Hai presente quando un attore ruba letteralmente la scena pur comparendo pochissimo? Ecco, Anthony Hopkins ne Il silenzio degli innocenti ha portato questo concetto a un livello completamente nuovo. Parliamo di 24 minuti e 52 secondi di apparizione totale in un film che dura oltre due ore. Eppure, quei pochi minuti sono bastati per portarsi a casa l’Oscar come miglior attore protagonista nel 1992. Non come non protagonista o comprimario, proprio come protagonista. Una delle performance più brevi mai premiate con la statuetta d’oro, seconda solo a Patricia Neal che vinse per Hud nel 1963 con 21 minuti e 51 secondi. Ma come ha fatto Hopkins a diventare immortale con così poco tempo sullo schermo?
Il personaggio che terrorizza anche quando non c’è
La risposta è semplice: Hannibal Lecter è talmente potente, inquietante e magnetico che la sua presenza aleggia su tutto il film anche quando non compare. Ogni scena, ogni dialogo, ogni decisione di Clarice Starling (Jodie Foster) è influenzata dal loro rapporto. Hopkins ha creato un personaggio che ti entra dentro, che senti sempre presente anche quando non lo vedi. Lo sguardo fisso senza mai sbattere le palpebre, la voce calibrata, ogni minimo movimento studiato per sembrare un predatore che osserva la sua preda.
E pensare che quando Hopkins ricevette il copione, per un attimo pensò si trattasse di una fiaba per bambini. Il titolo originale è “The Silence of the Lambs” (Il silenzio degli agnelli), e lui immaginò qualcosa di dolce e infantile. Dopo dieci pagine chiamò subito la produzione: “Era la parte migliore che avessi mai letto“, ha raccontato recentemente al Red Sea Film Festival. “Era solo una piccola parte, ma sapevo come interpretarlo: una macchina, un genio intellettuale in forma psicotica, che non prova alcun sentimento per l’umanità”.
L’improvvisazione che terrorizzò davvero Jodie Foster
Una delle scene più iconiche del film contiene un dettaglio che pochi sanno essere completamente improvvisato. Quando Hannibal racconta a Clarice: “Uno che faceva un censimento una volta tentò di interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti”, Hopkins aggiunse di sua iniziativa quel sinistro risucchio fatto a denti stretti subito dopo la frase. Jodie Foster non se lo aspettava minimamente e la sua reazione scioccata che vediamo nel film è autentica, non recitata. Hopkins l’aveva letteralmente sorpresa e spaventata, e il regista Jonathan Demme decise di tenere quella versione perché perfetta.
Ma c’è di più: quella frase apparentemente casuale sulle fave, il fegato e il Chianti nasconderebbe un messaggio nascosto. Una teoria molto accreditata sostiene che si tratti di un indizio sulla sua lucidità mentale. Gli antidepressivi I-MAO, i più usati negli istituti psichiatrici, hanno effetti devastanti se combinati con cibi contenenti tiramina: fegato, fave e vino. Hannibal sta comunicando a Clarice che non assume psicofarmaci, quindi è perfettamente lucido e le sue informazioni sono affidabili. Un dettaglio geniale nascosto in bella vista.
Hopkins studiò Charles Manson per non sbattere le palpebre
Per entrare nel personaggio, Hopkins fece un lavoro di ricerca maniacale. Guardò video di interrogatori di serial killer reali, in particolare quelli di Charles Manson, notando come il famigerato criminale sbattesse pochissimo le palpebre durante gli interrogatori. Hopkins decise di replicare questo dettaglio, rendendo lo sguardo di Lecter ipnotico e inquietante. Partecipò a processi giudiziari reali, visitò carceri, visionò decine di interviste. Tutto per costruire un personaggio che fosse credibile nel suo essere mostruoso.
E la cosa funzionò talmente bene che sul set Jodie Foster aveva davvero paura di lui. L’attrice ha confessato più volte di aver evitato Hopkins per tutta la durata delle riprese. “Non gli ho mai parlato. Era spaventoso”, ha raccontato a Graham Norton. Durante l’ultimo giorno di riprese, Hopkins si avvicinò finalmente a lei e Jodie, quasi con le lacrime agli occhi, gli disse: “Avevo davvero paura di te”. La risposta di Hopkins la spiazzò completamente: “Avevo paura di te anch’io!“. Due giganti della recitazione, entrambi intimoriti dall’altro.
