Jim Parsons stava vivendo il periodo più fortunato della sua carriera, ma non riusciva a goderselo. Mentre The Big Bang Theory lo trasformava in uno degli attori televisivi più famosi e pagati al mondo, l’interprete di Sheldon Cooper passava le giornate a inseguire la perfezione, convinto che bastasse rallentare per mandare in pezzi quanto aveva costruito.
A raccontarlo è stato lo stesso Parsons durante un’intervista al programma All Out with Jon Dean. Ripensando agli anni di maggiore successo della sitcom, l’attore ha ammesso di essere stato spesso stressato, infelice e prigioniero delle proprie abitudini ossessive. Una confessione che rende meno scintillante il ricordo di una carriera apparentemente perfetta.
Parsons sentiva di dover tenere continuamente «troppi piatti in equilibrio». Il successo, nella sua testa, dipendeva dalla disciplina assoluta: lavorare di più, prepararsi meglio, rispettare ogni passaggio della propria routine e non concedersi distrazioni. Il problema è che quella ferrea etica professionale nascondeva qualcosa di più pesante.
«Era fondamentalmente un comportamento ossessivo», ha spiegato l’attore, precisando che molte delle sue abitudini avevano una natura simile al disturbo ossessivo-compulsivo. Parsons non ha parlato di una diagnosi clinica, ma del modo in cui viveva il lavoro: aveva un elenco mentale di cose da completare prima di sentirsi abbastanza tranquillo da affrontare il set.
Il metodo, almeno professionalmente, ha prodotto risultati impressionanti. Parsons ha interpretato Sheldon Cooper per dodici stagioni, dal 2007 al 2019, conquistando quattro Emmy come miglior attore protagonista in una serie comica e un Golden Globe. Sheldon era un personaggio pieno di dialoghi complicati, termini scientifici e tempi comici rigidissimi. Prepararlo richiedeva precisione, ma Parsons aveva finito per trattare ogni giornata come un esame dal quale dipendeva la sua intera carriera.
Il successo, quindi, arrivava. La serenità molto meno.
L’attore ha raccontato di aver perso «tantissima vita» perché ogni esperienza non prevista dalla sua routine veniva esclusa. Un incontro, un momento libero o una semplice deviazione dal programma potevano sembrare ostacoli alla preparazione. Col senno di poi, Parsons non è nemmeno certo che tutti quei sacrifici fossero necessari.
La parte più sincera della sua riflessione sta proprio nel dubbio. Non può sapere se sarebbe diventato lo Sheldon che conosciamo senza quel livello di disciplina. Allo stesso tempo, oggi non sceglierebbe più di vivere in quel modo, indipendentemente dal denaro o dai premi offerti.
«Mi sono reso infelice», ha ammesso. Una frase semplice, quasi brutale, soprattutto se pronunciata da qualcuno che in quel periodo sembrava avere raggiunto ogni obiettivo possibile.
Parsons non rinnega The Big Bang Theory né il personaggio che gli ha dato fama internazionale. Riconosce però che il lavoro può occupare ogni spazio disponibile, soprattutto quando il successo alimenta la paura di perderlo. Più arrivavano premi, contratti e riconoscimenti, più sentiva di dover dimostrare di meritarli.
La sua confessione smonta anche una certa retorica sul perfezionismo, spesso raccontato come un pregio elegante da inserire nel curriculum. A volte produce grandi risultati. Altre volte impedisce persino di accorgersi che quei risultati sono già arrivati.
Secondo te Jim Parsons avrebbe potuto interpretare Sheldon così bene senza imporsi una pressione tanto pesante? Scrivilo nei commenti.

