Devo essere onesto con te: quando ho saputo che L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual raccontava l’esorcismo meglio documentato della storia, quello realmente avvenuto nell’Iowa negli anni ’20, le mie aspettative si sono alzate parecchio. E quando ho visto Al Pacino nel cast, pensavo di essere di fronte a qualcosa di speciale. Il risultato finale è un film che funziona a metà: interessante per il materiale di partenza, ma limitato da scelte produttive discutibili.
Non è un capolavoro, ma nemmeno il disastro che ci si potrebbe aspettare da una produzione Buzzfeed Studios (sì, hai letto bene).
Una storia vera che merita attenzione
Il caso di Emma Schmidt rappresenta davvero uno degli episodi di presunta possessione demoniaca più documentati della storia moderna. Nel 1928, questa donna del Midwest fu al centro di un rituale di esorcismo durato oltre sei mesi, condotto dal reverendo Theophilus Riesinger con una documentazione ecclesiastica senza precedenti.
Danny Midell, regista e co-sceneggiatore insieme a Enrico Natale, prende alcune libertà creative con i fatti storici che però non compromettono completamente l’interesse della storia. Se la vera Emma Schmidt aveva 46 anni, qui diventa una giovane donna interpretata da Abigail Cowen – una scelta comprensibile per rendere il personaggio più cinematografico. Inoltre, i sei mesi di esorcismo vengono condensati in pochi giorni, ma l’essenza del racconto rimane intatta.
Pacino che ci mette l’anima
Al Pacino interpreta padre Theophilus Riesinger e, nonostante l’età avanzata, porta ancora quella presenza scenica che lo ha reso una leggenda. Si presenta tutto curvo, trasandato e con un accento che strizza l’occhio alle sue origini etniche, creando un personaggio credibile e coinvolgente. I suoi monologi sulla fede contro la scienza suonano convincenti proprio perché è lui a pronunciarli.
Accanto a lui, Dan Stevens nel ruolo di padre Joseph Steiger offre una performance solida ma non memorabile. Il suo personaggio, quello del prete scettico che deve confrontarsi con l’inspiegabile, funziona come contrappunto necessario all’intensità di Pacino, anche se a volte risulta un po’ piatto.
Abigail Cowen e il peso della possessione
Abigail Cowen nel ruolo di Emma Schmidt se la cava discretamente, considerando che interpretare una posseduta non è mai facile. Riesce a alternare momenti di vulnerabilità a scene di vera inquietudine, anche se non raggiunge mai i picchi di intensità che il ruolo richiederebbe. È una performance onesta, che fa il suo dovere senza brillare particolarmente.
Produzione low budget che si vede
Il limite più evidente del film è chiaramente il budget ridotto. Midell sceglie una regia completamente handheld, stile cinema verité, che da un lato conferisce realismo alla storia, dall’altro tradisce i limiti produttivi. Non ci sono praticamente scenografie d’epoca elaborate – giusto un paio di automobili vintage in una scena probabilmente realizzata in CGI.
Questa scelta stilistica ha i suoi pro e contro: da una parte rende tutto più immediato e documentaristico, dall’altra fa sembrare il film più un episodio televisivo che una produzione cinematografica. È come guardare “Succession” ambientato negli anni ’20.
Horror che funziona a tratti
Sul versante prettamente horror, il film alterna momenti riusciti a sequenze più prevedibili. I jump scare orchestrati dal regista, supportati dalle musiche bombastiche di Jason Lazurus e Joseph Trapanese, funzionano discretamente. Le scene di possessione – vomito di bile, lingue antiche, violenza soprannaturale – sono realizzate con sufficiente efficacia.
Il problema è che dopo un primo tempo promettente, la pellicola scivola verso i cliché del genere: edifici che tremano, caos soprannaturale e tutti i luoghi comuni dell’horror religioso. È un peccato, perché il materiale di partenza avrebbe permesso un approccio più originale.
Fede contro scienza: un messaggio divisivo
Quello che più divide del film è il suo messaggio apertamente pro-fede. Attraverso i personaggi di Riesinger e Steiger, Midell mette in scena un confronto serrato tra fede cieca e pragmatismo scientifico, dove alla fine vince sempre la prima. I monologi di Pacino contro “l’approccio hippy” della scienza moderna suonano come vera e propria propaganda religiosa.
È una scelta coraggiosa ma potenzialmente alienante per una parte del pubblico. Il film non nasconde le sue simpatie e questo, pur essendo legittimo, limita la sua capacità di parlare a un pubblico più ampio.
Un’occasione parzialmente sprecata
L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual è un film che avrebbe potuto essere molto di più. Con una storia vera così affascinante e un cast guidato da Al Pacino, c’erano tutti gli ingredienti per qualcosa di memorabile. Invece otteniamo un prodotto onesto ma limitato, che intrattiene senza mai davvero emozionare.
Non è un film da evitare, ma nemmeno uno da cercare attivamente. Se ti capitasse di trovarlo in programmazione e fossi curioso di scoprire uno dei casi di esorcismo più famosi della storia, potrebbe essere una visione interessante. Solo non aspettarti miracoli.
La Recensione
L'esorcismo di Emma Schmidt - The Ritual
L'esorcismo di Emma Schmidt - The Ritual racconta con onestà uno dei casi di possessione demoniaca meglio documentati della storia, quello di Emma Schmidt nell'Iowa degli anni '20. Nonostante un Al Pacino in forma e una storia vera affascinante, il film soffre di un budget evidentemente ridotto e di scelte registiche che lo fanno sembrare più un prodotto televisivo che cinematografico. Il messaggio apertamente pro-fede e alcuni cliché del genere horror limitano la portata dell'opera, che rimane comunque un'esperienza di visione accettabile per gli appassionati del genere.
PRO
- Al Pacino offre una performance intensa e carismatica nel ruolo del reverendo Theophilus Riesinger dimostrando ancora una volta la sua classe attoriale
- La storia di Emma Schmidt rappresenta davvero uno dei casi di esorcismo meglio documentati della storia offrendo un'interessante base narrativa reale
CONTRO
- Il budget evidentemente ridotto si traduce in una produzione che sembra più un episodio televisivo che un film cinematografico
- Dopo un primo tempo promettente il film scivola nei soliti cliché del genere horror religioso perdendo originalità


