Attenzione: da qui in poi ci sono spoiler sul finale de La Buona Stella, andato in onda lunedì 27 aprile 2026 su Rai1. Se devi ancora recuperare l’ultima puntata su RaiPlay, fermati qui, fatti un favore, e torna dopo. Perché il finale della fiction con Miriam Dalmazio, Filippo Scicchitano e Francesco Arca chiude la storia con una scelta forte: Simone decide di esporsi in prima persona per salvare Alessia e la piccola Giada, mentre Stella e Valerio arrivano finalmente a ricostruire la verità sulla sparatoria e sul passato che li ha segnati. La miniserie, composta da sei episodi trasmessi in tre serate su Rai1 dal 13 al 27 aprile 2026, si è conclusa proprio con la puntata del 27 aprile.
Il finale de La Buona Stella non prova a fare il furbo con un colpo di scena buttato lì all’ultimo secondo. Punta invece su una cosa molto più semplice, e forse per questo più efficace: mettere i personaggi davanti alle conseguenze delle loro scelte.
Da una parte c’è Simone Magnani, ex promessa del calcio che si è ritrovato dentro una storia più grande di lui dopo aver preso una borsa piena di soldi sulla scena di una sparatoria. Una scelta sbagliata, certo. Ma non raccontata come il gesto di un criminale senza scrupoli. Simone è un uomo disperato, fragile, convinto di poter usare quei soldi per dare una possibilità alla sua famiglia. E come spesso succede nelle storie fatte bene, il problema non è solo quello che fai. È quello che quella scelta scatena dopo.
Dall’altra parte c’è Stella Rongoni, poliziotta con una ferita ancora aperta: la morte del compagno Paolo Fois. Una morte che non è mai sembrata davvero chiusa per lei. Stella non indaga solo perché deve fare il suo lavoro. Indaga perché ha bisogno di capire. Perché certe verità, quando ti vengono tolte, ti restano addosso come un vestito bagnato. Puoi provare ad andare avanti, ma pesa sempre.
Nell’ultima puntata, Stella e Valerio tornano a collaborare e riescono a ricostruire ciò che si nasconde dietro la sparatoria nella birreria, la morte del collega Cairo e il caso di Paolo, compagno di Stella e fratello di Valerio. Finalmente anche gli Affari Interni devono rivedere la propria posizione su Stella, che fino a quel momento si era portata addosso sospetti, ostacoli e diffidenze.
È una chiusura importante, perché restituisce dignità a un personaggio che per tutta la fiction ha dovuto combattere su due fronti. Contro chi scappava, certo. Ma anche contro chi non le credeva. E questa è una delle parti più riuscite del finale: Stella non viene “salvata” dalla verità. Se la va a prendere. Con fatica, con ostinazione, con quella rabbia trattenuta che Miriam Dalmazio ha portato bene in scena.
Nel frattempo, la fuga di Simone, Alessia e Giada arriva al suo punto più drammatico. Dopo essere riusciti a trovare riparo in un campeggio, aiutati da alcune persone del posto, la famiglia capisce che il pericolo non è rimasto indietro. Chi li sta cercando riesce a raggiungerli anche lì. Quello che sembrava un rifugio temporaneo diventa un’altra trappola. E a quel punto Simone comprende che continuare a scappare tutti insieme potrebbe voler dire condannare proprio le due persone che vuole proteggere.
Ed è qui che arriva il suo sacrificio.
Simone sceglie di mettersi davanti, di attirare il rischio su di sé, di garantire ad Alessia e a Giada una possibilità di salvezza. Non è una redenzione pulita, di quelle con la musica gonfia e tutti che piangono in modo ordinato. È una scelta sporca, dolorosa, fatta quando ormai non ci sono più molte strade. Però racconta bene il suo percorso: Simone parte da un errore enorme, ma finisce cercando di fare l’unica cosa che gli sembra giusta.
Il finale funziona proprio perché non cancella le sue colpe. Non dice allo spettatore: “Visto? Era tutto perdonato”. No. Simone ha sbagliato. Ha rubato quei soldi. Ha trascinato la sua famiglia in un incubo. Ha preso decisioni impulsive, spesso disperate. Però, quando arriva il momento più duro, smette di pensare a sé stesso. E in una fiction costruita sul confine tra colpa e possibilità di riscatto, questa scelta ha un peso preciso.
