Il boss di Warner Bros ha appena confermato quello che tutti i fan della Terra di Mezzo speravano di sentire: Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum è ufficialmente in produzione e ha tutti i crismi per diventare uno dei “big tentpole” dello studio, alla pari di Batman, Superman e Harry Potter. David Zaslav, CEO di Warner Bros, durante una recente conference call finanziaria non ha usato mezzi termini: “Abbiamo un’ottima sceneggiatura su Il Signore degli Anelli con Peter Jackson e stiamo andando avanti”.
La notizia che fa tremare i polsi agli appassionati di cinema fantasy è che questo non sarà il classico “cash grab sequel” buttato lì per sfruttare un brand. No, qui stiamo parlando di un ritorno in grande stile con Andy Serkis che indosserà il doppio cappello di regista e protagonista, riprendendo il ruolo che l’ha reso una leggenda del motion capture. La scelta di Serkis non è casuale: rappresenta quella continuità stilistica e narrativa che nel cinema di genere è fondamentale per mantenere la suspension of disbelief.
Il film, previsto per il 17 dicembre 2027, si inserisce in quella finestra temporale tra Lo Hobbit e La Compagnia dell’Anello, esplorando cosa combinasse il nostro Sméagol durante gli anni più misteriosi della sua esistenza. È quello che nel gergo cinematografico chiamiamo un “interquel” – una strategia narrativa che permette di espandere l’universo senza tradire la timeline originale. Warner Bros ha già confermato che questo sarà solo il primo di due nuovi film della Terra di Mezzo, con Jackson, Fran Walsh e Philippa Boyens di nuovo al comando della nave.
Il ritorno del dream team originale
La vera genialata di questa operazione sta nella reunion creativa. Avere di nuovo Peter Jackson come produttore, affiancato dalle sue fedeli collaboratrici Fran Walsh e Philippa Boyens, significa garantire quella coerenza stilistica che spesso manca nei revival cinematografici. Nel mondo della produzione hollywoodiana, questo tipo di continuità è quello che distingue un sequel riuscito da un disastro annunciato.
Serkis ha già anticipato che si tratterà di una “storia piuttosto intensa” che manterrà il tone familiar della trilogia originale, ma con un approccio più introspettivo sul personaggio. “Stiamo indagando più in profondità il personaggio precedentemente noto come Sméagol, ma per lo più conosciuto come Gollum”, ha dichiarato il regista-attore, mostrando una comprensione profonda della character psychology che sarà cruciale per il successo del progetto.
La fase di pre-produzione dovrebbe iniziare nei prossimi mesi, con le riprese programmate per la prima metà del 2026. Serkis ha confermato che l’obiettivo è una release di dicembre 2027, mantenendo quella tradizione natalizia che ha reso iconiche le uscite precedenti della saga. Dal punto di vista della production pipeline, questo timing permetterà allo studio di curare ogni aspetto tecnico senza fretta.
Il dilemma del casting originale
La questione più delicata riguarda il potential return del cast originale. Orlando Bloom ha già espresso interesse per riprendere il ruolo di Legolas, ammettendo però che servirebbe un serio lavoro di de-aging technology per riportarlo all’aspetto de La Compagnia dell’Anello. Viggo Mortensen si è detto disponibile per Aragorn, mentre Sir Ian McKellen, ora ottantaseienne, ha dichiarato di essere pronto per Gandalf “finché l’età non mi raggiungerà”.
Questa situazione presenta quello che nel cinema chiamiamo un “temporal continuity challenge”. Gli attori sono invecchiati di oltre vent’anni, ma i loro personaggi dovrebbero apparire più giovani rispetto a come li vedevamo nella trilogia originale. Le opzioni sono essenzialmente due: affidarsi massicciamente alla digital de-aging technology oppure utilizzare il casting solo dove narrativamente giustificabile.
La strada del digital rejuvenation è costosa e rischiosa – abbiamo visto fin troppi esempi di uncanny valley negli ultimi anni. L’alternativa è costruire una sceneggiatura che non dipenda eccessivamente dalla presenza fisica degli attori originali, magari utilizzando creative workaround come flashback, voice-over o apparizioni limitate.
Una scommessa da blockbuster
Dal punto di vista del market positioning, Warner sta giocando una partita intelligente. Posizionare La Caccia a Gollum nella finestra di dicembre 2027 significa evitare la concorrenza diretta con altri franchise major e sfruttare quel holiday box office che ha sempre premiato la saga. Le sei pellicole precedenti hanno incassato complessivamente 6 miliardi di dollari, dimostrando che il pubblico ha ancora fame di Terra di Mezzo.
La scelta di focalizzarsi su Gollum è audace ma sensata. È un personaggio che permette di esplorare temi universali come la redenzione e la corruzione, mantenendo quel dark undertone che ha sempre caratterizzato i momenti migliori della saga. Inoltre, Serkis rappresenta una garanzia sia dal punto di vista performativo che registico, avendo già dimostrato le sue capacità con Mowgli e Venom: La furia di Carnage.
Il vero test sarà vedere se questo nuovo capitolo riuscirà a catturare quella magia emotiva che rese indimenticabile la trilogia originale, evitando al contempo i problemi di pacing che affliggevano la trilogia de Lo Hobbit. Con Serkis alla regia e Jackson come supervisore creativo, le premesse ci sono tutte.
E tu cosa ne pensi di questo ritorno nella Terra di Mezzo? Sei emozionato per rivedere Gollum protagonista assoluto o preferiresti un approccio diverso? Raccontaci la tua nei commenti!


