto guardando le nuove puntate.
Per questo non condividiamo né l’entusiasmo automatico per l’allontanamento di Ranucci né l’idea opposta secondo cui Report sarebbe inevitabilmente finita senza di lui.
Milena Gabanelli sembrava insostituibile.
Poi arrivò Ranucci.
Ora arriveranno altri due giornalisti.
È normale che un programma televisivo cambi.
Gli inviati minacciano di andarsene, ed è il problema più serio
Molto più delicata è la posizione della squadra.
Gli inviati storici hanno annunciato che, se la Rai non tornerà sulla decisione, potrebbero abbandonare in blocco il programma.
Se accadesse, non sarebbe soltanto un cambio di conduttore.
Report rischierebbe di perdere alcune delle persone che materialmente costruiscono le sue inchieste da anni.
Questo sì potrebbe modificare profondamente il programma.
Resta però una domanda: una trasmissione del servizio pubblico può dipendere per sempre dalle stesse persone?
Forse una fase di ricambio, se gestita bene e senza cancellare l’esperienza accumulata, potrebbe anche creare nuove competenze e nuovi punti di vista.
Noi aspettiamo la nuova Report prima di bocciarla
Ranucci ha tutto il diritto di difendere il proprio lavoro e gli inviati possono contestare una scelta che ritengono sbagliata.
Da spettatori, però, abbiamo anche il diritto di chiedere qualcosa alla nuova gestione.
Più pluralismo nelle inchieste. Più imprevedibilità. Lo stesso rigore applicato a mondi politici e culturali differenti.
Se Presutti e Piervincenzi riusciranno a farlo senza trasformare Report in uno strumento della parte opposta, il cambio potrebbe rivelarsi molto più interessante di quanto oggi molti immaginino.
Non vogliamo una Report “di destra” al posto di una presunta Report “di sinistra”.
Vorremmo semplicemente una Report che faccia domande scomode a chiunque.
A quel punto l’aria nuova sarebbe servita per qualcosa.
Tu cosa ne pensi? Il cambio di conduzione può fare bene a Report oppure senza Ranucci e gli inviati storici il programma rischia di perdere la propria identità? Scrivilo nei commenti.


