A 71 anni, James Cameron non ha alcuna intenzione di rallentare. E soprattutto, non ha intenzione di giocare sul sicuro. Il regista che ha portato al cinema alcuni dei film più ambiziosi (e costosi) della storia si prepara a tornare nell’universo che lo ha lanciato verso la fama: Terminator. Ma questa volta senza il volto che per decenni è stato sinonimo della saga. Arnold Schwarzenegger non ci sarà.
“Posso dire con certezza che non ci sarà”, ha dichiarato Cameron in una recente intervista a The Hollywood Reporter. E prima che i fan più nostalgici inizino a protestare, il regista ha una spiegazione che ha perfettamente senso: “È il momento di una nuova generazione di personaggi”.
Il finale perfetto per Arnold
Schwarzenegger ha 78 anni. E anche se nella saga interpreta un robot ricoperto di pelle umana vivente che invecchia normalmente (sì, hanno trovato una spiegazione anche per questo), c’è un limite a quanto un attore possa sembrare credibile nei panni di un super-cyborg capace di combattere. Cameron lo sa, e invece di forzare la mano per accontentare i fan, ha preso una decisione netta.
“Ho insistito perché Arnold partecipasse a Terminator: Dark Fate, ed è stato un finale magnifico per lui nel ruolo del T-800”, ha spiegato il regista. Dark Fate, uscito nel 2019, è considerato da Cameron il vero sequel di Terminator 2: Judgment Day del 1991. Tutto quello che è successo in mezzo – Terminator 3: Rise of the Machines, Terminator Salvation, Terminator: Genisys – il regista preferisce semplicemente ignorarlo.
Non è stato coinvolto in quei film, se non marginalmente come consulente iniziale, e per lui la vera storia di Terminator si ferma a Dark Fate. Lì Arnold ha avuto il suo congedo. Dignitoso, narrativamente soddisfacente, definitivo.
Basta con la nostalgia
Ma la vera notizia non è tanto che Schwarzenegger non ci sarà. La vera notizia è cosa vuole fare Cameron con Terminator 7. E spoiler: non sarà un’operazione nostalgia.
“Deve esserci un’interpretazione più ampia di Terminator e dell’idea di una guerra temporale e della superintelligenza”, ha detto Cameron. “Voglio fare roba nuova che la gente non sta immaginando”.
Quando l’intervistatore gli ha chiesto se il suo potenziale nuovo film potesse assomigliare a un progetto retro come la serie TV Alien: Earth di Noah Hawley (un paragone azzeccato, visto che Cameron ha diretto Aliens nel 1986), la risposta è stata secca. Cameron ha visto Alien: Earth e gli è piaciuto, ma ha chiarito: “Non lo sto criticando, ma io c’ero per Aliens, tipo 41 anni fa? Qualcosa del genere non mi interesserebbe”.
Il messaggio è chiaro: non aspettatevi un film pieno di citazioni, battute iconiche ripetute (“I’ll be back” detta per la centesima volta), e rimandi continui ai film precedenti. Cameron non vuole fare un’operazione commerciale sicura che strizza l’occhio ai fan. Vuole spaventarsi.
“Le cose che ti spaventano di più sono esattamente quelle che dovresti fare”, ha affermato. “Nessuno dovrebbe operare artisticamente da una zona di comfort”.
Il problema dell’intelligenza artificiale reale
Ma c’è un ostacolo gigantesco davanti a Cameron. Un problema che probabilmente nessun altro regista di fantascienza si è mai trovato ad affrontare in modo così diretto: come fai a fare un film su un’intelligenza artificiale che vuole distruggere l’umanità quando l’intelligenza artificiale è ormai realtà quotidiana?
Quando il primo Terminator uscì nel 1984, l’idea di macchine senzienti che si rivoltano contro gli esseri umani era pura fantascienza. Oggi ChatGPT scrive articoli, Midjourney crea immagini, e l’AI è al centro di dibattiti etici, politici ed economici in tutto il mondo.
“Ci sono molti problemi narrativi da risolvere”, ha ammesso Cameron. “Il più grande è: come faccio a restare abbastanza avanti rispetto a quello che sta realmente accadendo per renderlo fantascienza?”.
