La bella e la bestia compie 35 anni e Disney ha deciso di festeggiarlo riunendo al D23 alcune delle persone che trasformarono un progetto in difficoltà in uno dei classici più importanti dello studio. Sul palco sono tornati Paige O’Hara, voce originale di Belle, il produttore Don Hahn, l’animatore Mark Henn, Alan Menken e Susan Egan, la prima Belle di Broadway. Tra ricordi, canzoni e qualche momento molto commovente è emersa soprattutto una verità: il film che oggi sembra perfetto e inevitabile, nel 1991 rischiò seriamente di essere molto diverso.
E pensare che alla fine sarebbe diventato il primo film d’animazione della storia candidato all’Oscar come miglior film.
Non male per un progetto del quale Disney aveva praticamente deciso di buttare via i primi venti minuti.
Disney aveva già realizzato una parte del film, poi decise di ricominciare
Don Hahn ha ricordato uno dei retroscena più incredibili della lavorazione.
La prima versione de La bella e la bestia venne sviluppata in Europa come un film molto diverso da quello che conosciamo. Non era pensato come un grande musical sul modello de La sirenetta e, dopo mesi di lavoro, esistevano già circa venti minuti di storyboard e materiale preparatorio.
Solo che non funzionavano.
Disney guardò ciò che era stato realizzato e prese una decisione piuttosto dolorosa: abbandonare quella strada e ricominciare. Cambiarono registi, struttura e tono. Proprio durante questa ripartenza entrarono in scena Howard Ashman e Alan Menken, reduci dal successo de La sirenetta.
Immaginate farlo oggi.
Hai già prodotto venti minuti.
Qualcuno entra nella stanza.
Li guarda.
“Belli. Cancelliamo tutto”.
Non esattamente la riunione che vorresti affrontare il lunedì mattina.
Eppure quella scelta salvò il film.
Belle doveva sembrare una persona, non semplicemente una principessa
Anche trovare la voce di Belle fu tutt’altro che immediato.
Disney ascoltò circa 500 candidate. La produzione non cercava semplicemente qualcuno che sapesse cantare bene: voleva un’attrice capace di recitare attraverso la musica.
Paige O’Hara aveva esperienza a Broadway e una voce che ricordava ai creativi certe qualità delle grandi interpreti classiche. Era inoltre abbastanza adulta da dare a Belle una personalità differente rispetto a molte protagoniste animate precedenti.
Belle legge.
Ha opinioni.
Rifiuta Gaston senza passare cinque minuti a domandarsi se forse dovrebbe accettarlo perché è muscoloso.
Vuole uscire dal piccolo paese in cui vive.
Nel 1991 non era esattamente il modello standard della principessa Disney.
O’Hara ha ricordato al D23 quanto quel provino abbia cambiato la sua vita. E trentacinque anni dopo continua a essere identificata con un personaggio che, tecnicamente, non abbiamo mai nemmeno visto con il suo volto.
Howard Ashman spiegò a Paige O’Hara come cantare Belle imitando Barbra Streisand
Una delle storie più divertenti riguarda una piccola frase di Something There.
O’Hara non riusciva a trovare l’intonazione che Howard Ashman aveva in testa. Ashman era già gravemente malato e seguiva parte della produzione a distanza. A un certo punto le diede un’indicazione semplicissima: provare a interpretare quel passaggio pensando a Barbra Streisand.
La soluzione funzionò.
È un dettaglio minuscolo, ma racconta bene quanto Ashman lavorasse sui personaggi come se fossero attori di un musical teatrale e non semplicemente figure animate.
Non scriveva soltanto testi.
Decideva come dovevano pensare mentre li cantavano.
Angela Lansbury inizialmente non voleva cantare Beauty and the Beast
Persino una delle canzoni più famose della storia Disney rischiò di avere una voce diversa.
Angela Lansbury, interprete originale di Mrs. Bric nella versione italiana Mrs. Potts in originale, non era convinta di essere la persona giusta per cantare la title track.
Alan Menken ha raccontato al D23 che la prima demo non riuscì a conquistarla. Le fecero allora ascoltare Howard Ashman mentre interpretava personalmente il brano.
A quel punto Lansbury capì cosa stavano cercando.
Entrò in studio e il resto è diventato storia Disney.
La registrazione è ancora più impressionante pensando che Lansbury non era stata scelta perché fosse una cantante pop da mettere al centro della colonna sonora. Il suo modo quasi materno di raccontare quella melodia è precisamente ciò che la rende speciale.
A volte per ottenere una delle interpretazioni più famose di sempre devi prima convincere la cantante a non rifiutare il pezzo.
