Il 15 agosto 1986 usciva negli Stati Uniti La Mosca di David Cronenberg, e quarant’anni dopo resta uno dei film horror e di fantascienza più disturbanti mai realizzati. Non tanto perché Jeff Goldblum perde denti, unghie, pelle e progressivamente la propria forma umana, ma perché dietro quella trasformazione c’è qualcosa di molto più semplice e difficile da sopportare: vedere una persona che ami cambiare davanti ai tuoi occhi fino a non riconoscerla più. Il film compie oggi 40 anni e continua a funzionare proprio perché non si limita al disgusto.
La storia parte da un’idea già utilizzata nel racconto di George Langelaan del 1957 e nel film del 1958. Uno scienziato sperimenta il teletrasporto, entra in una macchina insieme a una mosca e qualcosa va terribilmente storto.
Cronenberg però cambia completamente il modo di raccontare la trasformazione.
Seth Brundle all’inizio pensa addirittura di essere migliorato
Jeff Goldblum interpreta Seth Brundle, scienziato brillante, solitario e socialmente non proprio impeccabile, che sta lavorando a un sistema capace di teletrasportare la materia da una capsula all’altra.
Il problema è che la macchina non sa ancora gestire correttamente gli esseri viventi.
Poi Seth incontra Veronica Quaife, interpretata da Geena Davis, e tra i due nasce una relazione. Dopo aver perfezionato il sistema decide di testarlo su se stesso.
Entra nella capsula.
Una mosca entra con lui.
Il computer analizza due organismi e prende una decisione che nessun tecnico informatico vorrebbe mai trovare nel registro degli errori: fonderli geneticamente.
Seth esce apparentemente normale.
Anzi, meglio di prima.
Diventa più forte, più agile, più energico. Per qualche tempo sembra convinto che il teletrasporto gli abbia permesso di liberare il corpo umano da qualche limite nascosto.
Naturalmente dura poco.
Poi La Mosca diventa un film sempre più difficile da guardare
I primi segnali sembrano piccoli.
Peli strani.
Alterazioni della pelle.
Una forza innaturale.
Poi iniziano a cadere i denti.
Le unghie.
Le orecchie.
Il corpo di Seth comincia lentamente a smettere di essere umano.
Cronenberg e il reparto trucco costruirono la trasformazione attraverso diversi stadi progressivi, con protesi, costumi e creature meccaniche. L’obiettivo non era semplicemente creare una grossa mosca spettacolare, ma dare l’impressione di un organismo che si sta deteriorando sotto i nostri occhi.
E funziona ancora oggi.
Forse persino troppo bene.
C’è un momento in cui Seth conserva in un armadietto i pezzi del proprio corpo che ha perso.
Lo chiama praticamente il suo museo personale.
A quel punto il film ti ha già fatto capire che non torneremo più nella parte divertente dell’esperimento scientifico.
Cronenberg non voleva parlare soltanto di AIDS
Negli anni La Mosca è stata spesso interpretata come una metafora dell’AIDS, anche perché arrivò nel pieno della crisi degli anni Ottanta.
L’associazione è comprensibile.
Una persona apparentemente sana comincia improvvisamente a deteriorarsi. Il partner la osserva senza poter fare nulla. Entra in gioco anche la paura di avere trasmesso qualcosa alla persona amata e, attraverso la gravidanza di Veronica, persino al bambino che deve ancora nascere.
Cronenberg ha però spiegato che per lui il film aveva un significato più ampio.
Parlava della malattia, certamente, ma soprattutto dell’invecchiamento e della morte inevitabile. Del corpo che cambia indipendentemente dalla nostra volontà e della sensazione terribile di assistere al deterioramento di qualcuno che conosciamo.
Ed è questa lettura che secondo me rende il film ancora più forte quarant’anni dopo.
Perché non serve aver paura di trasformarsi in una mosca.
Basta aver visto qualcuno ammalarsi.
Il vero orrore è Geena Davis che continua a riconoscere Seth
La cosa che mi colpisce maggiormente rivedendo La Mosca non è il trucco.
È Veronica.
Lei continua a vedere Seth dentro quella creatura molto più a lungo di quanto Seth riesca a vedere se stesso.
All’inizio cerca spiegazioni.
Poi cerca di aiutarlo.
Poi inizia ad averne paura.
Alla fine deve accettare che l’uomo di cui si era innamorata sta scomparendo.
Questo rende le scene più disgustose stranamente tristi.
Seth vomita sul cibo perché il suo nuovo apparato digerente funziona come quello di una mosca.
Perdiamo denti e parti del corpo.
Il volto diventa irriconoscibile.
Ma dietro il trucco c’è ancora Jeff Goldblum che cerca di parlare con lei.
È molto più spiacevole di qualsiasi mostro che salta fuori da un armadio.
La trasformazione finale resta impressionante
Poi Cronenberg decide comunque di ricordarci che stiamo guardando un horror.
La trasformazione conclusiva di Seth in Brundlefly resta una delle sequenze più famose del body horror.
Il corpo umano praticamente si apre.
Pezzi di Seth cadono.
La creatura emerge da ciò che resta della sua pelle.
Non c’è eleganza.
Non c’è quella trasformazione cinematografica pulita nella quale arrivano luci colorate e dieci secondi dopo compare il mostro perfettamente formato.
È bagnato.
Deforme.
Asimmetrico.
Sembra qualcosa che biologicamente non dovrebbe poter esistere.
Ed era proprio l’intenzione dei creatori degli effetti. Il trucco di Chris Walas e Stephan Dupuis vinse l’Oscar nel 1987, uno dei riconoscimenti più meritati nella storia del genere.
La Mosca fu anche un successo enorme
La cosa sorprendente è che un film così disgustoso non rimase confinato agli appassionati di horror.
Con un budget di circa 9 milioni di dollari, La Mosca arrivò a incassare oltre 60 milioni nel mondo, diventando uno dei maggiori successi commerciali della carriera di Cronenberg.
Non male per un film nel quale il protagonista passa buona parte dell’ultima mezz’ora perdendo pezzi.
Tre anni dopo arrivò anche La Mosca 2, diretta proprio da Chris Walas.
Più mostri.
Più effetti.
Più disgusto.
Molto meno dolore.
Ed è probabilmente per questo che il primo film resta così difficile da superare.
Dopo quarant’anni, il mostro è quasi la parte meno spaventosa
È facile ricordare La Mosca per Jeff Goldblum deformato.
Per il vomito.
Per le unghie.
Per Brundlefly.
Ma se il film fosse soltanto una collezione di effetti disgustosi, probabilmente oggi sarebbe ricordato soprattutto dagli appassionati del genere.
Cronenberg invece costruì una storia d’amore che diventa una storia di malattia e perdita.
Seth non viene inseguito dal mostro.
Seth è il mostro.
E la parte peggiore è che per parecchio tempo riesce ancora a capire cosa gli sta succedendo.
Quarant’anni dopo, quella paura funziona ancora perfettamente.
Forse persino meglio.
Perché gli effetti speciali possono invecchiare.
La paura di perdere il proprio corpo, la propria mente o qualcuno che amiamo molto meno.
Voi avete mai visto La Mosca di David Cronenberg? Vi fa ancora paura oppure ricordate soprattutto lo shock delle trasformazioni di Jeff Goldblum? Scrivetecelo nei commenti.