È una domanda legittima. E probabilmente è anche il motivo per cui Cameron non ha ancora scritto niente. Ha solo un’idea, una direzione, un’intenzione. Ma la sceneggiatura vera e propria ancora non esiste.
Dopo Avatar, cosa farà Cameron?
James Cameron ha passato gli ultimi anni immerso completamente nel mondo di Pandora. Avatar del 2009 è diventato il film con il maggior incasso di tutti i tempi (poi superato da Avengers: Endgame, poi di nuovo riconquistato grazie alla riedizione). Avatar: La via dell’acqua nel 2022 ha incassato oltre 2,3 miliardi di dollari. Il terzo capitolo, Avatar: Fire and Ash, uscirà nel 2025.
In passato Cameron aveva dichiarato di voler dedicare il resto della sua carriera solo agli Avatar. Ma sembra che dopo il terzo film si sia un po’ esaurito. “Una volta che si sarà calmata la polvere di Avatar”, ha detto, tornerà a occuparsi di Terminator.
Ma non solo. Cameron ha anche espresso interesse per un dramma di guerra epico intitolato Ghosts of Hiroshima, e ha acquistato i diritti cinematografici del romanzo The Devils di Joe Abercrombie. Insomma, a 71 anni il regista ha ancora una lista di progetti lunga come un braccio.
E conoscendo Cameron, possiamo stare certi di una cosa: qualunque cosa deciderà di fare dopo Avatar 3, sarà il film più grande e ambizioso della sua carriera. Perché Cameron, semplicemente, non fa film se non punta a essere il più grande di tutti i tempi.
Da Terminator a re di Hollywood
Vale la pena ricordare da dove è partito tutto. Il primo lungometraggio di Cameron come regista accreditato fu Piraña II – Gli assassini volanti nel 1982, un film di creature marine che però Cameron sostiene di non aver davvero diretto. Racconta sempre che venne licenziato dopo due settimane e il controllo creativo passò al produttore Ovidio G. Assonitis. (Affermazioni che sono state contestate, ma questa è un’altra storia).
Il vero debutto di Cameron fu Terminator nel 1984. Budget modesto di 6,4 milioni di dollari, incasso di 78 milioni. Un successo strepitoso che lo consacrò come regista da tenere d’occhio. Da lì in poi, è stata una scalata continua: Aliens, Abyss, Terminator 2, True Lies, Titanic (11 Oscar e record di incassi per anni), e poi la saga di Avatar.
Cameron ha diretto tre dei cinque film con il maggior incasso di tutti i tempi. Non molti registi possono vantare un curriculum del genere.
Cosa aspettarci da Terminator 7
Al momento, sappiamo solo due cose certe. Schwarzenegger non ci sarà. E non sarà un’operazione nostalgia.
Per il resto, Cameron deve ancora capire come raccontare una storia su macchine intelligenti che minacciano l’umanità in un mondo dove le macchine intelligenti sono già qui. Deve trovare un modo per spaventare il pubblico con qualcosa che ormai è diventato parte della vita quotidiana.
Ma se c’è qualcuno in grado di farlo, quello è proprio James Cameron. L’uomo che ha trasformato un film su un robot assassino girato con pochi soldi in un franchise da miliardi. L’uomo che ha fatto piangere mezzo mondo con la storia d’amore su una nave che affonda. L’uomo che ha creato un intero pianeta alieno con una lingua funzionante e un ecosistema credibile.
Terminator 7 arriverà. Non sappiamo quando, non sappiamo esattamente come. Ma arriverà. E sarà probabilmente diverso da tutto quello che immaginiamo.
Perché come dice Cameron: “Le cose che ti spaventano di più sono esattamente quelle che dovresti fare”.
E tu cosa ne pensi? Sei felice che Schwarzenegger non ci sarà, oppure un Terminator senza Arnold ti sembra sbagliato? E soprattutto: secondo te Cameron riuscirà a raccontare una storia sull’intelligenza artificiale che sia ancora più spaventosa della realtà che stiamo già vivendo? Lascia un commento qui sotto e dicci la tua!
