John Malkovich ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 grazie a Wild Horse Nine, il nuovo film di Martin McDonagh. È uno dei premi più pesanti dell’83ª edizione e arriva per un’interpretazione che ha convinto praticamente tutti: Malkovich veste i panni di un vecchio agente della CIA, imprevedibile e ormai segnato dall’età, dentro una commedia nera che mescola politica, violenza, memoria e umorismo assurdo.
L’attore non era presente alla cerimonia finale perché impegnato su un set a Montreal, ma ha inviato un videomessaggio in cui si è detto profondamente onorato dal premio. La giuria, presieduta da Maggie Gyllenhaal, gli ha preferito un riconoscimento che potrebbe pesare parecchio anche nella stagione dei premi americani.
Wild Horse Nine è diretto da Martin McDonagh, lo stesso autore di In Bruges, Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell’isola. Anche stavolta il regista costruisce una storia in cui personaggi feriti, dialoghi molto secchi e violenza improvvisa convivono con momenti comici che arrivano quasi sempre nel momento meno prevedibile.
Malkovich interpreta Chris, un agente della CIA ormai anziano, con un passato pieno di operazioni sporche, colpi di Stato e zone d’ombra. La memoria comincia a tradirlo, ma il carattere resta quello di un uomo abituato a muoversi in ambienti dove la morale è relativa e le conseguenze delle proprie azioni arrivano spesso molti anni dopo.
Secondo Time Out, la sua è una vera “tour de force”: una prova capace di alternare minaccia, ironia e fragilità, trasformando un personaggio che sulla carta poteva sembrare quasi caricaturale in uno dei più memorabili del festival. La recensione gli assegna cinque stelle su cinque e definisce il film una tragicommedia amara e molto divertente.
Il premio a Malkovich è interessante anche per un altro motivo. Negli ultimi anni l’attore era spesso apparso in produzioni minori o in ruoli che sfruttavano soprattutto la sua presenza scenica. Wild Horse Nine sembra invece ricordare quanto possa essere efficace quando trova una parte scritta bene e un regista capace di valorizzarne i tempi.
McDonagh gli affida un personaggio che vive continuamente sul confine tra grottesco e drammatico. Chris può essere divertente in una scena e inquietante in quella successiva, senza mai dare l’impressione che il film stia cambiando completamente tono. È proprio questa instabilità a renderlo interessante.
La storia è ambientata anche sull’Isola di Pasqua e prosegue quella specie di percorso ideale iniziato da McDonagh con In Bruges e continuato con Gli spiriti dell’isola: uomini soli, rapporti complicati, colpe che tornano a galla e dialoghi capaci di passare dal comico al tragico nel giro di pochi secondi. Wild Horse Nine aggiunge però una componente politica molto più evidente, perché il passato di Chris è legato direttamente agli interventi della CIA e alle conseguenze delle operazioni clandestine americane.
La Coppa Volpi arriva in un’edizione di Venezia che ha premiato anche Mathilde Arcel come miglior attrice per Woman Unknown. Lo stesso film ha conquistato il Leone d’Oro, mentre Possible Love di Lee Chang-dong ha ottenuto il Gran Premio della Giuria.
Per Malkovich, però, questo riconoscimento ha un sapore particolare.
La sua carriera dura da oltre quarant’anni e comprende film come Le relazioni pericolose, Nel centro del mirino, Essere John Malkovich e Burn After Reading. È uno di quegli attori che riescono a rendere riconoscibile un personaggio anche con pochissimi minuti sullo schermo. A Venezia, invece, ha avuto finalmente un ruolo abbastanza ampio e complesso da permettergli di mostrare tutte le sfumature che spesso i film più commerciali gli chiedono di comprimere.
Il premio potrebbe anche rilanciarlo nella corsa agli Oscar. Diverse testate americane hanno già iniziato a considerarlo uno dei primi nomi forti per la categoria di miglior attore, anche se la stagione è ancora lunga e molti film devono ancora uscire.
La sensazione, comunque, è che Wild Horse Nine abbia restituito a Malkovich un tipo di parte che gli mancava da tempo: un uomo brillante, pericoloso, stanco e allo stesso tempo ancora capace di dominare ogni stanza in cui entra.
La vittoria della Coppa Volpi non sembra quindi un premio alla carriera mascherato. Arriva per una performance precisa, molto apprezzata dalla critica e inserita in uno dei film più applauditi della Mostra.
Ti incuriosisce vedere John Malkovich in Wild Horse Nine? Secondo te questa Coppa Volpi può riportarlo anche tra i favoriti agli Oscar? Scrivicelo nei commenti.


