Stasera, prima serata di Sanremo 2026, J-Ax – nome d’arte di Alessandro Aleotti, 71 dischi di platino e 18 d’oro, uno dei pilastri del rap italiano da quasi trent’anni – debutta per la prima volta da solista all’Ariston con “Italia starter pack”. Non è la sua prima volta al Festival: nel 2023 era salito su quel palco con gli Articolo 31 e DJ Jad per “Un bel viaggio”. Ma questa è un’altra storia, e lo si capisce subito: genere diverso, registro diverso, e un’idea che nasce – secondo le parole dello stesso artista – dai meme di Internet. Il country-pop che si incontra con la critica sociale, dentro un brano scritto insieme ad Andrea Bonomo e Lorenzo Buso, che J-Ax stesso ha definito “praticamente il pacchetto base per iniziare a essere italiano”.
Un’idea nata dai meme
Il concetto di starter pack viene dalla cultura digitale: è un formato di meme che raccoglie immagini e oggetti per descrivere ironicamente una categoria di persone. J-Ax ha preso quel format – uno strumento visivo e rapido, fatto per far ridere e riconoscersi – e lo ha trasformato in un testo musicale. Il risultato è una canzone che funziona come uno specchio deformante: le immagini sono esagerate, ma abbastanza vicine alla realtà da pizzicare.
Ha scelto Sanremo per presentarla non per caso: “Sanremo è l’Italia”, ha detto all’Ariston. È il posto dove il Paese si mette in mostra davanti a sé stesso per una settimana intera. Quale contesto migliore per cantare in faccia agli italiani cosa significa essere italiani?
Il significato del testo: l’Italia vista dal marciapiede
Il brano costruisce il suo argomento attraverso una serie di voci quotidiane – il vecchio del quartiere, il benzinaio – che diventano portavoce di saggezze da bar, massime ciniche, piccoli manuali di sopravvivenza. Ogni voce contribuisce a delineare un ritratto collettivo che è caricaturale ma non è falso.
Il primo verso è già una diagnosi: “sto paese lo capisci da un cantiere, cinque dicono che fare, uno solo che lo fa”. Non è rabbia ideologica, è osservazione sedimentata. Il cantiere come metafora dell’Italia – dove le parole abbondano e i fatti scarseggiano – è un’immagine che chiunque riconosce immediatamente.
Poi il brano entra nella filosofia della scorciatoia: meglio avere un complice che affidarsi alla fede, condividere la password del Wi-Fi, un piccolo atto di trasgressione quotidiana e normalizzata. Il coro da stadio come sistema d’identità collettiva – non importa cosa fai, importa con chi urli. È un meccanismo di appartenenza tribale che prescinde dal merito.
Il ritornello è il centro dell’operazione concettuale: “serve una brutta canzone che fa pappapparappa”. È una presa in giro dell’intrattenimento disimpegnato – la canzonetta scema che distrae dai problemi veri – ma è anche un’autoironia feroce. J-Ax sa benissimo che anche quella frase, con quella melodia country orecchiabile, potrebbe diventare un tormentone. La critica si morde la coda, e funziona proprio per questo.
La precedenza, la pizza all’ananas e i debiti
Il secondo verso è dove la satira si fa più precisa. “Sto paese è come con la precedenza: è solo di chi se la prende, non è mai di chi ce l’ha” – un verso che non parla solo di traffico. Parla di come in certi contesti il diritto non si esercita, si conquista con la prepotenza. È un’etica competitiva che sostituisce le regole con l’arroganza.
La stoccata più diretta arriva qui: “qui non si protesta per lo stipendio, solo per la pizza con l’ananas”. È una delle righe più politicamente precise del testo – l’indignazione selettiva degli italiani, pronti a mobilitarsi per questioni marginali e ad accettare in silenzio quelle strutturali. Stipendi fermi, precariato, welfare che traballa – tutto passa. Ma metti l’ananas sulla pizza e scatta la rivolta.
E poi i debiti che ci sono già, il rimandare i pagamenti come strategia di vita, il “tanto un po’ di culo serve sempre per campare” – la fortuna elevata a competenza, la raccomandazione come sistema, il merito come variabile trascurabile.
