Esistono film di cui conosci l’esito già dal poster. Non dal trailer, dal poster. Ragazza in un prato toscano, luce calda di fine pomeriggio, uomo sullo sfondo con la faccia di chi sta per complicare la vita a qualcuno. Non è un paese per single, commedia romantica italiana arrivata su Prime Video l’8 maggio e tratta dall’omonimo romanzo di Felicia Kingsley, è esattamente quel tipo di film. Prevedibile? Sì. Guardabile lo stesso? Dipende da quanto ami la Toscana e da quanto sei disposto a lasciar perdere.
La storia parte da Belvedere in Chianti, borgo immaginario in cui tutti hanno trovato l’amore tranne Elisa, madre single che gestisce la tenuta Le Giuggiole insieme alla sorella e alla madre. La sua vita ordinata e faticosamente costruita va in crisi quando torna in paese Michele, amico d’infanzia che non vedeva da anni, il quale eredita una parte della tenuta insieme al fratello e vorrebbe venderla il prima possibile. Elisa vuole tenerla. Michele vuole venderla. I due litigano, si guardano, litigano ancora. Se stai già immaginando come va a finire, hai ragione, e niente di quello che succede nelle due ore successive ti farà cambiare idea.
Matilde Gioli fa del suo meglio, e quando dico del suo meglio intendo che riesce a rendere il personaggio di Elisa simpatico anche nei momenti in cui la sceneggiatura le dà poco con cui lavorare. È brava, questo si vede. Cristiano Caccamo nel ruolo di Michele è convincente nell’aspetto e un po’ meno nelle scene in cui il personaggio dovrebbe trasmettere qualcosa di più complicato di un sorriso fotogenico. Il cast di contorno, tra cui Bebo Storti e Marco Cocci, serve principalmente a ricordare ad Elisa che essere single a Belvedere equivale a presentarsi a Capodanno senza bottiglia: tecnicamente possibile, socialmente scomodo.
Il problema vero del film è che non prende nessun rischio. La storia va esattamente dove ti aspetti, nel modo in cui ti aspetti, con i tempi che ti aspetti. Non c’è un momento in cui le cose prendono una piega inaspettata, non c’è una scena che ti sorprende, non c’è un dialogo che rimane in testa mentre torni a casa. Funziona tutto, nel senso che niente è rotto, ma funzionare non significa necessariamente essere interessante. La Toscana, almeno, fa la sua parte egregiamente: difficile sbagliare con quelle colline, quella luce e quei vigneti, e la fotografia li usa con la consapevolezza di chi sa che il paesaggio è spesso la cosa più memorabile del film.
Felicia Kingsley è l’autrice più letta in Italia da tre anni consecutivi, con oltre quattro milioni di copie vendute, e si capisce perché i suoi romanzi funzionino così bene: il romance scritto ha i suoi ritmi, la sua capacità di costruire tensione e attesa che il formato cinematografico fatica a replicare in due ore nette. La trasposizione perde qualcosa per strada, e quello che perde è precisamente la parte più difficile da ricostruire: la sensazione che tra i due protagonisti ci sia davvero qualcosa in gioco.
Se hai letto il libro e vuoi vedere i personaggi prendere vita, probabilmente ci trovi quello che cerchi. Se invece ti aspetti qualcosa che rimanga in testa il giorno dopo, meglio saperlo prima di premere play.
La Recensione
Non è un paese per single
La Toscana è meravigliosa, Matilde Gioli è brava, ma la storia è così prevedibile da togliere qualsiasi tensione a una vicenda che avrebbe avuto bisogno di qualche rischio in più per funzionare davvero. Giudizio: lo consiglio a chi ama il genere e il romanzo, a tutti gli altri probabilmente no.
PRO
- Matilde Gioli è brava e rende il personaggio di Elisa simpatico anche nei momenti in cui la sceneggiatura non la aiuta
- La Toscana è fotografata benissimo e da sola vale qualche scena
CONTRO
- La storia è prevedibile dall'inizio alla fine, senza un solo momento che ti sorprenda davvero
- Il conflitto tra i protagonisti viene risolto con una linearità che toglie qualsiasi senso di rischio alla vicenda
- Cristiano Caccamo convince nell'aspetto, meno nei momenti in cui il personaggio richiederebbe più profondità


