Esiste una scena classica che si ripete ogni volta che esce un film tratto da un videogioco: da un lato i fan storici che già sanno di volerlo vedere e cercano solo conferma che “abbiano fatto le cose per bene”, dall’altro i critici cinematografici che lo valutano come farebbero con qualsiasi altro film. Nel mezzo, invariabilmente, qualcuno che si arrabbia.
Questa volta a scaldarsi è stato Todd Garner, produttore di Mortal Kombat II, che appena uscite le prime recensioni ha aperto X e ha cominciato a scrivere con l’energia di uno che ha aspettato tutta la settimana per sfogare qualcosa.
L’occhio laser che ha fatto perdere la pazienza a tutti
Garner ha scritto che alcune delle recensioni lo facevano ridere, perché era evidente che chi le aveva scritte non aveva mai giocato al videogioco e non aveva la minima idea di cosa volessero i fan o di nessuna delle regole del canone di Mortal Kombat. E poi ha aggiunto il dettaglio specifico che evidentemente lo aveva fatto sbottare: un recensore era rimasto infastidito perché un personaggio “aveva un occhio laser”.
Ora. Per chi non lo sapesse: Kano, uno dei personaggi più iconici di Mortal Kombat sin dal 1992, ha un occhio bionico che spara raggi laser. È lì da trent’anni. È praticamente il suo segno distintivo. Immaginatevi un recensore che guarda un film su Spiderman e resta spiazzato perché “il tizio si arrampica sui muri”. Ecco, stessa energia.
Il punto di Garner è tecnicamente comprensibile: se non conosci minimamente quello che stai recensendo, c’è un problema. La domanda che sorge spontanea, però, è un’altra: davvero nessuno in tutta la redazione poteva spiegare al collega chi era Kano prima che uscisse a scrivere la recensione?
Il problema del film “fatto per i fan”
Garner ha insistito più volte, sia nel post originale che nelle risposte ai commenti, che Mortal Kombat II fosse stato fatto pensando ai fan e non ai critici. Ragionamento che ha una sua logica, se non fosse per un dettaglio di non poco conto: il film ha un budget di ottanta milioni di dollari. Con ottanta milioni di dollari non fai un prodotto di nicchia per i fan duri e puri – fai un film in migliaia di sale in tutto il mondo, con trailer ovunque e il nome sul manifesto a caratteri cubitali. A quel punto, chiunque si sieda in sala ha tutto il diritto di dire la sua, che abbia mai aperto il gioco o meno.
Qualcuno ha anche fatto notare a Garner che, a voler parlare di rispetto del canone, nel primo film si era inventato di sana pianta il personaggio di Cole Young e aveva pasticciato con la storia di Mileena e Kitana. Risposta del produttore: “Giusto.” Silenzio in sala. Fatality.
È il rischio di aprire la discussione sul rispetto del materiale originale quando sei il produttore di film che di quel materiale originale hanno preso qualche libertà creativa. Si apre una porta, e dall’altra parte c’è sempre qualcuno con un elenco pronto.
Noi gli abbiamo dato 7. Siamo ancora vivi.
Qui bisogna fare una piccola confessione: nella nostra recensione di Mortal Kombat II abbiamo messo 7. Sette. Non sei, non quattro, non “questo film è un insulto all’intelligenza umana”. Un discreto, onesto, rispettabile 7 su 10, che in qualsiasi sistema di valutazione sano di mente significa “ci siamo divertiti, ma c’è qualcosa che non gira al cento per cento.”
Stando alla logica di Garner, anche il 7 potrebbe configurarsi come mancanza di comprensione del genere, visto che non è un 10. Chi capisce davvero Mortal Kombat avrebbe scritto qualcosa come “capolavoro assoluto, finalmente il cinema è redento”. Il 7 lascia intendere che forse una cosa o due non funzionano benissimo, e questa è evidentemente una posizione difficile da digerire per chi ha prodotto il film.
Per la cronaca: le impronte digitali sul pad del Super Nintendo le abbiamo. L’occhio laser di Kano lo conoscevamo già prima di entrare in sala. Abbiamo semplicemente esercitato il lusso di avere un’opinione.
Alla fine, cosa rimane
Al netto delle polemiche social, Mortal Kombat II è nelle sale dal 6 maggio e fa quello che promette: sangue, Fatality, combattimenti, il tono goliardico di Karl Urban nei panni di Johnny Cage e due ore in cui non è richiesto di ragionare troppo. Il film ha preso il 73% su Rotten Tomatoes, che lo rende il capitolo live-action della saga più apprezzato dalla critica – il che, considerando la storia del franchise sul grande schermo, non è un risultato da sottovalutare.
Garner ha il diritto di essere orgoglioso del risultato. Forse, però, potrebbe anche lasciar perdere quella manciata di recensori senza contesto e godersi il fatto che la maggioranza dei critici ha apprezzato il suo giocattolone pieno di sangue e citazioni pop. Anche quelli che gli hanno dato 7.


