Lee Cronin ha spiegato perché le storie di mummie continuano a piacerci dopo quasi un secolo di cinema, e la sua risposta è molto più semplice di quanto sembri: ci affascina ciò che dovrebbe restare nascosto. Il regista del nuovo Lee Cronin – La Mummia, in uscita in Italia il 16 aprile 2026 e negli Stati Uniti il 17 aprile, ha raccontato che il richiamo di questo mostro nasce proprio da lì, dal fatto che stiamo parlando di qualcosa sepolto per riposare in pace e invece riportato alla luce da qualcuno che non avrebbe dovuto trovarlo. Ed è una spiegazione che, a pensarci bene, funziona molto più di tante analisi complicate.
Cronin, che arriva dal successo horror di Evil Dead Rise, ha voluto dare alla mummia una forma diversa da quella che il pubblico associa di solito al personaggio. Niente copia del classico Universal, niente replica del film con Brendan Fraser, e neppure un’altra operazione alla Tom Cruise. Il suo film prende il mito e lo riporta in una dimensione più intima e più sporca. Al centro della storia c’è infatti una bambina, Katie, figlia di un giornalista, che sparisce nel deserto senza lasciare traccia e poi riappare otto anni dopo. Solo che il ritorno, invece di essere una liberazione, diventa un incubo per la famiglia. Già da questa premessa si capisce che Cronin non vuole fare il film d’avventura travestito da horror. Vuole proprio inquietare.
La sua idea di partenza è quasi banale, ma nel senso buono. Noi guardiamo una mummia in un museo e la trattiamo come un oggetto da osservare. Cronin invece ribalta la prospettiva: quelle persone non erano state sepolte per finire dietro un vetro, con qualcuno che le studia o le fotografa. Erano lì per non essere disturbate mai più. E allora il film parte da una domanda che nell’horror funziona sempre: cosa succede quando tiri fuori qualcosa che non dovevi toccare? In fondo è il meccanismo più antico del genere. Solo che con le mummie ha un sapore particolare, perché c’entrano la morte, il tempo, il sacrilegio e anche una certa idea di colpa coloniale che resta sempre sullo sfondo, pure quando il film non la mette al centro.
A dire una cosa simile è stato anche James Wan, che produce il film insieme a Jason Blum. Per Wan il segreto della durata della mummia nel cinema è il mistero. E ha ragione, perché poche figure horror sono cambiate così tanto restando comunque riconoscibili. C’è la mummia classica degli anni Trenta, ci sono le versioni più gotiche, quelle più ironiche, quelle d’avventura e perfino quelle finite male, come il tentativo del Dark Universe nel 2017. Eppure il personaggio continua a tornare. Segno che sotto le bende c’è ancora qualcosa che incuriosisce registi e pubblico.
Il nuovo film, da quello che si è visto finora, sembra puntare molto più sull’orrore fisico e familiare che sul grande spettacolo esotico. Nel cast ci sono Jack Reynor, Laia Costa, May Calamawy, Natalie Grace e Veronica Falcón, mentre la produzione è targata Warner Bros. e Blumhouse. Anche questa combinazione dice parecchio: da una parte uno studio grande, dall’altra una casa che negli ultimi anni ha capito bene come riportare in sala horror popolari ma con una personalità precisa.
Tra l’altro le prime reazioni della stampa americana sono state molto positive. Alcuni parlano di un film duro, disturbante, perfino sgradevole nei punti giusti. Che poi, se vai a vedere un horror di Lee Cronin, non credo tu stia cercando una carezza. Il tono sembra quello: meno archeologia romantica, più paura che ti entra in casa e si siede al tavolo con te. Ed è forse questo il modo migliore per far funzionare oggi una mummia. Non trattarla come un pezzo da museo del cinema, ma come una presenza ancora capace di fare male.
Alla fine la risposta di Cronin è convincente proprio perché non prova a essere furba. Le storie di mummie ci piacciono perché parlano di qualcosa di antico che torna e pretende attenzione. Ci ricordano che non tutto quello che è nascosto è lì per essere scoperto. E forse, sotto sotto, è questo che continua a spaventarci: l’idea che il passato non resti fermo dove lo abbiamo lasciato. Tu sei più legato alla Mummia avventurosa degli anni Novanta oppure ti incuriosisce di più questa versione molto più horror?
Se ti va, dimmi nei commenti quale versione della Mummia ti è rimasta più impressa e se questo nuovo film ti ispira oppure no.


