Irama sarà il nuovo giudice di X Factor 2026 e prenderà il posto di Achille Lauro al tavolo con Paola Iezzi, Francesco Gabbani e Jake La Furia. La notizia ora è ufficiale: Sky ha annunciato la squadra della nuova edizione, con Giorgia confermata alla conduzione e il debutto del cantante tra i giudici. Le audizioni partiranno il 2 e 3 giugno a Milano, mentre il programma tornerà in onda in autunno, come sempre su Sky e in streaming su NOW.
E qui la domanda viene spontanea: Irama è la scelta giusta per X Factor? Perché il suo ingresso non è un dettaglio da poco. X Factor vive di voci, talento, assegnazioni, scontri tra giudici e capacità di capire chi può reggere un percorso vero. Non basta essere un artista famoso. Non basta avere hit. Non basta aver fatto Sanremo, Amici, tour, palazzetti e milioni di stream. Il ruolo del giudice è un’altra cosa: devi leggere un concorrente, consigliarlo, difenderlo, a volte anche dirgli cose scomode senza sembrare uno che sta recitando la parte del severo.
Irama arriva in un momento molto particolare della sua carriera. Ha pubblicato da poco il singolo Cabana e l’11 giugno sarà per la prima volta in concerto a San Siro, una data enorme per un artista che negli ultimi anni ha consolidato un pubblico molto fedele. Questo conta, perché X Factor non sta scegliendo un nome qualunque: sta scegliendo un cantante ancora pienamente dentro il mercato pop italiano, non una figura “da archivio” chiamata a fare il professore.
Da una parte è un vantaggio. Irama conosce bene la pressione della competizione televisiva, perché la sua popolarità è passata anche da Amici, dove ha vinto nel 2018, e poi da più partecipazioni a Sanremo. Sa cosa significa essere giudicato, esposto, discusso, commentato. Sa anche quanto una performance possa cambiare la percezione del pubblico nel giro di tre minuti. Per i ragazzi di X Factor, avere davanti qualcuno che quella macchina l’ha attraversata davvero può essere utile.
Dall’altra parte c’è il dubbio. Irama riuscirà a essere incisivo come giudice? Avrà la voglia di mettersi davvero in gioco televisivamente, oppure resterà più trattenuto? Perché il tavolo di X Factor non perdona troppo. Se sei troppo silenzioso, sparisci. Se fai il personaggio a tutti i costi, stanchi. Se provi a imitare qualcun altro, il pubblico se ne accorge subito.
La giuria, nel complesso, sembra pensata per tenere insieme mondi diversi. Paola Iezzi porta pop, immagine, esperienza televisiva e una certa capacità di stare davanti alla camera. Francesco Gabbani rappresenta il cantautorato pop più trasversale, con un modo di comunicare molto ordinato e rassicurante. Jake La Furia copre l’area rap e urban, ma anche quella del commento più diretto, magari meno patinato. Irama entra come quota pop contemporanea, più vicina a un pubblico giovane, ma non solo teen.
La vera assenza, naturalmente, è Achille Lauro. Il suo posto non era semplice da riempire, perché Lauro a X Factor portava una presenza molto riconoscibile: estetica, provocazione, gusto per la messa in scena, un modo di parlare spesso più teatrale che tecnico. Irama è diverso. Meno personaggio, almeno sulla carta. Più legato alla canzone, alla voce, alla scrittura pop, alla costruzione emotiva del brano. Questo potrebbe cambiare il tono della giuria.
E forse è proprio qui che X Factor si gioca una cosa importante. Dopo tanti anni, il programma ha bisogno di sembrare vivo, non solo ben confezionato. La conduzione di Giorgia, confermata dopo la scorsa edizione, dà continuità. La giuria in parte stabile evita l’effetto “azzeriamo tutto perché non sappiamo dove andare”. L’arrivo di Irama, invece, serve a mettere una novità vera senza stravolgere l’impianto.
Poi c’è il web, ovviamente. Già quando il nome di Irama circolava come indiscrezione, il pubblico si era diviso. C’era chi vedeva in lui una scelta intelligente, perché è un artista giovane ma già con un percorso solido. E c’era chi storceva il naso, chiedendosi se abbia davvero l’autorevolezza per giudicare altri cantanti. In mezzo, come sempre, ci sono quelli che guarderanno la prima puntata solo per capire se funziona o no.
Io credo che la curiosità sia legittima. Irama non è una scelta assurda. Anzi, ha senso. Ha esperienza televisiva, conosce il pop italiano attuale, ha un pubblico, ha attraversato più fasi artistiche e non arriva da una carriera costruita solo sui social. Però deve dimostrare una cosa: saper uscire dal ruolo di artista e diventare guida. Perché a X Factor non basta dire “mi sei arrivato” o “hai spaccato”. Quelle frasi ormai le può dire chiunque. Serve capire cosa manca a un concorrente, quale pezzo assegnargli, come proteggerlo senza soffocarlo, quando spingerlo e quando fermarlo.
E poi serve personalità. Non per forza rissa, eh. Non è obbligatorio urlare o creare clip da social a ogni puntata. Ma serve una voce chiara. Il pubblico deve capire che tipo di giudice sarà Irama: emotivo? Tecnico? Strategico? Protettivo? Spietato quando serve? Se resta troppo neutro, rischia di essere una presenza elegante ma poco memorabile.
Le audizioni di giugno daranno già una prima risposta. Lì si capirà se il tavolo ha chimica, se Irama trova subito il suo spazio e se il rapporto con Paola Iezzi, Gabbani e Jake La Furia funziona. Perché X Factor non è solo la gara dei concorrenti. È anche la gara dei giudici, anche se nessuno lo dice troppo apertamente.
In fondo, il pubblico guarda i talent anche per questo: vuole discutere le scelte, arrabbiarsi per un’eliminazione, dire che un giudice non ha capito nulla, tifare per una squadra, cambiare idea dopo una performance. Con Irama, la nuova edizione parte già con una domanda forte: sarà davvero un valore aggiunto o solo un nome pop messo lì per attirare pubblico?
Lo scopriremo presto. Intanto il cast è fatto, la macchina è ripartita e X Factor 2026 ha già il suo primo argomento di discussione.
E tu cosa ne pensi? Irama è la scelta giusta per X Factor o avresti preferito un nome diverso al posto di Achille Lauro? Scrivilo nei commenti.


