Pensavi che recitare fosse solo imparare le battute e mettersi davanti a una telecamera? Prova a stare seduto per ore mentre qualcuno ti incolla pezzi di gomma su tutto il corpo, poi ne riparliamo. Jacob Elordi lo ha fatto 20 volte per il Frankenstein di Guillermo del Toro, e secondo il truccatore Mike Hill, non si è mai lamentato nemmeno una volta. Venti. Volte.
Parliamoci chiaro: quando Del Toro ti chiama per interpretare la Creatura in Frankenstein, non ti sta offrendo una passeggiata. Ti sta chiedendo di trasformarti in un essere fatto di pezzi di cadaveri cuciti insieme, e di farlo sembrare reale, emozionante, umano. E Hill, l’artista delle protesi che ha lavorato al film, aveva un compito preciso: creare qualcosa che non sembrasse un mostro, ma un uomo nato dalla disperazione e dall’ambizione.
Niente zombie, solo umanità
Hill lo dice chiaramente: “Volevamo stare lontani dagli zombie classici”. E questo è importante, perché nella testa di molti Frankenstein è ancora quella cosa verde con i bulloni nel collo. Ma Del Toro voleva qualcos’altro. Voleva una creatura piena di emozione e umanità, non un mostro da film horror degli anni ’50.
Nel film, Oscar Isaac interpreta Victor Frankenstein, lo scienziato convinto di poter sconfiggere la morte. E per farlo, mette insieme la Creatura usando pezzi di corpi presi da un campo di battaglia vicino. Questo significa che il corpo della Creatura doveva sembrare composto da pezzi diversi, con varie tonalità di colore della pelle. Non un lavoro semplice, te lo assicuro.
Hill spiega che Victor presenta il suo primo esperimento al Tribunale Medico del Royal College. “Il film mostra la tecnica che ha sviluppato: invece di avere cuciture vistose, ha praticamente fuso insieme questa creatura. È davvero un’anticipazione del personaggio finale”. In altre parole, non stiamo parlando di cicatrici grossolane e punti di sutura evidenti. Stiamo parlando di un lavoro chirurgico (per quanto folle) che cerca di nascondere le giunture.
Tutto doveva essere concreto e reale
Qui arriva la parte interessante. Hill insiste sul fatto che tutto doveva essere concreto e tangibile. Niente effetti speciali al computer, niente trucchetti digitali. “Con questa storia e la sua ambientazione d’epoca, se usi troppi effetti visivi, distruggi l’illusione. Doveva essere fatto in modo pratico e reale”.
E aveva ragione. Quando guardi il film, percepisci che quelle protesi sono lì, sulla pelle di Elordi. Senti il peso, la consistenza, la realtà fisica di quel corpo assemblato. È qualcosa che non puoi replicare con il CGI, per quanto avanzato sia.
Un’altra versione della creatura di Victor appare piegata in due con la colonna vertebrale esposta nel suo laboratorio. Hill voleva evitare il classico cadavere disteso. “Volevamo dargli più impatto visivo con questo corpo piegato, che trasmette una sensazione più mortuaria. È più disturbante per l’occhio umano vedere un corpo piegato in questa posizione con la colonna vertebrale aperta. E credo che reagiamo istintivamente a questo”.
È vero. Vedere un corpo in una posizione innaturale ci disturba a livello profondo. E Del Toro lo sa benissimo.
La ricerca maniacale di Hill
Hill racconta di aver passato gran parte della sua vita a studiare il corpo umano e il suo funzionamento interno, ma per Frankenstein ha dovuto spingersi ancora oltre. “Ho dovuto approfondire ancora di più, perché Victor lavora dall’interno verso l’esterno”. Victor Frankenstein non è solo un chirurgo che taglia e cuce. È qualcuno che cerca di capire cosa dà vita a un corpo, cosa lo anima. E Hill doveva riflettere questa ricerca nel suo lavoro.
