Ci sono film che aspetti con una certa ansia da prestazione. Non tua, del film. L’ansia che si accumula quando un regista che ami ha fatto qualcosa di deludente l’ultima volta e questa volta deve per forza riscattarsi, pena la revisione di tutta la tua opinione su di lui. La Grazia di Paolo Sorrentino era esattamente quel tipo di film per moltissime persone, soprattutto per chi aveva seguito Parthenope con una perplessità crescente e sperava che il passo successivo riportasse tutto al livello de La Grande Bellezza. La buona notizia è che il riscatto c’è stato. La notizia ancora migliore è che ora il film è su Netflix, quindi non hai più scuse.
Ma prima di premere play, ecco alcune cose che probabilmente non sapevi su La Grazia e che rendono l’esperienza ancora più interessante.
Ha aperto la Mostra del Cinema di Venezia 2025, ed è la seconda volta che succede a Sorrentino
Il 27 agosto 2025 La Grazia ha aperto l’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia come film inaugurale. Non è un dettaglio minore: aprire Venezia significa essere selezionato come biglietto da visita dell’intera manifestazione, il che equivale a una dichiarazione di fiducia nel film prima ancora che il pubblico lo veda. Quella stessa sera Toni Servillo è uscito dalla Sala Grande con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, il che ha reso la serata piuttosto efficiente dal punto di vista dei premi.
È il settimo film che Sorrentino e Servillo girano insieme in venticinque anni
Pensa a qualcuno con cui lavori da venticinque anni e poi pensa a quanto sarebbe difficile lavorare con quella persona venticinque anni dopo i primi entusiasmi. Sorrentino e Servillo hanno trovato un equilibrio che funziona dal 2001, dall’esordio con L’uomo in più, passando per Le conseguenze dell’amore, Il Divo, La Grande Bellezza, Loro. Ogni film insieme sembra costruire qualcosa che il precedente aveva lasciato aperto, come una conversazione molto lunga tra due persone che si capiscono prima ancora di aprire bocca.
Il film è stato ispirato da un fatto di cronaca reale
Sorrentino non ha inventato tutto. La premessa del film, quella di un Presidente della Repubblica alle prese con una richiesta di grazia in circostanze particolari, nasce da un episodio reale legato a una grazia concessa dal Presidente Mattarella in un caso di dramma familiare. Il protagonista Mariano De Santis non è Mattarella, ci tiene a precisare Sorrentino, ma è quello che lui chiama una “sintesi poetica” di un certo modo di essere italiano. Detto da Sorrentino, questa frase ha un significato preciso che si capisce guardando il film.
È uscito al cinema a Natale, ma solo di mattina
Questo è forse il dettaglio più bizzarro di tutta la storia produttiva del film. Le anteprime di La Grazia si sono tenute dal 25 dicembre 2025 al primo gennaio 2026, esclusivamente in proiezioni mattutine. Non è un errore. Era una scelta deliberata. Sorrentino ha deciso che il film doveva essere visto di mattina, nelle ultime ore di un anno che stava finendo o nelle prime di uno che stava cominciando, con quella qualità particolare che ha la luce di certi giorni di fine dicembre. Non so quante persone siano andate al cinema di mattina a Natale, ma chiunque lo abbia fatto ha probabilmente avuto un’esperienza diversa dal solito.
C’è un Papa nero con i dreadlock che fa da life coach al Presidente
Sì, hai letto bene. Tra i personaggi del film c’è un Papa di origini africane con i dreadlock, descritto nelle note di regia come “un po’ guru e un po’ personal coach.” Se stai pensando che questo suona esattamente come qualcosa che Sorrentino metterebbe in un film, hai capito bene come funziona la sua filmografia. È quel tipo di elemento surreale che convive con la serietà della storia principale senza che nessuno dei due registri sembri fuori posto, il che è una delle cose che Sorrentino sa fare meglio di quasi chiunque altro.
C’è un riferimento nascosto a Jep Gambardella
Chi ha visto La Grande Bellezza probabilmente sa già chi è Jep Gambardella, il personaggio che Servillo interpretava con quel misto di malinconia e ironia che ha reso il film memorabile. In La Grazia, durante un’intervista con la direttrice di Vogue, il Presidente dice che da giovane avrebbe voluto assomigliare a quelli che portano la giacca rossa sopra i pantaloni bianchi. È un riferimento diretto a Gambardella, un modo di far dialogare due personaggi che non si incontrano mai ma abitano lo stesso universo cinematografico. Il tipo di dettaglio che ti fa fermare l’immagine e riavvolgere.
Le riprese si sono tenute principalmente a Torino
Sorrentino è napoletano, e questa è una parte importante della sua identità cinematografica. Eppure La Grazia è stato girato in gran parte a Torino, con alcune riprese a Roma. Torino con la sua architettura barocca, i suoi corridoi istituzionali, la sua luce invernale meno morbida di quella del Sud ha dato al film un’atmosfera più austera di quanto ci si aspetterebbe dal regista de La Grande Bellezza. Una scelta che si sente nelle inquadrature e che contribuisce a rendere il film visivamente diverso da tutto quello che Sorrentino aveva fatto prima.
Il dilemma morale è ispirato al Decalogo di Kieślowski
Sorrentino ha detto esplicitamente che da ragazzo rimase folgorato dal Decalogo di Krzysztof Kieślowski, la serie di dieci film brevi basati sui Dieci Comandamenti. Il dilemma morale al centro de La Grazia, quella impossibilità di scegliere senza sbagliare che accompagna il protagonista per tutta la durata del film, nasce da quella fascinazione. Sorrentino la chiama “la trama delle trame”: una storia costruita intorno alla domanda più difficile che esista, quella in cui qualsiasi risposta tu dia comporta un prezzo che qualcuno dovrà pagare.
Se dopo tutte queste informazioni non sei ancora convinto di guardarlo, non so cos’altro aggiungere. Ma se invece hai già aperto Netflix per cercarlo, sappi che hai fatto la scelta giusta.


