Il tribunale di Milano ha depositato l’ordinanza del 19 marzo 2026 e in teoria dovrebbe essere una vittoria netta di Alfonso Signorini. I video di Falsissimo vanno rimossi, le accuse di estorsioni sessuali non hanno nessun elemento concreto a supporto, e Fabrizio Corona rischia 750 euro per ogni giorno di ritardo nella rimozione dei contenuti. Tutto chiaro, tutto definito. Eppure nelle ultime ore succede qualcosa di paradossale: sia gli avvocati di Signorini sia l’avvocato di Corona dichiarano di aver vinto. E la cosa ancora più strana è che entrambi hanno qualcosa di vero da dire.
Per capire come si è arrivati a questo punto bisogna ripercorrere velocemente la storia. Tutto comincia a gennaio 2026 quando Corona lancia Falsissimo, un format online in cui accusa Signorini di gestire un sistema di favori sessuali per far entrare giovani aspiranti nel mondo della televisione. Il 26 gennaio il giudice Roberto Pertile accoglie il ricorso d’urgenza di Signorini: Corona deve rimuovere tutto, non può pubblicare altro, e deve anche consegnare al tribunale tutti i materiali usati per costruire le puntate – chat, video, documenti, telefonate. Per ogni violazione: duemila euro al giorno.
Corona non si ferma. Continua a pubblicare, sfida apertamente l’ordinanza, dice che non si fermerà mai. A febbraio la situazione precipita: Instagram, YouTube e TikTok rimuovono tutti i suoi profili in pochi giorni, tra iniziative di Mediaset sul piano del copyright e decisioni autonome delle piattaforme per violazione degli standard della community. Sembra la fine di Falsissimo. Ma Corona annuncia che porterà lo show a teatro, in un tour nelle città italiane. L’avvocato Ivano Chiesa presenta un reclamo formale contro l’ordinanza di gennaio, e il 19 marzo si tiene l’udienza davanti al collegio del tribunale civile.
L’ordinanza del 19 marzo: cosa dice davvero
Il tribunale conferma tutto quello che aveva stabilito a gennaio. I contenuti di Falsissimo su Signorini sono lesivi dell’onore, della reputazione e della riservatezza. Non rientrano nel diritto di cronaca perché mancano dei requisiti fondamentali: la verità verificata dei fatti, la pertinenza con un interesse pubblico reale, e quello che in giurisprudenza si chiama la continenza, cioè il modo corretto e non inutilmente offensivo di esporre le notizie. L’ordinanza cita espressamente l’espressione “porco lurido” usata da Corona nei confronti di Signorini, definendola una lesione gratuita dell’onore che non ha nulla a che vedere con la critica professionale o civile.
Il passaggio più importante riguarda le estorsioni sessuali. Il tribunale scrive in modo netto: non c’è nessun elemento concreto che dimostri il cosiddetto “sistema Signorini” – cioè quel meccanismo di ricatti sessuali per favorire l’ingresso di giovani nelle trasmissioni televisive. Corona aveva presentato queste accuse come fatti già assodati e incontrovertibili. Per i giudici invece erano illazioni diffuse come certezze, senza nulla di solido a supportarle né al momento delle pubblicazioni né adesso. La multa scende da duemila a 750 euro per ogni violazione – una modifica tecnica rispetto all’ordinanza di gennaio, ma il senso complessivo non cambia.
Perché allora l’avvocato di Corona festeggia
Ed ecco il paradosso. L’avvocato Ivano Chiesa esce dall’udienza e dichiara: “Abbiamo vinto noi”. Come è possibile, di fronte a un’ordinanza che impone la rimozione di tutto e nega qualsiasi copertura del diritto di cronaca?
Il punto che Chiesa rivendica è preciso e non banale. Il tribunale, nell’ordinanza del 19 marzo, ha riconosciuto esplicitamente che il diritto di cronaca spetta a tutti i cittadini, non solo ai giornalisti professionisti. Corona non è iscritto all’Ordine dei giornalisti, e la prima ordinanza di gennaio sembrava togliergli qualsiasi legittimità nel raccontare certi fatti proprio per questo motivo. Il collegio ha invece chiarito che chiunque può esercitare il diritto di critica e di cronaca, purché rispetti i requisiti di verità, pertinenza e continenza. Corona non li ha rispettati in questi video specifici, ed è per questo che vanno rimossi. Ma il principio generale – che un non giornalista può fare inchiesta e parlare di fatti di interesse pubblico – viene riconosciuto. Per Chiesa questo è un precedente importante, e annuncia che ci saranno novità in arrivo.
Va anche ricordato che il reclamo di Corona aveva chiesto di eliminare l’obbligo di consegnare al tribunale tutti i materiali usati per costruire le puntate. Su questo punto l’ordinanza di marzo ha accolto parzialmente la richiesta della difesa, considerando non necessaria quella misura. Un risultato concreto, anche se marginale rispetto al quadro complessivo.
La guerra continua su più fronti
Quello civile è solo uno dei tavoli aperti. In sede penale la situazione è ancora più aggrovigliata. Corona è indagato per diffamazione aggravata e per aver diffuso materiale privato su Signorini – quello che la legge chiama diffusione illecita di immagini o video privati. Ma nello stesso tempo Alfonso Signorini è stato denunciato dal modello Antonio Medugno per violenza sessuale ed estorsione, e la Procura sta ancora indagando su quella denuncia. Il cerchio si chiude in modo quasi kafkiano: Corona accusato di diffamazione per aver parlato di accuse che sono ancora sotto indagine, Signorini che deve difendersi in sede penale mentre vince in sede civile.
Il giudice Pertile ha inoltre trasmesso gli atti alla Procura per valutare se Corona abbia violato dolosamente l’ordinanza di gennaio continuando a pubblicare contenuti. Un ulteriore fronte penale che si aggiunge a quelli già aperti.
Chi ha vinto davvero
Sul piano legale immediato, Signorini. I video restano vietati, le accuse di estorsioni sessuali vengono pubblicamente smontate da un tribunale, e Corona deve pagare ogni volta che viola le misure imposte. Sul piano della narrativa pubblica, invece, la risposta è meno scontata. Corona continua a muoversi, continua a comunicare, e il suo avvocato ha già annunciato che la storia non è finita.
Pensi che il tribunale abbia trovato il giusto equilibrio tra la libertà di espressione e la tutela della reputazione, o qualcuno dei due ha subito un torto? Scrivilo nei commenti – su questa vicenda le posizioni sono nettamente divise e nessuno sembra disposto a cedere un centimetro.


