C’è un libro che generazioni di studenti hanno letto a scuola, che ha fatto stringere lo stomaco a milioni di lettori in tutto il mondo e che ha convinto quasi nessuno a portarlo in televisione. Stiamo parlando de Il Signore delle Mosche di William Golding, pubblicato nel 1954 e diventato uno dei romanzi più inquietanti e studiati del Novecento. Per settant’anni nessuno aveva mai osato farne una serie TV. Poi è arrivato Jack Thorne, e tutto è cambiato. La miniserie è disponibile adesso su NOW, e quello che ha realizzato vale davvero la pena di scoprire – anche se non avete mai letto il libro.
La storia del romanzo che nessuno voleva pubblicare
Prima di parlare della serie, vale la pena raccontare una curiosità che in pochi conoscono: quando William Golding scrisse Il Signore delle Mosche, il romanzo venne rifiutato da ben venti case editrici prima di trovare un editore disposto a pubblicarlo. Venti. Non due, non cinque. Venti rifiuti consecutivi per quello che sarebbe diventato uno dei libri più venduti e più studiati della storia della letteratura del Novecento. Golding vinse poi il Premio Nobel per la Letteratura nel 1983, e il romanzo viene tuttora letto in scuole di tutto il mondo.
La storia è semplice nella sua premessa e devastante nelle sue conseguenze. Un aereo precipita su un’isola deserta nel mezzo del Pacifico. Gli adulti a bordo muoiono tutti. I superstiti sono un gruppo di ragazzi britannici, soli, senza regole e senza nessuno che li guidi. Il loro tentativo di costruire una piccola società ordinata dura pochissimo. La democrazia, rappresentata da una conchiglia che chi la tiene può parlare, si sfalda di fronte all’istinto, alla paura e alla sete di potere. Golding sosteneva che “l’uomo produce il male come le api producono il miele”. Il romanzo è la dimostrazione pratica di questa idea.
Perché ci sono voluti 70 anni per farne una serie
Il libro ha già avuto tre adattamenti cinematografici: uno nel 1963, fedele all’opera originale e girato con attori non professionisti, uno nel 1975 e uno nel 1990, americano, che però si concentrava più sulla violenza fisica che sulla profondità psicologica del testo. Nessuno di questi era una serie televisiva. E nessuno aveva mai avuto il coraggio – o forse la pazienza – di sviluppare la storia in quattro episodi, dando a ogni personaggio il tempo e lo spazio che merita.
L’uomo che ci è riuscito è Jack Thorne, lo stesso sceneggiatore che nel 2025 ha scritto Adolescence, la serie che ha conquistato Emmy e Golden Globe e che ha fatto piangere mezza Europa davanti allo schermo. Thorne ha letto Il Signore delle Mosche per la prima volta quando aveva 9 anni. Si riconobbe in Simon, il ragazzo introverso e quasi invisibile. Quella lettura non lo ha più lasciato. Per quasi vent’anni ha coltivato l’idea di adattarlo per la televisione, aspettando il momento giusto. Quando finalmente ci è riuscito, ha dichiarato di essere “ancora incredulo che ci sia stata data questa possibilità”. La famiglia di Golding ha seguito e sostenuto attivamente l’intera produzione, cosa che non era affatto scontata.
Girata in Malaysia con 30 ragazzi quasi tutti esordienti
La miniserie è composta da quattro episodi, ognuno dei quali porta il nome di un personaggio: Piggy, Jack, Simon, Ralph. Una struttura narrativa originale che permette di vedere gli stessi eventi da prospettive diverse, come se ogni ragazzo vivesse su un’isola leggermente diversa pur essendo sullo stesso posto.
Le riprese si sono svolte nell’arcipelago di Langkawi, in Malaysia, con una natura tropicale lussureggiante che fa da contrasto visivo alla violenza sempre più intensa dei protagonisti. Il regista Marc Munden ha costruito un’estetica precisa: colori saturi quasi allucinatori, immagini che deformano i contorni del fotogramma, una giungla che sembra un luogo mentale prima ancora che fisico. Il risultato ricorda visivamente The Beach di Danny Boyle e La sottile linea rossa di Malick, ma con un linguaggio tutto suo.
Il cast è composto da oltre 30 ragazzi, molti dei quali al loro primo ruolo professionale in assoluto. Trovare i giusti interpreti ha richiesto un processo di casting lunghissimo. Il risultato è straordinario: i giovani attori restituiscono un’autenticità rara, quella degli occhi che conservano ancora un’innocenza apparente mentre il corpo compie gesti sempre più violenti. Tra loro spicca Lox Pratt, che interpreta Jack, il villain della storia. Prossimamente lo vedremo anche nella nuova serie di Harry Potter, dove avrà il ruolo di Draco Malfoy. Un debutto che difficilmente passerà inosservato.
La colonna sonora firmata da tre giganti
Una delle curiosità più sorprendenti riguarda la musica. Per una miniserie di soli quattro episodi, la produzione ha chiamato tre compositori tra i più importanti al mondo. Cristobal Tapia de Veer, già autore delle colonne sonore di The White Lotus e Smile, ha curato la colonna sonora principale. Hans Zimmer, l’uomo dietro le musiche di Dune, Il Re Leone e decine di altri film entrati nella storia del cinema, ha composto il tema principale. Kara Talve, autrice delle musiche de Il tatuatore di Auschwitz, ha aggiunto le musiche complementari. Il risultato è una pressione psicologica continua che accompagna le immagini senza mai lasciarle respirare del tutto.
Un racconto che parla del mondo di oggi
La serie è stata presentata in anteprima mondiale alla 76esima Berlinale nel febbraio 2026, prima di arrivare in Italia su NOW. Le recensioni sono state positive, con qualche voce critica sulla scelta di aggiungere backstory psicologici ai personaggi rispetto al romanzo originale, dove i ragazzi erano più simboli che individui. Ma il giudizio complessivo è quello di un adattamento che rispetta lo spirito del libro senza imbalsamarlo.
Quello che colpisce di più, guardando la serie nel 2026, è quanto la storia sembri attuale. Un gruppo che si divide in tribù. Un leader che usa la paura per controllare gli altri. Le regole che durano finché fa comodo a chi ha il potere. Il Signore delle Mosche non parla di bambini su un’isola. Parla di noi, ogni giorno, ovunque guardiamo.
Il Signore delle Mosche è disponibile su NOW. Lo avete già visto? Cosa ne pensate? Lasciate un commento qui sotto e diteci la vostra.


