Ho guardato La donna senza passato con la curiosità di ritrovare quell’atmosfera cupa e controllata tipica del noir scandinavo, e per buona parte della visione il film mantiene questa promessa. Diretto da Barbara Topsøe-Rothenborg, già dietro Un marito fedele, il film racconta la storia di Louise Andersen, interpretata da Natalie Madueño, una donna che vive una vita semplice sull’isola norvegese di Hidra insieme al compagno Joachim. L’unico dettaglio strano della sua esistenza è che Louise non ricorda quasi nulla del proprio passato, un mistero che diventa improvvisamente centrale quando uno sconosciuto sostiene che il suo vero nome sia Helene Söderberg, una donna scomparsa dalla Danimarca tre anni prima.
La premessa funziona bene fin dall’inizio. Un test del DNA conferma quello che sembrava impossibile, e Louise si trova costretta a lasciare la vita costruita sull’isola per tornare in Danimarca, dove ad aspettarla ci sono un marito, un figlio e un patrimonio di famiglia legato a un impero di spedizioni. Claes Bang interpreta Edmund, personaggio chiave di questo ritorno, e la sua capacità di nascondere una rabbia profonda dietro un atteggiamento controllato regge bene diverse scene del film.
Il punto di forza principale resta proprio Natalie Madueño, chiamata a un compito non semplice. Deve risultare credibile sia come donna che difende la propria memoria e la propria nuova identità, sia come possibile bugiarda che recita una vita non sua, e riesce a mantenere questo equilibrio per gran parte del film. Ogni gesto affettuoso verso Joachim, ogni sguardo scambiato con la nuova famiglia ritrovata, porta con sé un secondo significato possibile, ed è proprio questa ambiguità a tenere alta la tensione nella prima parte della storia.
Il problema arriva quando la trama deve gestire tutte le rivelazioni che ha messo in moto. La sceneggiatura si affida spesso a colpi di scena costruiti più per sorprendere lo spettatore che per restare fedeli alla logica della storia, e più di una svolta richiede di chiudere un occhio sulla propria plausibilità. Diversi personaggi secondari restano poco sviluppati, utili solo a spostare la trama nella direzione voluta, e questo toglie peso proprio ai momenti in cui il mistero dovrebbe colpire di più.
Anche il finale mi ha lasciato un po’ perplesso. Dopo tutta la tensione costruita nella prima parte, la risoluzione arriva un po’ incompleta rispetto al peso delle vicende raccontate, come se il film avesse fretta di chiudere tutto senza dare il giusto spazio alle conseguenze. Nel complesso resta un thriller capace di incuriosire, sostenuto da un’ambientazione suggestiva e da due protagonisti solidi, ma senza la scrittura necessaria per diventare davvero top.
Il verdetto
La donna senza passato è un nordic noir che parte da una premessa intrigante e la sostiene bene grazie a Natalie Madueño e Claes Bang, ma perde parte della propria credibilità quando la trama deve sciogliere tutti i suoi misteri. Resta un film godibile per chi ama il genere, purché si accettino alcune forzature di troppo lungo il percorso.
Tu l’hai già visto, o anche a te alcune svolte della trama sono sembrate un po’ troppo comode?
La Recensione
La donna senza passato
La donna senza passato è un nordic noir che parte da una premessa intrigante e la sostiene bene grazie a Natalie Madueño e Claes Bang, ma perde parte della propria credibilità quando la trama deve sciogliere tutti i suoi misteri. Resta un film godibile per chi ama il genere, purché si accettino alcune forzature di troppo lungo il percorso.
PRO
- Natalie Madueño regge il film con un'interpretazione ambigua e ben calibrata
- Claes Bang porta tensione a ogni scena in cui compare
CONTRO
- La trama si affida spesso a svolte poco credibili per sorprendere lo spettatore
- Diversi personaggi secondari restano poco sviluppati


