Oggi è l’ultima occasione per vedere La prossima vittima su Netflix. Il thriller del 1996 con Sally Field, Kiefer Sutherland ed Ed Harris sta per lasciare il catalogo italiano e, se non l’hai mai visto, è uno di quei film che vale la pena recuperare anche solo per capire perché all’epoca divise così tanto il pubblico.
Aggiornamento: resterà sino al 5 settembre, quindi qualche altro giorno.
Al cinema, infatti, non fu affatto un successo.
Il film costò circa 20 milioni di dollari e negli Stati Uniti incassò 26,8 milioni, una cifra che sulla carta può sembrare discreta ma che non rappresentò certo un grande risultato commerciale, soprattutto considerando i costi di distribuzione e promozione.
Eppure oggi La prossima vittima resta un thriller molto interessante da riscoprire, anche per alcune curiosità che in pochi ricordano.
Sally Field non doveva essere la protagonista
La prima curiosità riguarda proprio il casting.
Il ruolo di Karen McCann, la madre protagonista della storia, non era stato pensato inizialmente per Sally Field.
La parte era stata assegnata a Jamie Lee Curtis, che però dovette rinunciare per problemi di calendario legati a House Arrest. Solo dopo la sua uscita di scena la produzione scelse Sally Field.
A posteriori è difficile immaginare il film senza di lei.
Field porta nel personaggio una vulnerabilità molto particolare. Karen non è una donna costruita come un’eroina d’azione. È una madre normale, con una famiglia normale, che viene trascinata dentro una situazione atroce.
Ed è proprio questo a rendere il film così scomodo.
La storia parte da una delle situazioni più terribili che un genitore possa vivere
Karen vive con il marito Mack, interpretato da Ed Harris, e con le sue due figlie.
Una sera la figlia maggiore, Julie, viene aggredita e uccisa da Robert Doob, interpretato da Kiefer Sutherland.
Karen ascolta parte di quello che accade al telefono.
È una sequenza durissima e il film non cerca di addolcirla.
Doob viene poi arrestato, ma riesce a evitare la condanna a causa di un problema procedurale. La donna assiste quindi a qualcosa che, dal suo punto di vista, sembra incomprensibile: l’uomo accusato di aver distrutto la sua famiglia torna libero.
Da quel momento la storia smette di essere soltanto un thriller e diventa un racconto sulla vendetta.
Netflix stesso descrive il film come la storia di una madre che, dopo la liberazione dell’uomo accusato dell’omicidio della figlia, decide di farsi giustizia da sola.
Kiefer Sutherland è lontanissimo dal Jack Bauer che molti ricordano
Oggi una parte del pubblico associa Kiefer Sutherland soprattutto a Jack Bauer di 24.
In La prossima vittima siamo dall’altra parte.
Robert Doob è uno dei personaggi più sgradevoli e inquietanti interpretati dall’attore negli anni Novanta.
Sutherland non cerca di renderlo affascinante.
Non gli costruisce attorno una personalità da cattivo carismatico.
Doob è disturbante proprio perché appare sporco, imprevedibile e privo di empatia.
La sua presenza rende il film ancora più difficile da guardare, perché lo spettatore sa fin dall’inizio chi è l’uomo che Karen sta cercando di fermare.
Non c’è un mistero da risolvere.
Il problema è un altro: cosa sei disposto ad accettare quando il sistema giudiziario non ti dà la risposta che speravi?
Il titolo originale dice già parecchio
In originale il film si intitola Eye for an Eye.
Occhio per occhio.
Il riferimento è chiarissimo.
La storia ruota attorno all’idea della vendetta come risposta alla violenza e al desiderio di restituire a qualcuno lo stesso dolore provocato agli altri.
Il titolo italiano, La prossima vittima, sposta invece l’attenzione sul thriller.
È una scelta molto più commerciale.
Funziona, ma cambia leggermente il significato del film.
Eye for an Eye mette subito al centro il dilemma morale.
La prossima vittima fa pensare maggiormente a un thriller su un assassino che potrebbe colpire ancora.
È tratto da un romanzo
Il film non nasce da una sceneggiatura originale.
È tratto dal romanzo Eye for an Eye di Erika Holzer, con sceneggiatura firmata da Amanda Silver e Rick Jaffa.
Anche il cognome della protagonista venne modificato nell’adattamento: nel libro Karen si chiama Neuman, mentre nel film diventa Karen McCann.
Rick Jaffa e Amanda Silver sarebbero poi diventati due nomi molto importanti a Hollywood, lavorando negli anni successivi a progetti come L’alba del pianeta delle scimmie e altri grandi blockbuster.
Alla regia c’era John Schlesinger
Dietro la telecamera troviamo John Schlesinger, regista molto più importante di quanto possa suggerire oggi il titolo del film.
Schlesinger aveva già diretto Un uomo da marciapiede, vincitore dell’Oscar come miglior film, e thriller come Il maratoneta.
La prossima vittima arrivò quindi in una fase molto avanzata della sua carriera.
Il film conserva comunque alcune caratteristiche tipiche del regista: attenzione ai personaggi, tensione psicologica e poca voglia di rendere moralmente semplice quello che stiamo guardando.
Karen è comprensibile.
