Kill Bill: The Whole Bloody Affair doveva restare al cinema solo per una settimana, dal 28 maggio al 3 giugno. Invece no. Il pubblico italiano ha risposto così bene che Plaion Pictures e Midnight Factory hanno deciso di allungare la corsa in sala fino al 10 giugno. E non parliamo di una passeggiata comoda da due orette con popcorn e uscita tranquilla. Parliamo di 281 minuti di Quentin Tarantino, Uma Thurman, sangue, vendetta, arti marziali, western, anime, katane e quella meravigliosa follia cinefila che ancora oggi riconosci dopo tre inquadrature.
Il dato colpisce perché non era affatto scontato. Nei primi sei giorni, questa versione unitaria e integrale di Kill Bill ha raccolto quasi 860.000 euro e circa 82.000 spettatori. Numeri importanti, soprattutto per un evento così lungo, con meno spettacoli disponibili al giorno rispetto a un film normale. Non puoi piazzarlo cinque volte nella stessa sala, diciamolo. Devi organizzarti, devi volerlo vedere, devi anche avere mezza giornata libera. Tipo matrimonio, ma con meno parenti e più sangue finto.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è solo una rimpatriata nostalgica
La cosa bella è che questo successo non sa soltanto di nostalgia. Certo, chi ha visto Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2 nei primi anni 2000 ha un motivo emotivo enorme per tornare in sala. Rivedere La Sposa sul grande schermo, con quella tuta gialla ormai entrata nella storia del cinema pop, fa un certo effetto.
Però The Whole Bloody Affair ha attirato anche spettatori più giovani, persone che magari conoscevano Tarantino per fama, per meme, per clip viste online, ma non avevano mai vissuto Kill Bill dentro una sala. E cambia parecchio. Perché Tarantino, piaccia o meno, è uno di quei registi che sul grande schermo respira meglio. Le musiche esplodono, i silenzi pesano di più, i colori ti arrivano addosso e anche le scene più note sembrano meno “già viste”.
Questa versione unisce i due film in un’unica opera, come Tarantino l’aveva concepita all’inizio. Vengono superate la divisione tra Volume 1 e Volume 2, il cliffhanger del primo capitolo e il riassunto del secondo. Tra le particolarità più attese c’è anche lo scontro con gli 88 folli presentato interamente a colori, oltre a sequenze inedite arrivate in Italia in versione originale sottotitolata.
Una maratona da sala, non da divano
La durata poteva essere un ostacolo enorme. Quattro ore e mezza abbondanti non sono una scelta leggera, soprattutto in un periodo in cui molti film sopra le due ore vengono accolti con sospiri e battute sul bisogno di una pausa bagno. Invece il pubblico ha trasformato quella durata in parte dell’esperienza.
Non vai a vedere Kill Bill: The Whole Bloody Affair come vai a vedere un film qualsiasi del mercoledì sera. Vai a fare una piccola maratona. Ti siedi e accetti il patto: per alcune ore entri nel mondo di Tarantino, con tutte le sue ossessioni, i suoi omaggi, i suoi eccessi e quella voglia quasi infantile di mischiare generi come se stesse giocando con una pila di VHS in salotto.
Plaion Pictures ha parlato di una risposta trasversale, capace di coinvolgere fan storici e nuove generazioni. Ed è un segnale interessante per chi continua a ripetere che la sala non interessa più. Forse interessa ancora, eccome. Basta darle eventi che abbiano un’identità forte, una ragione vera per uscire di casa e sedersi davanti a uno schermo grande.
Tarantino dimostra ancora che certi film non invecchiano come gli altri
Kill Bill ha più di vent’anni, eppure conserva una potenza visiva che molti film recenti si sognano. Non perché sia “perfetto” in senso educato. Anzi, è sporco, esagerato, barocco, a tratti quasi ridicolo nel senso migliore. Ma resta vivo. Ha immagini che ti rimangono addosso, personaggi scolpiti, musica scelta con una precisione da maniaco e una protagonista che Uma Thurman trasforma in icona senza perdere fragilità.
Il prolungamento fino al 10 giugno, quindi, non è solo una buona notizia per i fan di Tarantino. È anche una piccola conferma: i cult, se riportati in sala nel modo giusto, possono ancora creare movimento, conversazione e curiosità.
Ora tocca a voi: andrete a vedere Kill Bill: The Whole Bloody Affair al cinema o quattro ore e mezza vi sembrano una missione da samurai troppo impegnativa? Scrivetelo nei commenti.


