C’è un film in arrivo nelle sale americane il 15 maggio che da mesi fa parlare di sé per ragioni che vanno ben oltre la qualità cinematografica. Si chiama The Wizard of the Kremlin, in italiano Il mago del Cremlino, ed è il tipo di progetto che divide subito le persone ancora prima che abbiano comprato il biglietto. Non perché sia un film scandalistico o costruito per fare rumore, ma perché il solo fatto di raccontare l’ascesa di Vladimir Putin con un cast del calibro di Jude Law e Paul Dano apre automaticamente una serie di domande scomode su come si racconta il potere e chi ne ha il diritto.
Il film è diretto dal regista francese Olivier Assayas, quello di Personal Shopper e Irma Vep, e la sceneggiatura è stata scritta insieme allo scrittore Emmanuel Carrère, autore di Limonov e uno dei narratori di non-fiction più rispettati in Europa. La base letteraria è il romanzo Le Mage du Kremlin dello scrittore e diplomatico italiano Giuliano da Empoli, pubblicato nel 2022 e diventato in poco tempo uno dei libri politici più discussi degli ultimi anni in Francia e in Italia. Il titolo italiano del romanzo è Il mago del Cremlino, e chi lo ha letto sa già di cosa si tratta.
La storia, tecnicamente, non è su Putin. O meglio, Putin c’è, ma il vero protagonista è Vadim Baranov, interpretato da Paul Dano, un personaggio di finzione ispirato a Vladislav Surkov, il vero consigliere e stratega della comunicazione del Cremlino per molti anni, considerato da molti analisti l’artefice dell’immagine pubblica di Putin. Baranov nel film parte come artista e regista teatrale nella Russia degli anni Novanta, poi diventa produttore televisivo, e infine si ritrova a fare lo spin doctor di un ufficiale del KGB ancora poco conosciuto che si chiama Vladimir Putin. Da lì in poi è storia, nel senso più letterale del termine. Il film copre quasi trent’anni, dagli anni del caos post-sovietico fino all’annessione della Crimea, passando per la guerra in Cecenia, gli attentati di Mosca, le elezioni manipolate e la costruzione sistematica di un’autocrazia.
Jude Law ha raccontato in un’intervista a Deadline che quando ha accettato la parte si è sentito un po’ sopraffatto. «Al momento mi sembra un Everest da scalare», aveva detto. «Sono ai piedi della montagna a guardarla pensando: “Oddio, cosa ho fatto?” Spesso mi succede quando dico di sì a qualcosa.» Non è una risposta da attore sicuro di sé che fa il modesto. È la risposta onesta di qualcuno che sa che interpretare un personaggio come Putin, ancora vivo e ancora al potere mentre il film veniva girato, è una di quelle cose che non si possono fare a metà.
Le riprese si sono svolte a Riga, in Lettonia, nella primavera del 2025. Non in Russia, ovviamente, e non per ragioni logistiche. La scelta di girare in Lettonia ha però alimentato una polemica specifica: le autorità e parte della critica lettone hanno accusato il film di fare il gioco della narrativa del Cremlino, di umanizzare Putin e il suo entourage in un momento in cui la guerra in Ucraina è tutt’altro che finita. È una critica che ha accompagnato il film fin dalla sua prima proiezione pubblica, avvenuta nell’agosto 2025 in concorso alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, dove era in lizza per il Leone d’oro.
Il budget è stato di 23 milioni di euro, una cifra considerevole per una produzione europea di questo tipo, coperta in parte dalla casa di produzione francese Gaumont e da France 2 Cinéma. Il film dura 2 ore e 36 minuti, il che già dice qualcosa sull’ambizione del progetto. Non è un thriller compatto. È un affresco storico che cerca di mettere dentro trent’anni di storia russa in un unico racconto.
Accanto a Law e Dano ci sono Alicia Vikander nel ruolo di Ksenia, la donna che rappresenta l’unico legame di Baranov con qualcosa di umano al di fuori del potere, Tom Sturridge come Dmitri, l’amico che incarna il capitalismo rampante della nuova Russia, e Jeffrey Wright nei panni di un giornalista americano che fa da cornice narrativa all’intera storia. C’è anche un personaggio che interpreta Evgeny Prigozhin, il fondatore del gruppo Wagner, affidato a un attore lettone scelto per la somiglianza fisica.
Sul piano della critica il film ha ricevuto recensioni miste. Su Rotten Tomatoes si attesta attorno al 52%, con i critici divisi tra chi apprezza la densità intellettuale del progetto e chi trova il ritmo troppo lento e i personaggi emotivamente distanti. The Hollywood Reporter lo ha descritto come «ambizioso fino al difetto», paragonandolo a una miniserie di sei ore vista a velocità aumentata per la quantità di eventi storici che cerca di contenere. Altri lo hanno lodato per la precisione con cui ricostruisce i meccanismi della propaganda di Stato e la nascita del mito putiniano. Paul Dano ha scelto un registro volutamente piatto e straniante per Baranov, una scelta che funziona come satira ma che divide il pubblico esattamente a metà.
Una nota a margine che riguarda solo i cinefili più attenti: Quentin Tarantino ha detto pubblicamente in passato di non apprezzare particolarmente la recitazione di Paul Dano. Non è chiaro se abbia intenzione di vedere questo film.
The Wizard of the Kremlin arriva nelle sale americane il 15 maggio 2026. Per l’Italia non è ancora stata comunicata una data di distribuzione ufficiale, ma vista la rilevanza del romanzo originale di Da Empoli nel panorama culturale italiano è difficile che il film non arrivi anche da noi.
Voi lo guardereste, un film del genere? Dite la vostra nei commenti.