Il finale: l’autoironia che smonta tutto
L’ultima strofa è la più sofisticata. J-Ax anticipa le critiche – “ci dicono che siamo disonesti, furbetti, tutti dei gran figli di mammà” – e invece di difendersi aggiunge: “ma abbiamo pure dei difetti”. È un ribaltamento comico perfetto: non nega gli stereotipi, li amplifica con autoironia, riconoscendo che c’è del vero in tutto quello che si dice degli italiani. Compreso lui, che è italiano.
Il genere scelto per veicolare tutto questo è un’altra scelta intelligente. Il country – con le sue chitarre brillanti, il ritmo diretto, la tradizione narrativa americana fatta di storie dal basso – viene piegato a raccontare l’Italia. J-Ax ha spiegato di essersi innamorato del genere guardando il biopic su Ray Charles, dove il musicista spiega che nel country ci sono le storie. E le storie, appunto, sono quello che J-Ax ha sempre cercato di raccontare.
Analisi sonora: il country che non ti aspetti da J-Ax
Dall’ascolto del brano emerge una produzione pulita e ariosa, con chitarre acustiche ed elettriche che dialogano in modo diretto – il suono tipicamente brillante del country americano, con quella qualità narrativa che il genere porta con sé. Il ritmo è sostenuto ma non frenetico, e lascia spazio alla voce di J-Ax, che in questo contesto adotta un fraseggio più pop rispetto al registro rap a cui ci ha abituati.
Il ritornello con il suo “pappapparappa” è costruito per restare in testa – volutamente semplice, quasi infantile, e per questo efficace. È un hook da radio, immediato, che funziona sia come critica all’intrattenimento facile sia come intrattenimento facile esso stesso. Il brano si ride su sé stesso, e lo fa con consapevolezza.
La produzione di Andrea Bonomo e Lorenzo Buso mantiene una coerenza stilistica dall’inizio alla fine: nessun elemento fuori posto, nessuna concessione inutile. Per chi conosce J-Ax soprattutto nel registro rap/pop, sentirlo su sonorità country è genuinamente sorprendente – e funziona.
Sanremo è l’Italia, e l’Italia siamo noi
“Italia starter pack” è una canzone intelligente camuffata da tormentone. Si lascia cantare con leggerezza ma, sotto il sorriso, fa una domanda seria: quanto di questo pacchetto siamo davvero disposti a riconoscere come nostro?
Hai sentito il brano stasera? Ti sei riconosciuto in qualcuno di questi stereotipi – o ne hai aggiunto qualcuno mentalmente? Scrivilo nei commenti, è esattamente il tipo di canzone che merita una discussione collettiva.
Il testo di Italia Starter Pack
Dice sempre il vecchio del quartiere
Con molti più anni dei denti che ha
’Sto paese lo capisci da un cantiere
Cinque dicono che fare, uno solo che lo fa
Meglio essere fuori che finire dentro
Tutti hanno qualcosa da nascondere
Santi in paradiso non ce n’è al momento
Più che avere fede è meglio un complice
Condividi la password
Che facciamo a metà il Wi-Fi
Canta un coro da stadio
Così sanno chi sei dovunque vai
Serve una brutta canzone che fa
Pappapparappa
Mollare tutto a metà
Qui per campare serve un po’ di culo sempre
È vietato ma fa niente
Ti passo la canna del gas
Italia Starter Pack
Dice l’uomo che mi fa la benza
Che chi guida non deve avere pietà
’Sto paese è come con la precedenza
È solo di chi se la prende, non è mai di chi ce l’ha
E meno cose sai più sarai contento
Facciamoci una botta di felicità
Qui non si protesta per lo stipendio
Solo per la pizza con l’ananas
Per pagare c’è tempo
Tanto i debiti già ce li hai
Goditi ’sto momento
Che quando vai mica lo sai
Serve una brutta canzone che fa
Pappapparappa
Mollare tutto a metà
Qui per campare serve un po’ di culo sempre
È vietato ma fa niente
Ti passo la canna del gas
Italia Starter Pack
E ci dicono che siamo disonesti, furbetti
Tutti dei gran figli di mammà
Di leggi sbagliate e di caffè corretti
Ma abbiamo pure dei difetti
E in effetti
Serve una brutta canzone che fa
Pappapparappa
Mollare tutto a metà
Qui per campare serve un po’ di culo sempre
È vietato ma fa niente
Ti passo la canna del gas (del gas)
Italia Starter Pack