Alan Menken si è commosso ricordando Howard Ashman
Il momento più intenso della reunion è arrivato parlando proprio di Ashman.
Il paroliere morì nel marzo 1991 per complicazioni legate all’AIDS, otto mesi prima dell’uscita del film. Non poté quindi assistere al successo mondiale dell’opera alla quale aveva dato un contributo enorme.
Menken si è fermato durante il panel, visibilmente commosso, immaginando per un momento quanto sarebbe stato bello poter annunciare Howard e vederlo entrare sul palco insieme agli altri.
Poi ha ricordato quanto la sua presenza sia rimasta dentro il film.
Non come semplice autore dei testi.
Ashman contribuì alla costruzione dei personaggi, alla struttura delle canzoni e persino al modo in cui determinate scene dovevano funzionare.
Sapendo in quali condizioni stesse lavorando durante gli ultimi mesi, sequenze come Human Again, Beauty and the Beast o la trasformazione finale acquistano inevitabilmente un peso diverso.
Gli animatori recitavano con la matita
Belle non nasce soltanto dalla voce di Paige O’Hara.
Mark Henn, uno degli animatori responsabili del personaggio, ha spiegato quanto gli artisti ascoltassero continuamente le registrazioni vocali per catturare pause, intenzioni e cambiamenti emotivi.
Disegnare un personaggio significava in un certo senso recitare attraverso la matita.
Ogni sguardo doveva comunicare qualcosa.
Basta osservare Belle durante la cena con la Bestia o mentre scopre la biblioteca. Non servono continuamente dialoghi per capire cosa pensa.
Una parte della modernità del film deriva proprio da questo equilibrio: la voce recita, l’animazione continua quella recitazione.
Poi Disney decise di portare tutto a Broadway e molti pensarono fosse una pessima idea
Il successo cinematografico spinse Disney verso un territorio in cui, all’epoca, non aveva ancora l’autorità che possiede oggi: Broadway.
La bella e la bestia debuttò nel 1994 e Susan Egan fu scelta come Belle. La cosa curiosa è che lei stessa inizialmente non era convinta nemmeno di presentarsi all’audizione.
Non aveva ancora visto il film e pensava di non essere adatta.
Ottenne il ruolo.
Il musical diventò un successo enorme e aprì di fatto la strada alla presenza stabile di Disney nel teatro musicale, anni prima di Il re leone, Aladdin e delle produzioni arrivate successivamente.
All’inizio però una parte dell’ambiente teatrale guardava Disney con parecchio scetticismo.
L’idea che un cartone animato potesse trasformarsi in un musical importante sembrava a qualcuno soprattutto un’enorme operazione commerciale.
Il pubblico ebbe un’opinione leggermente diversa.
Oggi Belle continua a passare da una generazione all’altra
Il D23 ha unito simbolicamente tre epoche.
Paige O’Hara rappresentava il film del 1991.
Susan Egan il debutto teatrale del 1994.
Kyra Belle Johnson, protagonista dell’attuale tour nordamericano, rappresenta invece chi oggi scopre quella storia per la prima volta. Il nuovo tour è il primo grande allestimento nordamericano del musical dopo oltre venticinque anni.
E il pubblico non è composto soltanto da bambini.
Molti genitori che videro Belle da piccoli stanno accompagnando i propri figli a teatro.
È probabilmente questa la misura migliore dei 35 anni.
Non il merchandising.
Non i remake.
Nemmeno gli Oscar.
Il fatto che una storia prodotta nel 1991 continui a essere presentata a persone che nel 1991 non erano nemmeno nate.
E alla fine sono tornate le Belle sul palco
La celebrazione si è chiusa come era quasi inevitabile che accadesse: cantando.
Susan Egan e Kyra Belle Johnson hanno condiviso il palco sulle note della musica di Menken, mentre Paige O’Hara aveva partecipato alla reunion ricordando la nascita del personaggio originale.
Tre generazioni legate alla stessa ragazza che amava leggere e non aveva alcuna intenzione di sposare Gaston.
Trentacinque anni dopo, La bella e la bestia rimane un film importante anche perché dietro l’apparente perfezione c’erano errori, ripartenze, audizioni infinite e persone che non erano affatto sicure di ciò che stavano facendo.
Disney buttò via venti minuti.
Angela Lansbury non voleva cantare la canzone.
Susan Egan quasi saltò il provino.
Poi arrivarono una candidatura all’Oscar come miglior film, Broadway e generazioni di spettatori.
A volte il segreto di un classico è anche capire in tempo che la prima idea non era quella giusta.
Voi quando avete visto per la prima volta La bella e la bestia? E quale di questi retroscena vi ha sorpreso maggiormente? Scrivetecelo nei commenti.


