Ci sono personaggi della storia che sembrano fatti apposta per essere dimenticati. Non perché non abbiano fatto nulla, anzi: perché hanno vissuto troppo poco per lasciare il segno. Uno di questi è James Abram Garfield, il ventesimo presidente degli Stati Uniti.
Un uomo partito dal niente, salito fino in cima alla politica americana, per poi essere abbattuto – letteralmente – dopo solo pochi mesi alla Casa Bianca. Oggi, grazie alla nuova serie Netflix Death by Lightning, la sua storia torna a vivere. Ed è molto più interessante di quanto pensassi.
Il ragazzo del Midwest che voleva solo studiare
Garfield nasce in Ohio nel 1831, in una famiglia poverissima. Il padre muore quando lui è ancora bambino e la madre, una donna di ferro, lo cresce da sola. Non aveva niente, eppure aveva quella fame che muove il mondo: fame di sapere.
Fa mille lavori – addirittura barcaiolo su un canale – pur di pagarsi gli studi. E li finisce, laureandosi con ottimi voti, insegnando, diventando preside. Insomma, il classico tipo che parte dal basso e ce la fa perché non si arrende mai.
Ma non era un santo. Garfield era ambizioso, intelligente, un po’ testardo e con la lingua affilata. E quella lingua lo porta presto in politica. Quando scoppia la Guerra Civile, si arruola con l’esercito dell’Unione e arriva fino al grado di generale. Poi entra al Congresso, dove resta per diciotto anni.
E qui succede la prima cosa assurda della sua vita: non voleva nemmeno candidarsi alla presidenza. È stato letteralmente trascinato dentro, quasi per caso, durante una convention del Partito Repubblicano. Eppure, in quell’occasione, Garfield conquista tutti con un discorso sincero, accorato, e finisce nominato presidente.
Un po’ come quei film dove l’eroe riluttante finisce a salvare il mondo senza averne mai chiesto il compito.
Un presidente idealista in un’epoca di squali
Garfield arriva alla Casa Bianca nel 1881, in un’America che non è più quella romantica dei padri fondatori. È un paese pieno di corruzione, di giochi di potere, di politici che si spartiscono incarichi come fossero caramelle.
Lui, invece, vuole cambiare tutto. Vuole eliminare il sistema delle “raccomandazioni politiche” (lo spoils system) e nominare persone competenti, non amici di amici. In più, vuole riconciliare il Nord e il Sud dopo la guerra, modernizzare il Paese, aprire all’istruzione per tutti.
Insomma, Garfield era troppo onesto per l’epoca. Troppo pulito in un mondo che viveva di compromessi.
E questo gli crea subito nemici potenti, dentro e fuori il suo partito. Ma Garfield non arretra. Lavora, sogna, discute, si mette contro i pezzi grossi. Per lui la politica doveva tornare a essere servizio, non potere.
Ed è proprio mentre il suo sogno inizia a prendere forma che arriva il colpo – in tutti i sensi.
Due proiettili e un’estate infinita
Il 2 luglio 1881, alla stazione ferroviaria di Washington, Garfield sta per partire per un viaggio. È con la moglie, sereno, sorridente.
Tra la folla c’è Charles Guiteau, un uomo che fino a quel momento era stato poco più che una barzelletta: un predicatore fallito, uno scrittore respinto da tutti, un mitomane con idee confuse su Dio e sulla politica.
Guiteau era convinto di essere un inviato divino, un “missionario politico” che aveva contribuito alla vittoria di Garfield. Si aspettava, per questo, una ricompensa: un incarico da ambasciatore, magari. Quando nessuno lo prende sul serio, qualcosa dentro di lui si spezza.
Così compra una pistola, la carica e aspetta.
Quando vede Garfield entrare nella stazione, gli spara due colpi alle spalle.
Garfield non muore subito. Anzi, sopravvive, cosciente, mentre lo portano via in una barella improvvisata. E qui inizia la parte più tragica della storia: i medici, nel tentativo di estrarre i proiettili, fanno disastri. Operano senza sterilizzare gli strumenti, toccano le ferite con le mani sporche, e peggiorano tutto.
Garfield resiste per 79 giorni. Soffre in silenzio, piagato dalle infezioni, fino a quando – il 19 settembre 1881 – muore. Non per i proiettili. Ma per le cure sbagliate.
Guiteau, quando lo arrestano, sorride. Dice che “Dio voleva così”. E in tribunale si difende da solo, delirando per settimane. Alla fine viene condannato e impiccato. Ma lui non capirà mai davvero cosa ha fatto.
Death by Lightning: il fulmine che colpisce due volte
La nuova serie Netflix, Death by Lightning, racconta proprio questa storia. Non solo l’attentato, ma il contesto, la follia, la politica e l’umanità di quei giorni.
Garfield è interpretato da Michael Shannon, mentre l’assassino, Guiteau, ha il volto di Matthew Macfadyen. E già da qui capisci che non è una miniserie qualsiasi.
Il titolo viene da una frase dello stesso Garfield: “L’assassinio non può essere previsto, né evitato, più della morte per fulmine”.
E infatti, guardando la serie, ti accorgi che quel “fulmine” non è solo la pallottola, ma tutto ciò che lo circondava: il fanatismo, l’ambizione, la corruzione.
È una storia che sembra scritta per oggi. Perché parla di un uomo che crede nella politica come servizio, e di un mondo che non lo vuole così. Parla del potere che divora la purezza, e di come la storia dimentichi in fretta chi non gioca sporco.
Garfield, l’uomo che poteva cambiare tutto
Dopo la sua morte, l’America si ferma. Per settimane, la nazione è sconvolta. E qualcosa cambia davvero: la sua uccisione spinge il Congresso ad approvare la riforma del servizio civile, quella che finalmente limita il sistema delle raccomandazioni. Quello che Garfield aveva sognato, ma non era riuscito a fare in tempo.
Eppure oggi, se chiedi in giro chi è James Garfield, la maggior parte delle persone pensa a un gatto arancione che ama le lasagne.
Ecco perché questa serie è importante. Perché ridà un volto a un uomo che ha pagato la sua onestà con la vita.
Non era un eroe perfetto, non era un santo. Ma era uno di quelli che credevano che la politica potesse ancora fare del bene. E questo, oggi, è quasi rivoluzionario.
La sua eredità
Garfield lascia un segno silenzioso, ma profondo. Non ha avuto tempo di cambiare il mondo, ma ha mostrato come si sarebbe potuto fare.
È morto con dignità, senza maledire nessuno, fidandosi fino alla fine del Paese che aveva servito.
E la sua storia – riscoperta da Death by Lightning – ti rimane addosso. Ti fa pensare a quante persone, nella storia (e nella vita), hanno avuto il potenziale per fare la differenza ma non hanno avuto il tempo.
Garfield è uno di loro. Un presidente per caso, un idealista in un mondo di opportunisti, un uomo che ha provato a fare la cosa giusta anche quando non conveniva.
E forse per questo, più che dimenticato, è rimasto sospeso. Come una promessa che non si è mai potuta mantenere.
E tu, conoscevi già la sua storia?
Hai intenzione di guardare Death by Lightning su Netflix o preferisci i presidenti più “spettacolari”?
Scrivimelo nei commenti: sono curioso di sapere se anche tu, dopo questa storia, avrai un po’ più di rispetto per quell’uomo che ha sfidato i potenti e ha pagato con la vita.


