Andare a vedere un biopic su Michael Jackson senza aspettarsi di uscire deluso richiede un livello di autocontrollo che la maggior parte di noi non possiede. Perché il problema con Michael Jackson è che era semplicemente troppo: troppo talentuoso, troppo strano, troppo tutto, e qualsiasi film che provi a raccontarlo parte già in salita rispetto alla realtà. Michael, diretto da Antoine Fuqua e arrivato nelle sale italiane il 22 aprile 2026, trova la soluzione a questo problema nel posto più ovvio e meno scontato del mondo: prende il nipote, lo mette davanti alla telecamera e gli chiede di fare lo zio.
Quel nipote si chiama Jaafar Jackson, e la sua è la performance che ti fa dimenticare ogni riserva avessi prima di entrare in sala. Non è solo una questione di somiglianza fisica, anche se in certi momenti ti viene spontaneo chiederti se stiano usando filmati d’archivio, e la risposta è no, è proprio lui. Jaafar restituisce qualcosa che non si studia su un manuale: il modo in cui Michael si muoveva anche quando non stava ballando, una certa qualità dell’attenzione, quei silenzi tra una scena e l’altra in cui un attore meno bravo avrebbe riempito tutto con una smorfia espressiva. Per un esordio assoluto davanti alla telecamera è roba che lascia senza argomenti. Accanto a lui, nel ruolo del giovane Michael, Juliano Krue Valdi fa una cosa ancora più difficile: sembra semplicemente un bambino, senza mai tradire la sensazione di star recitando, e in certi momenti è lui il centro della scena anche quando condivide l’inquadratura con attori molto più esperti. Colman Domingo nei panni di Joe Jackson chiude un cast che funziona su tutti i livelli, costruendo un padre che non è il villain da manuale né la vittima delle circostanze, ma qualcosa di più scomodo e più umano nel mezzo.
Il film parte dalle origini con i Jackson 5 e arriva fino all’era di Bad, nel 1988, rimandando tutto il resto a un secondo capitolo già annunciato. È una scelta che regge, perché provare a condensare l’intera vita di Jackson in due ore avrebbe prodotto qualcosa di superficiale e frettoloso, mentre così la storia ha il tempo di costruirsi con un ritmo che non fa mai sentire il peso dell’orologio. Le sequenze musicali sono il punto più alto di tutto: girate con una cura per i dettagli che si vede fotogramma per fotogramma, ti ricordano con una certa brutalità perché Michael Jackson riempiva gli stadi in un modo che nessun altro artista della sua generazione ha mai nemmeno avvicinato. Vederle al cinema, con un impianto audio all’altezza, è tutta un’altra cosa rispetto a guardarle sul divano con il volume a metà per non disturbare i vicini.
L’unica cosa che mi è rimasta in sospeso uscendo dalla sala è che il film preferisce stare sul palco insieme a Michael piuttosto che seguirlo quando le luci si spengono e rimane solo. Chi sperava di vedere l’uomo dietro la leggenda uscirà con qualche domanda irrisolta. Però va anche detto che il film si ferma al 1988, quindi lamentarsi che non affronti quello che è venuto dopo è un po’ come arrabbiarsi con il primo episodio di una serie perché non ti ha già spiegato come va a finire.
Il pubblico, nel frattempo, sta rispondendo in modo molto diverso dalla critica, con sale piene e gente che esce cantando. Il che, per un film su Michael Jackson, sembra la recensione più appropriata di tutte.
Hai già visto Michael al cinema? Sei riuscito a guardare Jaafar senza controllare su Google se in certi momenti avessero usato filmati d’archivio? Dimmelo nei commenti.
La Recensione
Michael
Michael racconta la vita di Michael Jackson dalle origini fino all'era di Bad, con Jaafar Jackson - nipote del Re del Pop - in una performance che è la vera rivelazione del film. Colman Domingo è un Joe Jackson convincente e sfumato, il piccolo Juliano Krue Valdi sorprende in ogni scena, e le sequenze musicali vanno viste al cinema per apprezzarle al meglio. Il film è più una celebrazione che un ritratto psicologico, ma lo è con una sincerità e un'intensità che fanno dimenticare le riserve. Giudizio: da vedere, soprattutto se ami la musica di Jackson. Jaafar è una scoperta.
PRO
- Jaafar Jackson è semplicemente incredibile: ci sono momenti in cui smetti di pensare che stai guardando un attore, e questo per un esordio assoluto è qualcosa di raro
- Juliano Krue Valdi nel ruolo del giovane Michael è una rivelazione, naturale e presente in ogni scena come se la telecamera non esistesse
- Le sequenze musicali e i concerti vanno vissuti in sala, dove la musica di Jackson recupera tutta la sua dimensione fisica e sonora
CONTRO
- Se ti aspetti un'analisi psicologica profonda di Michael Jackson come persona, il film privilegia lo spettacolo rispetto all'introspezione


