La nuova pellicola La guerra dei mondi con Ice Cube è stata stroncata quasi ovunque, ma il produttore Timur Bekmambetov non sembra particolarmente turbato. Anzi. Di fronte alle critiche feroci, ha rivendicato un dato molto semplice: il film sarebbe rimasto per tre settimane al numero uno su Prime Video. E, secondo lui, questo vale più di una bella recensione.
Detta così, sembra la classica frase da produttore che prova a salvare la faccia. Però il caso è più interessante di quanto sembri, perché La guerra dei mondi non è il solito blockbuster affondato al cinema dopo una campagna gigantesca. È un film nato in modo strano, girato durante la pandemia, rimasto fermo per anni e poi finito direttamente su Prime Video il 30 luglio 2025.
Quindi la domanda vera non è solo: “È un brutto film?”. Quella risposta, guardando le recensioni, sembra abbastanza chiara. La domanda più interessante è un’altra: è stato anche un flop economico?
Qui bisogna separare le due cose. Sul piano critico, il disastro è evidente. Rotten Tomatoes lo segnala con un misero 4% di recensioni positive e un 20% di gradimento del pubblico. Non proprio il tipo di numeri che metti sul poster con orgoglio, diciamo.
Il film è stato attaccato soprattutto per il suo formato “screenlife”, cioè tutto raccontato attraverso schermi, videochiamate, computer e telefoni. L’idea, in teoria, poteva anche avere un senso: se oggi arrivassero gli alieni, probabilmente li vedremmo prima su smartphone, dirette, chat e feed social. Il problema è che, secondo molti critici, il risultato sembra più un esperimento mal riuscito che una vera reinvenzione del romanzo di H.G. Wells.
Poi c’è l’altro elefante nella stanza: Amazon. Il film è stato accusato di sembrare a tratti una lunga pubblicità ai servizi del colosso, con riferimenti molto evidenti al marchio. Il produttore Patrick Aiello ha però sostenuto che il film non era stato pensato in origine per uscire su Amazon, ma per una distribuzione Universal, e che alcuni elementi sono stati letti dal pubblico come product placement anche se non sarebbero nati con quella intenzione.
E qui il caso diventa quasi comico. Un film criticato perché sembra una marchetta ad Amazon, che poi finisce proprio su Amazon e diventa, secondo il produttore, primo su Prime Video. C’è qualcosa di assurdo, ma anche molto moderno, in tutto questo.
Al cinema, però, La guerra dei mondi praticamente non ha avuto una vera corsa commerciale mondiale. The Numbers lo indica come uscita video su Prime Video e segnala solo una release internazionale limitata in Giappone dal 1 gennaio 2026. Non risultano quindi incassi cinematografici globali paragonabili a quelli di un film distribuito normalmente in sala.
Questo cambia molto il giudizio.
Se fosse stato un film da 100 milioni lanciato al cinema e poi sparito, parleremmo di bagno di sangue. Ma qui il budget dichiarato è molto più basso. Secondo le informazioni riportate, Patrick Aiello avrebbe parlato di un costo inferiore ai 10 milioni di dollari. Anche Saturation indica un budget sotto i 10 milioni, coerente con una lavorazione rapida, durata circa 15 giorni, e con il formato screenlife.
E allora la frase del produttore si capisce meglio. Non significa che il film sia stato rivalutato. Non significa che la critica abbia sbagliato tutto. Significa che, dal punto di vista industriale, un film piccolo, economico, con un marchio famoso e due nomi riconoscibili come Ice Cube ed Eva Longoria, può avere senso anche se viene demolito dalle recensioni.
Il ritorno economico preciso non lo conosciamo, perché Amazon non pubblica dati completi sugli ascolti come farebbe un botteghino tradizionale. Però possiamo fare un ragionamento prudente: se il film è costato davvero meno di 10 milioni, non doveva generare centinaia di milioni per essere utile. Poteva servire ad arricchire il catalogo, attirare curiosi, creare discussione e sfruttare un titolo famoso. In streaming, a volte, anche il brutto buzz è comunque buzz.
Il produttore, infatti, ragiona così: meglio essere primi su Prime Video che avere recensioni educate lette da pochi. È un modo cinico di vedere il cinema? Sì. Però è anche molto vicino alla logica delle piattaforme. Il successo non si misura più solo con gli applausi, ma con quante persone cliccano, iniziano il film, ne parlano, lo condividono, magari lo guardano anche solo per capire “quanto fa schifo”.
Brutto da dire, ma funziona.
Naturalmente c’è un rischio enorme: se tutto diventa solo contenuto da classifica, allora la qualità passa in secondo piano. E questa è la parte più triste della vicenda. Perché La guerra dei mondi è uno dei testi più importanti della fantascienza moderna. È stato adattato mille volte, a volte benissimo, a volte malissimo. Ridurlo a un film girato quasi come una videochiamata infinita, pieno di schermate e momenti involontariamente buffi, lascia un po’ l’amaro in bocca.
Però il caso racconta bene dove siamo arrivati. Una volta un film veniva massacrato dalla critica, falliva al botteghino e spariva. Oggi può essere massacrato dalla critica, diventare virale proprio per quello, finire primo su una piattaforma e permettere al produttore di dire: “Va bene così”.
Dal punto di vista artistico, è difficile difenderlo. Dal punto di vista commerciale, invece, potrebbe non essere stato il disastro totale che sembra. Se il budget era davvero sotto i 10 milioni e Prime Video lo ha spinto in classifica per settimane, allora La guerra dei mondi potrebbe aver perso la battaglia della reputazione, ma non per forza quella dei conti.
E forse questa è la cosa più inquietante di tutte.
Tu cosa ne pensi: meglio un film brutto ma molto visto o un film apprezzato dalla critica che non guarda quasi nessuno? Scrivilo nei commenti.


