Ci sono film che al momento dell’uscita vengono ignorati, criticati o semplicemente dimenticati in fretta. Poi passano gli anni, il mondo cambia, e quei film tornano in superficie con una luce completamente diversa. Reign of Fire – uscito nel 2002 e mai distribuito in Italia con un titolo di particolare successo – è esattamente uno di questi. Un film sui draghi con Christian Bale e Matthew McConaughey, ambientato in un futuro post-apocalittico in cui i rettili volanti hanno bruciato praticamente tutto. Sembra una follia. Ed è una follia. Ma è anche uno di quei film che non annoia mai, e che oggi, nell’epoca di House of the Dragon e dei grandi kolossal fantasy, avrebbe probabilmente tutto il pubblico che non ha trovato vent’anni fa.
La premessa è volutamente assurda, e il film non fa nulla per nasconderlo. Sotto la superficie terrestre, da secoli, dormiva una specie di draghi sputafuoco. Nessuno lo sapeva. Poi qualcuno li sveglia per sbaglio durante dei lavori di scavo, e i draghi escono, bruciano tutto e distruggono la civiltà umana in modo abbastanza sistematico. Le armi moderne si rivelano quasi inutili contro di loro. I raccolti vengono bruciati. Gli esseri umani che sopravvivono si ritirano sottoterra o si rifugiano nelle poche strutture ancora in piedi – in Inghilterra, dove è ambientato il film, queste strutture sono i castelli medievali sparsi per il paese. Nel giro di qualche decennio, l’umanità è tornata a fare l’agricoltore all’interno di fortezze di pietra, con i draghi che sorvolano i cieli. Un’apocalisse che ha riportato il mondo al Medioevo.
Christian Bale interpreta il capo di una comunità di sopravvissuti, un uomo che ha costruito la sua vita intorno alla protezione delle persone che gli sono rimaste vicine. È il tipo di personaggio che Bale sa fare meglio di chiunque altro: sobrio, determinato, con una tensione interna che non si scarica mai completamente. Dall’altra parte c’è Matthew McConaughey nei panni di un cacciatore di draghi americano che arriva con la sua squadra e la sua elicottero per risolvere il problema alla maniera americana – ovvero con la massima forza e il minimo ragionamento. I due hanno barbe enormi, muscoli evidenti e un rapporto fatto di scontri continui che funziona proprio perché i loro personaggi sono costruiti come opposti perfetti: il gallese cauto contro l’americano scatenato.
Il film ha un dettaglio di costruzione del mondo che vale la pena ricordare. I draghi non sputano fuoco per magia: hanno due sacche nella bocca che producono due liquidi diversi, i quali a contatto tra loro creano una sorta di napalm naturale. E si nutrono di cenere, il che spiega perché abbiano sviluppato la capacità di bruciare tutto – bruciano le piante e poi mangiano quello che resta. È un tentativo di rendere biologicamente plausibile qualcosa di fondamentalmente fantastico, e funziona abbastanza bene da rendere il tutto più credibile di quanto ci si aspetterebbe.
Reign of Fire al botteghino non andò bene: incassò circa 82 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un costo di produzione di 60 milioni. Non fu un disastro totale, ma le aspettative erano più alte. La critica non fu particolarmente generosa, con un punteggio su Rotten Tomatoes del 41%. Ma c’è una differenza importante tra un film che non convince la critica al momento dell’uscita e un film che non vale la pena vedere. Reign of Fire appartiene alla seconda categoria: non è un capolavoro, ma è esattamente il tipo di film che si guarda volentieri, che non annoia mai e che ha qualcosa di genuino nel suo modo di raccontare una storia assurda con il massimo della serietà.
Ed è proprio questa serietà il suo punto di forza più sottovalutato. Il film non strizza l’occhio allo spettatore, non cerca di essere ironico su sé stesso, non si scusa per la premessa bizzarra. La racconta con convinzione, e questo la rende molto più divertente di quanto sarebbe se cercasse di essere una commedia.
Oggi il contesto è completamente diverso da quello del 2002. I draghi sono tornati ad essere uno degli elementi più popolari dell’intrattenimento moderno, grazie a House of the Dragon, ai grandi film di animazione e ai kolossal fantasy che dominano i cinema. La tecnologia per realizzare creature digitali credibili è enormemente migliorata. Un rifacimento di Reign of Fire – o anche una serie televisiva basata sullo stesso universo – avrebbe oggi tutti gli strumenti per essere qualcosa di davvero spettacolare, con il vantaggio di partire da una premessa originale e già costruita.
Un mondo in cui i draghi hanno vinto, gli esseri umani si sono rifugiati nei castelli medievali e la civiltà moderna è praticamente scomparsa è un punto di partenza narrativo ricchissimo. Ci sono storie da raccontare ovunque in quel mondo: cosa è successo durante i primi anni dell’apocalisse, come si sono organizzati i sopravvissuti nelle varie parti del pianeta, chi ha provato a combattere e chi ha scelto di convivere con i draghi. Il film originale ne mostra appena una piccola parte.
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