Mortal Kombat II esce nei cinema italiani l’8 maggio 2026 e arriva con una missione abbastanza chiara: far dimenticare almeno in parte i limiti del film del 2021. Ci riesce? Secondo me sì, anche se non completamente. Questo nuovo capitolo è più sicuro, più spettacolare, più vicino allo spirito del videogioco e molto più generoso nei combattimenti. Però, se devo dirla senza girarci troppo intorno, il cult del 1995 resta ancora più memorabile.
E qui lo so, qualcuno alzerà il sopracciglio. “Ma quello del 1995 era meno violento, più ingenuo, quasi da cartone animato con le arti marziali”. Vero. Però aveva una cosa che molti adattamenti moderni si sognano: un’identità immediata. Musica tamarra, personaggi riconoscibili, ritmo da sala giochi, atmosfera da torneo mistico e una voglia matta di intrattenere. Non era raffinato, ma funzionava. E funziona ancora.
Il nuovo Mortal Kombat II, invece, parte da una base più solida rispetto al capitolo precedente. Il torneo è finalmente arrivato, la Terra è in pericolo e i combattenti devono affrontare Outworld. Dopo gli eventi del film del 2021, Lord Raiden deve trovare un nuovo alleato e la scelta cade su Johnny Cage, interpretato da Karl Urban. Lui è una star action in declino, un attore che cerca disperatamente una seconda occasione e che si ritrova catapultato in una guerra tra regni, mostri, guerrieri e gente che ti spezza la colonna vertebrale come se stesse aprendo una confezione di cracker.
Johnny Cage è la scelta migliore del film. All’inizio Urban sembra ancora prendere le misure al personaggio, e qualche battuta non atterra benissimo. Poi però ingrana. E quando ingrana, porta al film quella dose di arroganza, ironia e faccia tosta che mancava nel reboot. Johnny è vanitoso, fuori posto, a tratti ridicolo, ma anche molto più utile di quanto sembri. In pratica è il classico personaggio che può diventare fastidioso in due minuti se scritto male, ma qui regge. E spesso alza il ritmo.
L’altra figura centrale è Kitana, interpretata da Adeline Rudolph. La sua storia non reinventa nulla: principessa, popolo da liberare, patrigno tirannico, destino da affrontare. Sono elementi classici, quasi da fantasy vecchia scuola. Però funzionano perché danno alla trama una direzione più chiara. Kitana non è lì solo per fare scena con il costume bello e l’arma iconica. Ha un conflitto, un legame importante con Jade e un ruolo vero nella storia.
Questa è anche la correzione più evidente rispetto al film del 2021. Là si era scelto di puntare molto su Cole Young, personaggio creato apposta per il cinema. Una decisione che non aveva convinto molti fan, me compreso. Quando hai già un universo pieno di lottatori assurdi, amati e riconoscibili, perché inventarti un protagonista nuovo che sembra meno interessante degli altri? In Mortal Kombat II Cole resta, ma il film lo sposta più indietro. E la storia respira meglio. Non perché Cole sia un disastro totale, ma perché Johnny Cage e Kitana sono semplicemente più adatti a reggere questo mondo.
La parte migliore, però, sono i combattimenti. Qui il passo avanti è netto. Nel film precedente l’azione era spesso spezzata da troppi tagli, con scontri che partivano bene e poi perdevano forza nel montaggio. Stavolta Simon McQuoid lascia più spazio alle coreografie. I duelli durano di più, gli ambienti sono più vari, i colpi si leggono meglio. Finalmente hai la sensazione di vedere combattenti dentro arene pensate per Mortal Kombat, non personaggi buttati in scenari qualsiasi.
Il duello tra Johnny Cage e Baraka è uno dei momenti più divertenti. Baraka, tra l’altro, è una bella sorpresa: feroce, visivamente riuscito e abbastanza esagerato da sembrare uscito dal videogioco senza troppe scuse. Funzionano anche lo scontro di Liu Kang con Kung Lao e il nuovo faccia a faccia tra Scorpion e Bi-Han. Quando il film smette di spiegare e lascia parlare pugni, lame, fuoco e ossa rotte, dà il meglio.
E sì, stavolta la violenza si sente di più. Ma non basta mettere sangue sullo schermo per fare Mortal Kombat. La saga ha bisogno di una violenza quasi teatrale, sporca ma anche spettacolare, esagerata ma non casuale. Qui alcune scene ci arrivano. Altre meno. Però almeno il film non sembra avere paura della propria natura. Ed è già un bel miglioramento.
Anche i costumi meritano una nota positiva. I villain hanno una presenza forte, soprattutto Shao Khan e Noob Saibot. Si vede la volontà di dare ai personaggi un’immagine più vicina al gioco, senza trasformarli in cosplay da fiera. Non sempre l’equilibrio è perfetto, ma nel complesso il colpo d’occhio funziona.
I problemi, però, restano. Il film ha troppi personaggi da gestire. Alcuni hanno un percorso, altri sembrano entrare perché i fan li aspettano. La prima parte ci mette un po’ a trovare il ritmo, come se il film dovesse sistemare pedine, spiegare rapporti e preparare il campo prima di potersi divertire sul serio. Quando parte la seconda metà, va molto meglio. Prima, invece, qualche passaggio pesa.
C’è poi il solito problema della posta in gioco. In Mortal Kombat la morte è relativa. I personaggi muoiono, tornano, cambiano forma, si trasformano, riappaiono. È parte del fascino della saga, certo. Però al cinema può diventare un limite, perché ogni perdita rischia di sembrare meno definitiva. Se sai che qualcuno potrebbe tornare in qualunque modo, ti preoccupi un po’ meno.
Alla fine, per me Mortal Kombat II è un sequel riuscito. Non è il film perfetto, non supera il fascino del capitolo del 1995 e non risolve ogni problema del nuovo corso. Però migliora quasi ogni aspetto del reboot: ha più personalità, combattimenti migliori, personaggi più centrali e un rapporto più sincero con il videogioco.
Il mio voto è 7. Non una vittoria schiacciante, ma un colpo andato a segno.
Tu cosa ti aspetti da Mortal Kombat II? Scrivilo nei commenti e dimmi se per te il film del 1995 resta ancora imbattibile.
La Recensione
Mortal Kombat II
Mortal Kombat II migliora parecchio rispetto al reboot del 2021: ha combattimenti più leggibili, più ritmo, costumi migliori e un Johnny Cage che porta finalmente ironia e personalità. Non supera il cult del 1995, che resta più iconico e compatto, ma diverte e rispetta meglio lo spirito del videogioco. Il giudizio finale è positivo: non perfetto, ma promosso. Voto: 7.
PRO
- I combattimenti funzionano meglio
- Johnny Cage dà energia al film
- È più vicino allo spirito del videogioco
CONTRO
- Non batte il film del 1995, che resta più memorabile.
- Ci sono troppi personaggi e alcuni restano poco sviluppati.