Sean Connery disse no perché lo trovava “rivoltante”
Ma Hopkins non era la prima scelta per Hannibal Lecter. Inizialmente il ruolo era stato offerto a Sean Connery, che dopo aver letto la sceneggiatura la definì “rivoltante” e rifiutò senza pensarci due volte. Una decisione che si rivelerà uno degli errori più clamorosi della sua carriera, considerando che Hopkins vinse l’Oscar e il personaggio divenne leggendario. Del resto, Connery era già famoso per aver rifiutato ruoli poi diventati iconici: aveva detto no a Gandalf ne Il Signore degli Anelli, a Morpheus in Matrix, a ruoli in Blade Runner, Jurassic Park e Harry Potter. Una vera e propria collezione di occasioni perse.
Prima di Connery, era stato Gene Hackman a comprare i diritti del romanzo pensando di dirigere il film e interpretare Lecter. Ma presto si tirò indietro, trovando il materiale troppo disturbante. Anche Michelle Pfeiffer era stata presa in considerazione per Clarice, ma rifiutò perché “preoccupata per l’oscurità del pezzo”. A quel punto arrivarono Hopkins e Foster, e il resto è storia del cinema.
Il segreto nascosto nella locandina con Dalí
Hai mai guardato attentamente la locandina del film? Quella con la falena appoggiata sulle labbra? Se osservi bene il teschio sul dorso della sfinge testa di morto (la falena che Buffalo Bill inseriva nella bocca delle vittime), noterai qualcosa di strano. Non è un vero teschio: è composto da sette donne nude disposte in modo da formare l’illusione ottica di un cranio. Si tratta di una celebre foto del 1951 scattata da Salvador Dalí e dal fotografo Philippe Halsman, intitolata “In voluptas mors” (“Nel piacere la morte”). Un dettaglio macabro e geniale che quasi nessuno nota a prima vista.
Thomas Harris seguì il Mostro di Firenze per Hannibal
Lo scrittore Thomas Harris, autore del romanzo originale, è famoso per il suo carattere estremamente riservato. Non partecipò mai alle riprese, non rilasciava interviste, era praticamente un fantasma. Ma mentre lavorava al sequel “Hannibal”, Harris venne visto più volte nelle aule del processo contro Pietro Pacciani, il principale sospettato per i delitti del Mostro di Firenze. Lo scrittore prendeva appunti, studiava i dettagli del caso, cercava ispirazione per il suo personaggio. L’Italia e le sue storie criminali più oscure hanno contribuito a plasmare il cannibale più famoso del cinema.
Quando il film vinse i cinque Oscar principali (miglior film, regia, sceneggiatura, attore e attrice), Harris sorprese tutti inviando ai vincitori delle casse di Amarone, il vino che il Lecter letterario preferisce accompagnare a fave e fegato umano (nei film diventa Chianti per motivi di pronuncia più semplice per il pubblico americano).
Il cambio di titolo per non offendere gli Agnelli
Il titolo originale è “The Silence of the Lambs”, che tradotto letteralmente significa “Il silenzio degli agnelli”. Ma in Italia decisero di cambiarlo in “Il silenzio degli innocenti“. Il motivo? Probabilmente per evitare qualsiasi riferimento alla famiglia Agnelli, potentissima nell’industria automobilistica nazionale. Una scelta prudente che però ha cambiato leggermente il senso del titolo, visto che nel film il riferimento agli agnelli è centrale nel trauma infantile di Clarice.
Un record che resiste da oltre 30 anni
Il silenzio degli innocenti è solo il terzo film nella storia ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali, i cosiddetti “Big Five“: miglior film, miglior regia (Jonathan Demme), miglior sceneggiatura (Ted Tally), miglior attrice (Jodie Foster) e miglior attore (Anthony Hopkins). Prima di lui ci erano riusciti solo “Accadde una notte” (1934) e “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975). Da allora, in oltre 30 anni, nessun altro film è più riuscito nell’impresa.
E pensare che il film uscì nelle sale a San Valentino 1991, una data insolita per un thriller horror. La Orion Pictures aveva inizialmente programmato l’uscita per l’autunno 1990, ma la spostò per non entrare in competizione con “Balla coi lupi” di Kevin Costner, su cui stavano puntando per gli Oscar. Una decisione saggia: Balla coi lupi vinse 7 statuette nel 1991, e l’anno dopo toccò a Il silenzio degli innocenti dominare la cerimonia.
Hopkins creò un’icona immortale con meno di 25 minuti sullo schermo. L’American Film Institute ha inserito Hannibal Lecter al primo posto nella classifica dei cento più grandi cattivi di sempre. La sua battuta sulle fave e il Chianti è al 21° posto tra le migliori citazioni cinematografiche. E tutto questo partendo da una “piccola parte” che l’attore capì subito essere speciale.
E tu, conoscevi queste curiosità? Sapevi che Hopkins recita così poco nel film? Raccontaci nei commenti qual è la tua scena preferita con Hannibal Lecter!


