Partiamo dal numero che conta davvero, quello che nei corridoi della Warner Bros. questa settimana circola sottovoce con l’espressione di chi ha appena controllato il conto in banca e ha trovato meno di quello che si aspettava. Lee Cronin – La mummia è costato 22 milioni di dollari dopo gli incentivi fiscali, ha incassato 20 milioni nel primo weekend mondiale, e per andare in pareggio con le spese di marketing e distribuzione deve arrivare intorno ai 55 milioni globali. La regola del settore è 2,5 volte il budget di produzione, che applicata a 22 milioni dà esattamente quella cifra. La matematica è impietosa, non ha opinioni e non guarda i trailer.
Detto questo, il film non è un disastro. Non è il Titanic della Warner Bros., non è il Tom Cruise de La mummia del 2017 che ha affossato un intero universo cinematografico con la stessa efficienza con cui un iceberg affonderebbe una barchetta di carta. È qualcosa di più complicato, che è quasi peggio da gestire: è un film che sta lì, in quella zona grigia dove potrebbe farcela oppure no, e bisogna aspettare qualche settimana per saperlo.
13 milioni negli USA, terzo posto, e quella regola del 2,5 che tiene tutti svegli la notte
Nel weekend americano il film ha aperto con 13 milioni di dollari, piazzandosi terzo dietro Super Mario Galaxy (30 milioni al terzo weekend, imperterrito come un ospite che non capisce quando è ora di andarsene) e Project Hail Mary con Ryan Gosling, che al quinto weekend ha incassato ancora 18,5 milioni con un calo del 23%. Aggiungendo i 7,9 milioni internazionali, il totale supera i 20 milioni in tre giorni, che per un horror a basso-medio budget prodotto alla maniera Blumhouse è un risultato che rientra nella fascia del “potrebbe andare peggio”, categoria in cui si trovano molti film horror che poi diventano redditizi grazie all’home video e allo streaming.
Il confronto con Evil Dead Rise, il film precedente di Lee Cronin, è quello che fa più male. Quello aprì con 24,5 milioni solo in Nord America e arrivò a 147 milioni worldwide con un budget sotto i 20 milioni. Modello perfetto. La mummia parte da numeri più bassi con un budget leggermente più alto, il che è l’esatto contrario di quello che si vorrebbe.
Il CinemaScore è C+, che nella scala delle pagelle cinematografiche americane equivale più o meno a un sei politico. Non abbastanza brutto da diventare un caso, non abbastanza buono da generare passaparola entusiasta. L’uomo invisibile di Leigh Whannell aveva preso B+, che nel mondo degli horror è quasi un endorsement da parte del pubblico. C+ significa che chi è andato a vederlo ha apprezzato il gore abbondante e la visione audace di Cronin, ma non è uscito dal cinema convinto di aver cambiato vita. Anche questo è un risultato, di un tipo preciso.
Il dato interessante però è quello del pubblico rispetto alla critica: 45% su Rotten Tomatoes dalla critica, ma 77% di audience score. Quella forbice di 32 punti dice una cosa sola: i critici non l’hanno amato, il pubblico horror sì. Il che è esattamente il target che Blumhouse cercava, e suggerisce che con il giusto passaparola il film potrebbe tenere meglio del previsto nei prossimi weekend.
In Italia: 270mila euro, terzo posto e 402 sale
In Italia La mummia è uscita il 16 aprile 2026, un giorno prima degli Stati Uniti, distribuita da Warner Bros. Entertainment Italia in circa 402 sale. Al debutto ha incassato 270.207 euro, piazzandosi secondo in classifica il giorno dell’uscita e scendendo terzo il giorno successivo con 156.321 euro e 35.586 presenze. Tutto questo mentre The Drama con Zendaya e Robert Pattinson continuava a girare nelle sale con quella costanza tranquilla dei film romantici che funzionano senza fare rumore, superando ormai i 3,8 milioni di euro complessivi in Italia.
270mila euro di debutto italiano non è un numero che fa saltare nessuno dalla sedia. Il film è vietato ai minori di 14 anni per via del gore abbondante, il che taglia automaticamente una fetta di pubblico. Le recensioni della critica italiana non hanno aiutato. E la tradizione degli horror americani in Italia è complicata: alcuni esplodono, molti fanno numeri dignitosi e poi spariscono in streaming dopo tre settimane. La mummia sembra destinata alla seconda categoria, almeno per ora.
Chi è Lee Cronin e perché il suo nome è nel titolo
Una curiosità che vale la pena notare: il titolo ufficiale del film è Lee Cronin’s The Mummy, con il nome del regista incorporato nel titolo stesso. Non è una scelta casuale e non è vanità: è una dichiarazione di intenti che posiziona il film come un’opera d’autore all’interno di un franchise, esattamente come si fa con Wes Craven’s New Nightmare o certe edizioni speciali di film con il nome del regista in copertina. Cronin viene dall’Irlanda, ha esordito con The Hole in the Ground, un horror psicologico che ha fatto capire al settore che sapeva il fatto suo, e poi ha firmato Evil Dead Rise, che con 147 milioni mondiali su un budget sotto i 20 milioni è il tipo di risultato che ti fa mettere il nome nel titolo del film successivo.
Il film è scritto e diretto da lui insieme a Edelle Kenny, prodotto da James Wan con Atomic Monster e Jason Blum con Blumhouse, girato in Irlanda e Spagna tra marzo e giugno 2025. La tagline italiana è “Alcune cose devono restare sepolte”, che è uno di quei claim perfetti per un horror: breve, evocativo, e con una leggera ironia involontaria considerando che La mummia è un franchise che invece di restare sepolto continua a tornare ogni tot anni con una nuova versione.
Riuscirà ad arrivare ai 55 milioni necessari per andare in pareggio? Le prossime due settimane diranno se il passaparola del pubblico horror, quello che ha dato il 77% su Rotten Tomatoes, è abbastanza forte da compensare le recensioni tiepide della critica. Di solito nel genere horror il pubblico ha torto con meno frequenza dei critici. Di solito.
“Alcune cose devono restare sepolte.” La mummia, evidentemente, no. E nemmeno i franchise.
Sei andato a vederlo, o aspetti che arrivi in streaming sperando di dimenticarti di averlo messo in lista?