Le protesi coprivano praticamente tutto il corpo di Elordi, ma Hill voleva mantenere visibili gli occhi dell’attore. “Non volevamo mettere orbite da zombie. E in realtà è stato Guillermo a insegnarmi questo trucco. Mi ha detto: ‘Se rendi il viso troppo esagerato, le persone si concentrano sui dettagli sbagliati, mentre noi dobbiamo puntare sugli occhi'”. Gli occhi sono la finestra dell’anima, dicono. E se vuoi che il pubblico veda l’umanità nella Creatura, devi lasciargli vedere gli occhi.
Però Elordi ha comunque dovuto portare una lente a contatto marrone per far sembrare uno dei suoi occhi più grande. Un dettaglio piccolo ma significativo.
Il volto coperto di protesi
Hill spiega che “Tutto il suo volto è coperto” di protesi. “Le uniche parti che appartengono davvero a Jacob sono la punta del naso, il labbro superiore e il mento. Il resto è tutto gomma protesica e un nuovo sopracciglio scolpito”.
Al momento delle riprese, Elordi aveva 26 anni. Hill voleva far sembrare Jacob leggermente più maturo, quindi gli ha dato un naso più pronunciato e ovviamente un sopracciglio più marcato. “I sopraccigli pronunciati sono sempre stati associati alla creatura di Frankenstein. Ma non volevo esagerare con l’aspetto mostruoso. Questa è una creatura. Frankenstein sta costruendo un uomo, non un mostro. Quindi cambiamenti sottili, ma che comunque ci danno quel sopracciglio imponente”.
Ed è qui che si vede la differenza tra un lavoro fatto bene e uno fatto male. Hill ha capito che non doveva creare un mostro, ma un uomo nato male, un uomo fatto di pezzi, sì, ma comunque un uomo. E questa sottile distinzione fa tutta la differenza.
20 volte senza lamentarsi
Arriviamo al numero pazzesco: Hill dice che il team ha applicato le protesi su tutto il corpo probabilmente circa 20 volte. Venti. Volte. Ore e ore seduto su una sedia mentre ti incollano pezzi di gomma addosso, poi reciti tutto il giorno, poi te li tolgono (che è quasi peggio), e il giorno dopo ricominci.
E Elordi? “Non si è mai lamentato nemmeno una volta”. Hill aggiunge: “Usava quel tempo per entrare nel personaggio, per diventare la creatura”.
Ed è questa la chiave. Elordi non vedeva quelle ore di trucco come una tortura, ma come parte del processo di trasformazione. Ogni volta che Hill e il suo team applicavano quelle protesi, Elordi si staccava sempre più da se stesso e diventava sempre più la Creatura. È il tipo di dedizione che separa un attore buono da uno grande.
Perché questo lavoro merita attenzione
Il lavoro di Hill su Frankenstein è uno di quei casi in cui le protesi e il trucco non sono solo effetti speciali, ma diventano parte integrante della recitazione. Senza quelle protesi, Elordi non avrebbe potuto dare vita alla Creatura nel modo in cui l’ha fatto. E senza la pazienza e la dedizione di Elordi, tutto il lavoro di Hill sarebbe stato inutile.
È un esempio perfetto di come il cinema sia sempre un lavoro di squadra. Del Toro aveva la visione, Hill ha creato il design fisico, e Elordi ha portato tutto in vita con la sua recitazione. Tre pezzi di un puzzle che si incastrano perfettamente.
Quindi la prossima volta che guardi Frankenstein su Netflix, ricordati che quello che vedi non è CGI. È gomma, colla, sudore e ore di lavoro meticoloso. È un attore che ha accettato di trasformarsi 20 volte senza lamentarsi. È un artista che ha passato mesi a studiare ogni dettaglio del corpo umano per creare qualcosa di credibile.
E soprattutto, è un film che ti ricorda che a volte il modo vecchio di fare le cose è ancora il migliore.
E tu cosa ne pensi? Hai apprezzato le protesi di Jacob Elordi in Frankenstein? Pensi che gli effetti pratici siano meglio del CGI? Scrivi la tua opinione nei commenti!
