José Mourinho è tornato su Netflix. Dall’11 agosto è disponibile MOURINHO, la nuova miniserie documentaria in tre episodi dedicata all’allenatore portoghese, alla sua carriera e soprattutto a quel modo quasi irripetibile di entrare nella testa dei giocatori e convincerli che una partita impossibile potesse essere vinta.
Per un tifoso dell’Inter il consiglio è semplice: guardatela. Non tanto per nostalgia, anche se inevitabilmente certi ricordi torneranno fuori, ma perché vedere oggi Mourinho raccontato attraverso le parole di chi ha lavorato con lui permette di capire meglio cosa accadde in quelle due stagioni tra il 2008 e il 2010.
Quell’Inter non vinse soltanto. Si convinse di poter battere chiunque.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più affascinante della serie.
Mourinho non allenava soltanto calciatori
Netflix racconta la sua carriera partendo dall’ascesa con il Porto, passando per Chelsea, Inter e Real Madrid. Gli episodi durano circa un’ora ciascuno e raccolgono testimonianze di personaggi come Sir Alex Ferguson, Frank Lampard, John Terry, Didier Drogba, Zlatan Ibrahimović, Iker Casillas e Marcelo. Per la parte nerazzurra compaiono anche Javier Zanetti, Samuel Eto’o, Marco Materazzi e Massimo Moratti.
Nomi che aiutano a capire quanto fosse particolare il rapporto costruito da Mourinho con i suoi giocatori.
Diversi calciatori allenati dal portoghese hanno raccontato negli anni qualcosa di molto simile: con lui erano disposti ad andare oltre i propri limiti. Nella serie John Terry arriva a descrivere con un’immagine estrema fino a che punto avrebbe seguito il suo allenatore, mentre emerge continuamente quella capacità di creare una specie di gruppo assediato, con Mourinho pronto ad attirare su di sé pressioni, polemiche e attenzione per proteggere la squadra.
Era una strategia psicologica prima ancora che calcistica.
Mourinho riusciva a trasformare un gruppo di professionisti milionari in persone convinte di avere qualcosa da dimostrare al mondo.
Pensate all’Inter del Triplete.
Una squadra piena di campioni, certo, ma nella quale molti uomini arrivarono a vivere probabilmente il periodo più intenso della propria carriera. Eto’o accettò di sacrificarsi anche tatticamente, Sneijder diventò il riferimento creativo della squadra, Milito attraversò una stagione irripetibile e Materazzi, Zanetti, Cambiasso, Júlio César, Maicon e gli altri finirono per costruire un gruppo con un’identità fortissima.
La Champions League del 2010 fu il risultato più evidente.
Ma prima ancora della finale di Madrid contro il Bayern Monaco c’era stata la semifinale con il Barcellona.
Per gli interisti, quelle immagini appartengono ormai alla memoria collettiva: il 3-1 di San Siro, il ritorno al Camp Nou giocato per più di un’ora in dieci uomini e Mourinho che alla fine corre sul prato indicando il cielo mentre attorno esplode il caos.
La serie arriva proprio fino a quel 2010, prima di seguire il suo passaggio al Real Madrid. Netflix descrive il terzo episodio partendo da quell’anno e dal nuovo obiettivo del portoghese: sfidare il Barcellona che dominava il calcio europeo.
Una serie che può piacere anche a chi non tifa Inter
C’è però un motivo per cui MOURINHO può funzionare anche fuori dal calcio.
Mourinho è stato uno dei più grandi allenatori della sua generazione, ma sarebbe riduttivo spiegare i suoi risultati esclusivamente attraverso tattica, moduli e preparazione delle partite. La sua forza è sempre stata anche mentale.
Sapeva creare convinzione.
Sapeva scegliere le parole.
Sapeva capire di cosa avesse bisogno un giocatore in un determinato momento: una provocazione, una difesa pubblica, una responsabilità maggiore oppure la sensazione che l’intero mondo fosse contro la squadra.
Non significa che il suo metodo fosse perfetto. Mourinho ha avuto conflitti enormi con giocatori, dirigenti, arbitri e allenatori avversari. Alcune delle sue squadre hanno vissuto cicli brevi e molto intensi. Anche la miniserie mostra le contraddizioni di un personaggio che ha spesso costruito il successo attraverso lo scontro.
Ma sulla capacità di motivare le persone è difficile ignorare ciò che raccontano tanti suoi ex giocatori.
Ed è per questo che la serie può interessare anche chi ama leggere libri o guardare documentari sulla motivazione, sulla leadership e sulla gestione dei gruppi.
Mourinho sembra partire sempre dalla stessa convinzione: prima devi convincere una persona che può riuscirci, poi puoi chiederle di fare qualcosa che fino a quel momento pensava impossibile.
Nel calcio lo ha fatto diverse volte.
Portò il Porto a vincere la Champions League nel 2004, conquistò titoli nazionali in quattro Paesi e vinse due Champions. Netflix ha seguito Mourinho per due anni per costruire questa serie, affidata al regista Joe Pearlman e al produttore John Battsek, già coinvolto in Beckham.
Per un interista, però, sarà impossibile guardarla con distacco
Ci sono allenatori che vincono e poi vengono ricordati per i trofei.
Mourinho all’Inter lasciò qualcosa di differente.
Rimase appena due stagioni. Eppure, a distanza di sedici anni dal Triplete, il rapporto tra molti tifosi nerazzurri e quell’allenatore è ancora fortissimo.
Forse perché quell’Inter sembrava riflettere perfettamente la sua personalità: orgogliosa, combattiva, spesso circondata dalle polemiche e convinta di poter sopravvivere a qualsiasi situazione.
Per questo MOURINHO è quasi una visione obbligatoria per chi ha vissuto quella stagione da interista.
Gli altri possono guardarla per capire uno degli allenatori più influenti degli ultimi decenni.
Chi ama la motivazione può guardarla per osservare come si costruisce la fiducia dentro un gruppo.
Un tifoso dell’Inter, invece, probabilmente finirà per tornare per qualche ora al 2010.
E sappiamo già quale partita avrà voglia di rivedere subito dopo.
Avete già iniziato MOURINHO su Netflix? E secondo voi è stato il più grande motivatore mai visto su una panchina di calcio? Scriveteci la vostra nei commenti.


