Jennifer Lawrence è tornata a Roma, ma questa volta non per sfilare sul red carpet con la sua solita spontaneità e quell’imprevedibilità che l’ha resa una delle attrici più amate di Hollywood. La 35enne è alla Festa del Cinema di Roma per presentare Die My Love, un film che segna una svolta importante nella sua carriera, non solo come attrice ma anche come produttrice. E la nuova Jennifer che incontriamo sembra essere più matura, riflessiva, consapevole del peso delle sue scelte artistiche.
Il consiglio che non puoi ignorare: parola di Scorsese
Quando Martin Scorsese ti dice che dovresti produrre un film, semplicemente non puoi rispondergli “bè… non lo so”. È esattamente quello che è successo a Jennifer Lawrence quando ha letto il romanzo di Ariana Harwicz da cui è tratto Die My Love. “Sapevo che Martin Scorsese mi aveva detto che avrei dovuto farne un film. E non potevo certo rispondergli, bè… non lo so”, ha raccontato l’attrice con un sorriso durante la conferenza stampa romana.
La pressione di avere uno dei più grandi registi della storia del cinema che ti spinge a realizzare un progetto non è poca cosa. Ma Lawrence ha preso quella spinta come un’opportunità per esplorare territori nuovi, sia come attrice che come produttrice. “Ho letto il libro e ci ho riflettuto a lungo, cercando di capire come trasformarlo in qualcosa di concreto”, ha spiegato.
Da Cannes a Roma: un viaggio disturbante nella maternità
Presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes, il film passa oggi nella sezione Best Of della 20ª Festa del Cinema di Roma prima di arrivare nelle sale italiane il 27 novembre distribuito da MUBI. Die My Love segna il ritorno dietro la macchina da presa di Lynne Ramsay, la regista britannica che ci aveva già regalato opere intense come “…e ora parliamo di Kevin” e “A Beautiful Day”.
Il film racconta la storia di Grace e Jackson, una coppia che si trasferisce in una casa isolata nelle campagne del Montana, dove lei deve accudire il neonato e iniziare a scrivere il suo grande romanzo americano. Quello che sembra un idillio rurale si trasforma rapidamente in un incubo psicologico, con Grace che sprofonda in una devastante depressione post-partum.
Un’interpretazione radicale tra maternità e desiderio
Jennifer Lawrence offre quella che molti critici hanno definito una delle interpretazioni più radicali della sua carriera. Il suo personaggio è intrappolato tra maternità e desiderio sessuale, in una progressiva disgregazione psichica che non lascia respiro. Accanto a lei, Robert Pattinson interpreta il compagno Jackson, una figura ambigua e sfuggente che contribuisce all’isolamento emotivo della protagonista.
Particolare curioso: le sequenze che ritraggono Lawrence incinta sono state girate proprio durante la sua seconda gravidanza reale, avvenuta lo scorso marzo. L’attrice aveva avuto il primo figlio nel febbraio 2022 dopo essersi sposata nel 2019 con il gallerista Cooke Marooney. Questa coincidenza tra vita reale e finzione aggiunge un ulteriore strato di autenticità a una performance già visceralmente intensa.
Il riferimento a Gena Rowlands e Cassavetes
Lawrence ha voluto sottolineare l’importanza del personaggio che interpreta, paragonandolo a quello iconico di Gena Rowlands in “Una moglie”, potente dramma sulla coppia del 1974 scritto e diretto da John Cassavetes. “Sapevo che si trattava di un personaggio straordinario, e che sarebbe stata un’occasione rara poter interpretare un ruolo del genere”, ha dichiarato.
Il riferimento a Cassavetes non è casuale. Come il grande regista indipendente americano, anche Lynne Ramsay esplora gli abissi dell’animo umano senza compromessi, costruendo un’esperienza cinematografica che fonde crudezza e poesia, follia e lucidità.
Da libro a poesia cinematografica
La sfida più grande per Lawrence come produttrice è stata capire come trasformare un romanzo non lineare e poco letterale in un film funzionante. “Il libro non è lineare né molto letterale, ed è stato difficile immaginare come potesse funzionare sullo schermo”, ha ammesso. “Poi ho capito che non avrebbe dovuto essere una trasposizione letterale, ma poetica. E nel momento in cui ho realizzato che si trattava di poesia, ho capito che solo Lynne Ramsay avrebbe potuto dirigerlo.”
La scelta della regista si è rivelata azzeccata. Ramsay ha la capacità unica di trasformare il dolore e la disgregazione psicologica in immagini potenti e poetiche, senza mai scadere nel melodramma o nella rappresentazione gratuita della sofferenza.
Un cast d’eccezione
Oltre a Lawrence e Pattinson, il film può contare su un cast d’eccezione che include LaKeith Stanfield e due leggende del cinema americano come Sissy Spacek e Nick Nolte. La presenza di attori così calibrati contribuisce a creare un ritratto viscerale e privo di compromessi sulla vulnerabilità umana.
La nuova Jennifer Lawrence
Quello che emerge dall’incontro con la stampa a Roma è una Jennifer Lawrence diversa da quella che conoscevamo. Ha messo da parte quella spontaneità un po’ selvaggia che la caratterizzava, sostituendola con una riflessività più profonda. Ha lasciato l’agenzia che l’aveva accompagnata verso la sua ascesa come star di Hollywood, scegliendo di diventare produttrice dei suoi film e di avere maggiore controllo sulle sue scelte artistiche.
Non è solo una questione di maturità anagrafica o di vita privata più stabile. È una scelta artistica precisa: quella di esplorare territori più complessi, di raccontare storie che non si limitano a intrattenere ma che scavano nelle zone più oscure dell’esperienza umana.
Hai già visto qualche film di Lynne Ramsay? Sei curioso di vedere questa nuova interpretazione di Jennifer Lawrence? Pensi che Die My Love possa essere uno dei film più importanti dell’anno? Raccontaci la tua nei commenti.


