Partiamo da una premessa che a Netflix probabilmente non piace sentirsi dire: quando una serie funziona davvero, finirla è una scelta coraggiosa. Non è quello che fanno di solito le piattaforme streaming, il cui modello mentale di base prevede che se qualcosa va bene la si tiri avanti finché non va male, e poi magari ancora un po’ per sicurezza. Eppure La legge di Lidia Poët si è conclusa il 15 aprile 2026 con la terza stagione dichiarata esplicitamente finale, sei episodi, punto. Storia chiusa, luci spente, Matilda De Angelis che rimette il corsetto ottocentesco nell’armadio e torna a fare altre cose.
Questo è il momento in cui milioni di spettatori in tutto il mondo aprono Google e cercano “Lidia Poet 4 stagione quando esce”, con la stessa fiducia con cui si cercano i numeri vincenti del Superenalotto. Risultato simile.
Cosa dice Netflix ufficialmente: niente di niente
La risposta breve è che al momento non esiste nessun annuncio ufficiale di una quarta stagione, di uno spinoff, di un film, di un episodio speciale, di un podcast narrativo ambientato nella Torino ottocentesca, né di nessun’altra forma di contenuto derivato. Netflix ha dichiarato la terza stagione come finale nel modo più esplicito possibile, sia nei comunicati stampa che nel titolo stesso degli articoli di annuncio. “Terza e ultima stagione.” Due parole che non lasciano molta ambiguità interpretativa, a meno che tu non sia il tipo di persona che trova ambiguità nelle istruzioni del microonde.
Il rinnovo per la terza stagione era arrivato a dicembre 2024, qualche mese dopo l’uscita della seconda, con quella formula Netflix che ormai conosciamo: l’annuncio a sorpresa confezionato come una battuta in tema con la serie (“Vostro onore, siamo colpevoli: La legge di Lidia Poët è stata rinnovata per la terza stagione”). Il che è simpatico, ma non aiuta a capire se ci sarà una quarta.
Perché una quarta stagione sarebbe difficile
La serie è costruita attorno a una storia vera con un arco narrativo preciso: la battaglia di Lidia Poët per essere riconosciuta come avvocata nell’Italia di fine Ottocento. C’è un inizio documentato, uno sviluppo e una fine storica. Tirare avanti oltre quel punto significherebbe inventarsi una storia che non c’è, perdendo quella tensione tra finzione e realtà che è uno dei motivi per cui la serie funziona. Gli autori Guido Iuculano e Davide Orsini lo hanno detto in vari modi nel corso delle interviste: la terza stagione era pensata come conclusione definitiva, non come punto di pausa in attesa di capire quanto reggevano gli ascolti.
Aggiungici che la serie ha già 85 milioni di ore viste nei primi sei mesi dalla prima stagione, il 100% su Rotten Tomatoes per la critica e un seguito internazionale solido. Finirla in modo dignitoso mentre è ancora apprezzata è esattamente il tipo di decisione che poi ti fa rimpiangere di non aver fatto con altre serie che invece hai trascinato fino all’agonia creativa. Netflix queste cose le sa.
Uno spinoff: possibile, ma nessuno lo ha annunciato
Il terreno più interessante da esplorare, e anche quello su cui i fan si stanno concentrando sui social, è quello degli spinoff. La serie ha costruito personaggi secondari con spessore sufficiente da reggere una storia propria: il Procuratore Fourneau (Gianmarco Saurino) è il candidato più ovvio, un personaggio che il pubblico ha adottato con entusiasmo dalla seconda stagione e che ha una biografia abbastanza ricca da supportare un racconto autonomo. Il fratello Enrico (Pier Luigi Pasino) è un’altra opzione, con il suo percorso da avvocato a deputato in un’Italia che stava costruendo le sue istituzioni. E c’è sempre la Torino ottocentesca come ambientazione, abbastanza ricca e poco sfruttata dal cinema e dalla serialità italiana da giustificare altri progetti.
Ma al momento si tratta di speculazioni dei fan, non di annunci in lavorazione. Né Netflix né la casa di produzione Groenlandia hanno lasciato trapelare niente in questa direzione. Il che può significare che non è nei piani, oppure che è nei piani ma non ne stanno parlando, oppure che qualcuno ci sta pensando senza aver ancora deciso. Tre ipotesi, zero certezze, esattamente come la maggior parte delle cose interessanti della vita.
Cosa potrebbe far cambiare le cose
L’unica variabile che storicamente ha più volte convinto Netflix a riaprire storie dichiarate chiuse è la pressione dei numeri. Se la terza stagione dovesse generare un picco di visualizzazioni significativo, se i dati delle settimane successive dovessero confermare un interesse che non accenna a calare, se il pubblico internazionale continuasse a scoprire la serie in grandi quantità, l’ipotesi spinoff potrebbe diventare concreta. Non è una certezza, ma è il meccanismo che funziona nel mondo dello streaming.
Nel frattempo, la storia vera di Lidia Poët è disponibile per chiunque voglia approfondirla, e probabilmente è più affascinante di quanto la serie stessa abbia potuto mostrare in diciotto episodi.
Resterai senza La legge di Lidia Poët come resti senza una serie che ti era piaciuta, cioè con quella sensazione vaga di dover trovare qualcosa di equivalente che non troverai mai, almeno non subito. Mettila nella lista dei buoni propositi: “trovare una serie altrettanto bella”. Rimarrà lì per mesi, tra “guardare più documentari” e “smettila di cercare informazioni su stagioni che non esistono.”
Secondo te uno spinoff su Fourneau avrebbe senso, o preferiresti che la storia di Lidia restasse quella che è, senza aggiunte?



Sinceramente, intanto penso che la serie si sia fermata al momento giusto… Soprattutto perché se no avrebbe rischiato di arrotolarsi su se stessa, avrebbe continuato a godere dei fatti passati … E sarebbe diventata come tutte le altre: noiosa. Per il futuro, semmai fosse, io sfrutterei soprattutto la figura di Jacopo Barberis e la sua fidanzata spagnola. Un modo per mantenere alcuni dei personaggi e per assicurarsi ancora 3 stagioni.