Ammettiamolo: L’altro ispettore è l’ennesima fiction Rai che spreca un’idea interessante con una realizzazione mediocre. Sì, il tema delle morti sul lavoro è importante, ma questo non rende automaticamente buona una serie che annoia per ritmo, scrittura e approccio didascalico.
Alessio Vassallo interpreta Domenico “Mimmo” Dodaro, ispettore del lavoro che torna a Lucca dopo la morte della moglie. La premessa potrebbe funzionare, ma la serie diretta da Paola Randi si impantana subito in una narrazione che sembra scritta col pilota automatico: casi banali e prevedibili, personaggi stereotipati, dialoghi che suonano finti.
Il problema della scrittura
Tratta dai romanzi di Pasquale Sgrò (ex ispettore del lavoro), la serie parte da storie reali ma le racconta in modo così scolastico da togliere qualsiasi tensione. Ogni episodio segue uno schema fisso: arriva la chiamata, Mimmo va sul posto, scopre qualcosa che “non torna”, interroga due persone e risolve tutto in 40 minuti. Zero suspense, zero complessità.
I casi sono talmente elementari che capisci il colpevole dopo 10 minuti. Non c’è nessun mistero da svelare, nessuna indagine che ti tiene incollato allo schermo. È tutto troppo lineare, troppo didattico, come se lo scopo fosse fare educazione civica anziché intrattenere.
Personaggi che non funzionano
Mimmo dovrebbe essere il protagonista tormentato ma viene fuori solo come un tipo svogliato che borbotta frasi ad effetto. Cesare Bocci interpreta Alessandro, l’amico di famiglia in sedia a rotelle, ma il personaggio oscilla tra il consolatore saggio e il depositario di segreti in modo poco credibile. Francesca Inaudi nei panni della PM Raffaella è l’ennesima “amica d’infanzia” che torna nella vita del protagonista con una tensione romantica telefonata a chilometri di distanza.
E poi c’è il tono commedia familiare completamente fuori posto: la bambina Mimì (pur brava l’attrice) che fa battute da sitcom mentre il padre indaga su gente morta sul lavoro. Davvero? Questo contrasto non funziona, risulta solo imbarazzante.
Sei episodi sprecati
La Rai ha realizzato sei episodi trasmessi in sole tre serate (2, 3 e 9 dicembre), con due episodi per appuntamento. Una scelta frettolosa che puzza di scarsa fiducia nel prodotto: metti tutto in onda velocemente, incassi gli ascolti del momento e chiudi la pratica. Il risultato? Una serie che sembra avere fretta di finire ancor prima di iniziare davvero.
Il problema non è la durata in sé, ma come viene gestita. C’è un filo conduttore sulla morte del padre di Mimmo che procede a rilento per sei episodi per poi chiudersi con un finale aperto che ha fatto imbestialire il pubblico sui social.
“Che finale è?”, “Non può finire così”, “Questa è mancanza di rispetto per gli spettatori” – e hanno ragione. La serie finisce senza concludere niente, lasciando tutto in sospeso in attesa di una seconda stagione che probabilmente non arriverà mai. Programmazione pessima per una serie già di per sé debole.
L’elefante nella stanza
Sì, il tema della sicurezza sul lavoro è importante. Ma usarlo come scudo per giustificare una fiction mal scritta e noiosa è scorretto. Puoi fare servizio pubblico E intrattenere allo stesso tempo – non sono incompatibili. Invece qui sembra che l’obiettivo fosse: “Parliamo di morti bianche così nessuno può criticarci”.
Il dialetto lucchese è stato criticato come poco credibile, la fotografia è piatta, il ritmo è sonnolento. Perfino alcuni spettatori hanno fatto notare l’assurdità: “L’ispettore del lavoro dovrebbe fare controlli per evitare gli incidenti, non indagare quando i lavoratori sono già morti”. Un punto valido che la serie ignora bellamente.
Il verdetto scomodo
L’altro ispettore è l’esempio perfetto di come la Rai sprechi soldi pubblici per fare fiction mediocri che si nascondono dietro temi sociali. Buone intenzioni non bastano se poi la realizzazione è pigra, prevedibile e noiosa. Il cast fa quello che può con un materiale scadente, ma non ci sono miracoli.
Se vuoi vedere una serie italiana fatta bene su temi sociali, recupera qualcos’altro. Questa è solo un’occasione mancata che ti lascia con la sensazione di aver perso tempo prezioso.
Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo che la serie sia sopravvalutata o pensi che meriti più credito? Raccontaci nei commenti la tua esperienza.
La Recensione
L'altro ispettore
L'altro ispettore spreca un tema importante con una realizzazione mediocre. Casi banali e prevedibili, ritmo lento, personaggi stereotipati e un tono che oscilla malamente tra crime e commedia familiare. Sei episodi trasmessi in fretta in tre serate che sembrano comunque troppi per una narrazione così pigra. Il finale aperto ha fatto infuriare il pubblico. Buone intenzioni non bastano quando scrittura e regia sono così scadenti. Occasione mancata.
PRO
- Se ti piacciono le fiction Rai anche mediocri
- Il tema delle morti sul lavoro è rilevante
CONTRO
- Casi investigativi banali e prevedibili da subito
- Ritmo lentissimo che annoia dopo 20 minuti
- Dialoghi e situazioni poco credibili e forzati


