Cosa succede se prendi le arti marziali di Hong Kong, le trapianti nella Chinatown romana e ci aggiungi una dose di spaghetti western? Nasce “La città proibita“, il nuovo film di Gabriele Mainetti che dopo “Lo chiamavano Jeeg Robot” ci regala un fusion culturale così azzardato da sembrare impossibile. Eppure funziona, eccome.
Un prologo che ti spiazza completamente
Il film inizia nelle campagne cinesi, dove un padre insegna il kung fu alle sue due figlie. Ha violato la politica del figlio unico e le tecniche di combattimento potrebbero tornare utili se mai venissero scoperte. Fin qui pensi di essere davanti al classico martial arts movie ambientato in Cina. Poi Mainetti ti fa il colpo di genio.
Mei (Yaxi Liu), una delle due sorelle, riappare nel seminterrato del locale “La città proibita” – un ristorante cinese a più piani che fa anche da casa chiusa. E qui inizia una delle sequenze d’azione più inventive degli ultimi anni: Mei si fa strada tra trafficanti e criminali usando prima i frammenti di un CD come armi improvvisate, poi padelle di ferro e persino una grattugia del formaggio.
Il twist che cambia tutto
Quando finalmente Mei esce dal ristorante dopo aver affrontato il boss criminale Mr. Wang (Shanshan Chunyu), scopri la verità: non siamo in Cina, ma nelle strade di Roma. Benvenuto nello Spaghetti Eastern, il sottogenere che non sapevi di volere ma di cui avevi disperatamente bisogno.
Mainetti trasforma Piazza Vittorio in un playground per arti marziali, creando un ibrido culturale che omaggia i film d’azione di Hong Kong degli anni ’90 – quelli di John Woo e Sammo Hung – ma con una sensibilità tutta europea.
La ricerca della sorella perduta
La storyline ruota attorno alla ricerca di Yun, la sorella maggiore di Mei scomparsa nel sottobosco criminale romano. La ricerca la porta da Marcello (Enrico Borello), un cuoco locale che diventa il suo improbabile alleato. Il contrasto culturale è reso perfettamente dalle parole di Mr. Wang: in Italia “tutto è permesso e niente è importante”, in Cina è l’esatto opposto.
Yaxi Liu, stuntwoman diventata protagonista dopo “Mulan”, ha quella screen presence difficile da definire ma impossibile da ignorare. Più piccola di Michelle Yeoh, non intimorisce immediatamente i suoi avversari, ma quando attacca è come un wolverine senza nulla da perdere.
Sequenze d’azione che ridefiniscono il genere
Le coreografie di combattimento sono intuitive da seguire e spettacolari da guardare. Chi avrebbe mai pensato che un pesce fresco e un bouquet di rose potessero essere armi letali contro due gorilla umani? Mainetti dimostra una padronanza del linguaggio action raramente vista fuori dal Sudest asiatico, bilanciando confronti ben coreografati con le aspettative narrative di un pubblico europeo.
Il film mescola elementi di gangster movie, melodramma familiare e commedia romantica senza mai perdere il filo. Un momento Mei e Marcello faticano a comunicare – lei non parla una parola di italiano – quello dopo lei sta respingendo assalitori in un mercato pubblico degradato.
La complessità narrativa e i suoi limiti
La trama è forse troppo articolata per il suo bene. La ricerca di Yun porta Mei al ristorante di Marcello – da non confondere con “La città proibita” dove Yun lavorava come prostituta. Il plot si complica quando scopriamo che Yun si era innamorata di Alfredo (Luca Zingaretti), il padre di Marcello, una relazione che sorprendentemente non scandalizza nessuno, nemmeno Lorella (Sabrina Ferilli), la madre di Marcello.
Annibale (Marco Giallini), socio in affari di Alfredo e gangster di piccolo calibro, vede addirittura nella situazione l’occasione per invitare Lorella a un appuntamento. È quel tipo di intreccio narrativo che potrebbe far perdere il filo, ma che Mainetti gestisce con abilità registrante notevole.
Romance non convenzionale
La storia d’amore tra Mei e Marcello non segue i canoni hollywoodiani. Lei è concentrata unicamente sulla giustizia, lui ama solo il suo lavoro. Non esattamente la ricetta per la compatibilità.
Aspetti tecnici e direzione
Mainetti conferma le qualità mostrate in “Lo chiamavano Jeeg Robot”, dimostrando una versatilità registrante impressionante. La direzione della fotografia cattura sia l’atmosfera noir dei bassifondi romani che la dinamicità delle sequenze d’azione. Il sound design supporta perfettamente i combattimenti senza mai sovrastare i dialoghi.
La sceneggiatura salta qualche passaggio chiave – come Mei riesca effettivamente a trovare la sorella scomparsa rimane un mistero – ma questa scoperta la rende ancora più feroce, trasformando la sua missione di salvataggio in una vendetta personale.
Il verdetto finale
“La città proibita” è quel tipo di film che non dovresti funzionare sulla carta ma che ti conquista completamente. Mainetti crea un linguaggio cinematografico ibrido che rispetta sia le tradizioni del cinema d’azione asiatico che quelle del cinema d’autore europeo.
Yaxi Liu ha il potenziale per diventare la prossima action star internazionale, mentre Mainetti si conferma uno dei registi italiani più interessanti della sua generazione. Il film non è perfetto – la trama potrebbe essere più lineare e alcuni subplot risultano superflui – ma è coraggioso, originale e spettacolare.
Un esperimento riuscito che apre nuove strade per il cinema di genere italiano, dimostrando che l’innovazione può nascere dalla contaminazione culturale. Se ami i film d’azione che osano essere diversi, questo è decisamente il tuo film.
Hai mai visto un film che mescoli culture così diverse? Pensi che il cinema italiano dovrebbe esplorare di più queste contaminazioni? Raccontaci la tua nei commenti!
La Recensione
La città proibita
La città proibita è un audace esperimento di fusione culturale che traspianta le arti marziali di Hong Kong nella Chinatown romana. Gabriele Mainetti crea uno Spaghetti Eastern sorprendente, dove sequenze d'azione spettacolari si mescolano a una sensibilità narrativa europea, lanciando Yaxi Liu come potenziale action star internazionale.
PRO
- Fusion culturale unica: concept originale che mescola cinema d'azione asiatico e sensibilità europea in modo convincente
- Sequenze d'azione innovative: coreografie spettacolari che utilizzano oggetti quotidiani come armi improvvisate
- Yaxi Liu stella nascente: performance magnetica di una stuntwoman con potenziale da action star internazionale
CONTRO
- Buchi narrativi evidenti: passaggi chiave della storia vengono saltati senza spiegazioni convincenti
- Romance poco sviluppata: la storia d'amore tra i protagonisti manca di profondità emotiva


