Ivana Spagna ha messo il dito su uno dei problemi più evidenti della musica italiana di oggi: per arrivare a Sanremo, e spesso ancora prima per ottenere l’attenzione di una casa discografica, avere una bella canzone non sembra più sufficiente. Servono un personaggio riconoscibile, numeri, pubblico, streaming, social e la capacità di generare interesse prima ancora di mettere piede sul palco.
La cantante di Easy Lady lo ha detto senza troppi giri di parole parlando del Festival: «Decidono se gli serve un personaggio o un altro, non vale più di tanto la canzone». Non sostiene che i brani non abbiano alcuna importanza, ma che la scelta degli artisti risponda ormai a molti altri criteri.
E su questo, secondo me, Spagna ha ragione.
Non perché oggi non esistano cantanti bravi o canzoni bellissime. Ce ne sono eccome. Il problema è che la qualità musicale è diventata soltanto una delle variabili. A volte neppure la prima.
Prima ti ascoltavano, oggi controllano anche quanti ti seguono
Spagna aveva espresso un concetto molto simile già nel marzo 2026, spiegando che in passato esistevano certamente strategie e interessi delle case discografiche, ma secondo lei c’era «più orecchio per le canzoni», mentre oggi «si guarda solo la visibilità».
È una frase dura, ma descrive bene una trasformazione che chiunque segua la musica può vedere.
Un artista oggi non arriva davanti a un’etichetta soltanto con una demo.
Arriva anche con il numero di follower, le visualizzazioni su TikTok, gli ascoltatori mensili, i video che hanno funzionato, l’età del pubblico che lo segue e la capacità di trasformarsi in contenuto.
Avere già centinaia di migliaia di persone interessate significa presentarsi con una parte del rischio commerciale già eliminata.
E questo inevitabilmente pesa.
Il paradosso è che una voce straordinaria senza pubblico può risultare meno appetibile di un artista tecnicamente molto più debole ma con milioni di follower.
Poi ci sono Auto-Tune, correzione dell’intonazione, produzioni sempre più sofisticate e strumenti capaci di sistemare parecchio anche dopo la registrazione. Nessuno di questi strumenti è di per sé negativo: l’Auto-Tune può essere una scelta stilistica e viene utilizzato anche da artisti perfettamente capaci di cantare.
Il problema nasce se la tecnologia permette di considerare secondaria una capacità che un tempo era praticamente il requisito di ingresso.
Se sei forte sui social, hai un’immagine vendibile e riesci a generare interazioni, essere un cantante eccezionale può diventare sorprendentemente meno urgente.
Sanremo oggi deve scegliere anche personaggi
Il Festival stesso è cambiato.
Non è più soltanto una gara di canzoni seguita per cinque serate e poi archiviata. È diventato un evento che vive per settimane sui social, genera meme, classifiche Spotify, video, interviste, polemiche e contenuti capaci di continuare a circolare ben oltre la finale.
Avere in gara trenta ottimi brani cantati da trenta sconosciuti sarebbe musicalmente interessante, ma probabilmente molto meno conveniente per una macchina televisiva di queste dimensioni.
Spagna lo sa e non fa nemmeno una distinzione tra uomini e donne: per lei deve funzionare anche il personaggio, oltre alla canzone.
Il problema arriva se l’ordine si capovolge.
Prima troviamo il personaggio e poi cerchiamo qualcosa da fargli cantare.
Ivana Spagna arriva da un mondo completamente diverso
La sua posizione diventa ancora più comprensibile guardando la carriera che ha alle spalle.
Nel 1986 Easy Lady trasformò Spagna in una delle artiste italiane più conosciute all’estero. Il successo proseguì con Call Me, che arrivò fino al secondo posto della classifica britannica, risultato rarissimo per un’artista italiana.
Non esistevano follower da mostrare a un’etichetta.
Il pubblico arrivava dopo.
Nel suo caso arrivò anche l’incontro con Disney per Il Re Leone. Spagna ha raccontato che per la versione italiana de Il cerchio della vita erano state provinate diverse interpreti molto importanti e che la scelta finale cadde sulla sua voce.
Quel brano sarebbe poi diventato uno dei più riconoscibili della sua carriera.
Nel 2024 è tornata proprio sul palco dell’Ariston accanto a Clara durante la serata delle cover, cantando Il cerchio della vita insieme al coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino.
Dietro la carriera c’è stato anche un periodo terribile
Nella nuova intervista Spagna ha parlato anche della parte più dolorosa della propria vita.
Dopo la morte della madre attraversò un periodo di fortissima sofferenza. Continuò comunque il tour perché, come aveva già raccontato in passato, non voleva che tecnici e musicisti perdessero il lavoro a causa sua. Arrivata alla fine di quel periodo, fisicamente ed emotivamente distrutta, pensò di suicidarsi.
A interrompere quel momento fu il miagolio della sua gatta.
Spagna ha raccontato che quel suono la riportò improvvisamente alla realtà: guardò l’animale e pensò a chi se ne sarebbe occupato se lei non ci fosse stata. Da quel momento ha spesso utilizzato la propria esperienza per invitare chi attraversa una situazione simile a non arrendersi.
Il rapporto con gli animali continua a essere una parte importante della sua vita. A marzo 2026, ospite di Domenica In, parlava ancora con Mara Venier del suo fortissimo legame con i gatti.
Tina Turner, un quadro e una cena mai avvenuta
Tra i ricordi più curiosi c’è anche Tina Turner.
Spagna la incontrò a Milano in occasione di un compleanno e, non sapendo cosa regalarle, decise di dipingerle personalmente un quadro. In una precedente intervista aveva raccontato che Turner lo teneva nella sua casa di Zurigo.
Successivamente arrivò anche un invito a cena, ma Spagna lo rifiutò perché proprio in quel periodo era morta una delle sue gatte.
Le due finirono per perdere i contatti.
È uno di quei racconti che descrivono abbastanza bene Ivana Spagna: una cantante capace di vendere milioni di dischi e frequentare star internazionali, ma anche di rinunciare a una cena con Tina Turner perché stava soffrendo per la morte del proprio animale.
«La canzone non conta più come prima» è una provocazione, ma non così lontana dalla realtà
Naturalmente sarebbe sbagliato idealizzare il passato.
Le case discografiche hanno sempre cercato artisti commerciabili. Sanremo ha sempre avuto logiche televisive, rapporti con le etichette, nomi capaci di attirare pubblico e scelte che non dipendevano unicamente dalla qualità musicale.
La differenza è che oggi abbiamo numeri immediatamente misurabili per stabilire quanto un artista sia già popolare prima ancora di pubblicare il prossimo brano.
Ed è difficile pensare che quei dati non pesino.
Per questo la provocazione di Spagna mi trova abbastanza d’accordo: la canzone dovrebbe tornare a essere il motivo principale per cui un cantante arriva su un palco come Sanremo, non il contenuto necessario da associare a un personaggio che possiede già i numeri giusti.
Puoi avere milioni di follower.
Puoi avere il look perfetto.
Puoi correggere una voce in studio fino a renderla impeccabile.
Alla fine, però, se dopo cinque anni nessuno ricorda la canzone, qualcosa non ha funzionato.
Secondo voi Ivana Spagna ha ragione? Oggi a Sanremo conta ancora più la canzone oppure follower, immagine e popolarità stanno diventando troppo importanti? Scrivetecelo nei commenti.