Alessia e Giada, invece, rappresentano il cuore emotivo della fuga. Perché tutta la tensione non reggerebbe se non sentissimo davvero il rischio per loro. La bambina, soprattutto, è il motivo per cui ogni scelta di Simone sembra più urgente, più sbagliata e più comprensibile allo stesso tempo. Da spettatore ti ritrovi in una posizione strana: sai che Simone ha fatto un casino enorme, però capisci anche perché non riesce a fermarsi. Non lo giustifichi, ma lo segui. E questa differenza è fondamentale.
Il finale chiude anche il percorso di Valerio, personaggio che all’inizio sembra quasi muoversi dentro un sistema rigido, molto legato alle procedure, ai sospetti, alle mezze verità. Ma l’indagine lo costringe a fare i conti con qualcosa di personale: Paolo non era solo un caso. Era suo fratello. E quando un’indagine ti tocca così da vicino, restare lucidi diventa quasi impossibile. Il rapporto con Stella, segnato da tensioni e diffidenze, trova una forma diversa proprio nella ricerca della verità.
E qui La Buona Stella fa una scelta abbastanza classica, ma efficace: mette insieme due persone ferite e le costringe a fidarsi. Non in modo romantico, almeno non come centro della storia. Ma umano. Stella e Valerio devono smettere di guardarsi come due avversari e iniziare a guardare nella stessa direzione. Quando ci riescono, il puzzle comincia a comporsi.
La sparatoria nella birreria, la morte di Cairo, la vicenda di Paolo, la fuga di Simone: tutto converge. E il finale prova a dare una risposta alla domanda che ha attraversato la fiction dall’inizio: quanto può costare una scelta fatta nel momento sbagliato?
Nel caso di Simone, tantissimo. Una borsa di soldi presa in pochi secondi diventa una condanna a correre, nascondersi, mentire, avere paura. Nel caso di Stella, la scelta è opposta: non smettere di cercare. Anche quando gli altri vorrebbero archiviarla come testarda, ingestibile, troppo coinvolta. Nel caso di Valerio, il costo è accettare che la verità sul fratello possa essere più dolorosa di quella che aveva immaginato.
La fiction chiude quindi con una resa dei conti, ma anche con un’idea piuttosto chiara: nessuno esce davvero illeso da una storia così. Si può sopravvivere, si può capire, si può forse ricominciare. Ma non si torna semplicemente alla vita di prima. E meno male, perché sarebbe stato troppo comodo.
Dal punto di vista narrativo, il finale tiene insieme azione e sentimento senza trasformare tutto in una corsa continua. Ci sono inseguimenti, minacce, fughe, ma la parte più forte resta quella emotiva. La decisione di Simone, la verità conquistata da Stella, il legame familiare da proteggere a ogni costo. Sono questi gli elementi che danno senso all’ultima puntata.
Poi, certo, qualcuno avrebbe magari voluto un finale più netto, più esplosivo, più cattivo. Altri avranno apprezzato la scelta di chiudere sul sacrificio e sulla verità, senza allungare troppo il brodo. Io credo che La Buona Stella abbia fatto una cosa abbastanza intelligente: ha dato una chiusura ai nodi principali, ma ha lasciato addosso quella malinconia tipica delle storie in cui il bene non arriva mai gratis.
E forse il personaggio più interessante resta proprio Simone. Non perché sia il più “giusto”, anzi. Ma perché è quello che cambia di più sotto i nostri occhi. All’inizio sembra un uomo schiacciato dai rimpianti, dalla frustrazione, da una vita che non è andata come sperava. Poi diventa un fuggitivo. Poi un padre disposto a tutto. Alla fine, nel momento decisivo, diventa qualcuno che sceglie di pagare in prima persona.
Stella, invece, trova la sua conferma. Non solo come poliziotta, ma come donna che aveva ragione a non smettere di cercare. E questa, per una protagonista costruita sul dolore e sulla sfiducia degli altri, è una vittoria importante.
Il finale de La Buona Stella non è soltanto la chiusura di un crime. È la storia di persone che provano a salvarsi dopo aver sbagliato, dopo aver perso qualcuno, dopo essere state messe all’angolo. E se la fiction ha funzionato, è perché non ha raccontato eroi perfetti. Ha raccontato esseri umani pieni di crepe. Molto più interessanti, diciamolo.
E tu che ne pensi: il sacrificio di Simone ti ha convinto o avresti voluto un finale diverso per La Buona Stella? Scrivilo nei commenti.



A me è piaciuta a tantissimo.. Un grande finale, non banale ma vero.. Bravissimo gli attori regista e location e tutto il contorno.. Da applausi!!!