Questo non significa che ogni sua scelta debba essere considerata giusta.
Ed è probabilmente per questo che il film divide ancora.
Al botteghino non riuscì a diventare un successo
I numeri sono abbastanza chiari.
La prossima vittima uscì negli Stati Uniti il 12 gennaio 1996.
Nel primo weekend incassò poco meno di 7 milioni di dollari, piazzandosi al terzo posto. Alla fine della corsa cinematografica americana arrivò a 26.877.589 dollari.
Il budget era stimato in circa 20 milioni.
Quindi il film recuperò il costo di produzione sulla carta, ma non abbastanza da diventare un vero successo economico.
Nel 1996 chiuse intorno al 63° posto tra gli incassi americani dell’anno.
Considerando il cast, il regista e il genere, probabilmente ci si aspettava qualcosa di più.
Anche la critica fu molto dura
Il problema non furono soltanto gli incassi.
La prossima vittima ricevette recensioni generalmente negative.
Molti critici contestarono soprattutto il modo in cui il film affrontava il tema della vendetta privata e la sensazione che, in alcuni momenti, spingesse troppo lo spettatore a desiderare una soluzione violenta.
Ed è una critica comprensibile.
Il film costruisce deliberatamente una situazione estrema.
Prima mostra una tragedia terribile.
Poi mostra il fallimento della giustizia.
Infine mette lo spettatore accanto a una madre che pensa di non avere più alternative.
È quasi impossibile guardarlo senza chiedersi cosa faremmo al suo posto.
Il pubblico però fu meno severo
Ed è uno degli aspetti più curiosi.
La distanza tra critica e pubblico fu notevole.
Il film non diventò un classico universalmente amato, ma molte persone reagirono molto meglio rispetto ai recensori professionisti.
Forse perché La prossima vittima lavora su una paura molto immediata.
Non serve essere esperti di cinema per entrare nella storia.
Basta immaginare di perdere una persona cara e poi vedere l’uomo ritenuto responsabile tornare libero.
Il film costruisce tutto attorno a quella rabbia.
E non sorprende che una parte del pubblico abbia reagito in maniera più emotiva rispetto alla critica.
Nel cast ci sono parecchi volti molto conosciuti
Sally Field, Kiefer Sutherland ed Ed Harris sono i tre nomi principali.
Ma il cast è molto più ricco.
Ci sono Joe Mantegna, Beverly D’Angelo, Keith David, Philip Baker Hall, Charlayne Woodard e Alexandra Kyle.
Joe Mantegna interpreta il detective Joe Denillo, uno dei personaggi che prova a tenere la vicenda dentro i confini della legge.
Ed Harris, invece, è Mack, il marito di Karen.
Il suo personaggio è importante proprio perché rappresenta un modo diverso di affrontare il lutto.
La coppia condivide lo stesso dolore, ma non necessariamente la stessa reazione.
C’è anche una curiosa coincidenza su Alexandra Kyle
Alexandra Kyle, che interpreta la figlia più piccola di Karen, apparve nello stesso anno anche in Il momento di uccidere.
E c’è una coincidenza particolare: anche quel film vedeva Kiefer Sutherland nel ruolo di un personaggio negativo.
Due film usciti nello stesso anno.
La stessa giovane attrice.
E Sutherland ancora dalla parte meno rassicurante della storia.
È un film che oggi probabilmente farebbe discutere ancora di più
Rivedere La prossima vittima trent’anni dopo è interessante anche per questo.
Oggi una storia del genere scatenerebbe probabilmente discussioni enormi sui social.
Da una parte ci sarebbe chi difenderebbe Karen, sostenendo che il sistema l’ha lasciata sola.
Dall’altra chi ricorderebbe che trasformare il dolore in giustizia privata può creare un precedente pericolosissimo.
Il film non ha una risposta completamente neutrale.
Ti porta molto vicino alla protagonista.
Ti fa sentire la sua rabbia.
Poi ti lascia decidere quanto sei disposto a seguirla.
È questo che lo rende ancora efficace, anche se alcuni passaggi hanno inevitabilmente il sapore del thriller degli anni Novanta.
Oggi è l’ultima occasione su Netflix
E arriviamo al motivo per cui vale la pena parlarne proprio adesso.
Netflix indica oggi come ultimo giorno di disponibilità di La prossima vittima nel catalogo italiano.
La piattaforma lo presenta ancora con audio italiano e lo classifica tra crime, thriller, drammi e film tratti da libri.
Dopo oggi, quindi, non sarà più disponibile attraverso Netflix Italia, almeno per il momento.
Se ami i thriller degli anni Novanta, quelli con personaggi moralmente scomodi e una tensione costruita più sulle scelte che sugli effetti speciali, potrebbe essere un buon recupero per stasera.
Anche perché dietro quello che sembra un semplice revenge thriller c’è una domanda molto meno facile da liquidare:
cosa faresti se fossi convinto che la legge abbia fallito proprio nel momento in cui ne avevi più bisogno?
Non è detto che la risposta che dà Karen sia quella giusta.
Ma probabilmente è proprio il fatto di comprenderne la rabbia a rendere La prossima vittima ancora così difficile da guardare con distacco.
Tu hai già visto La prossima vittima? Sei dalla parte di Karen oppure pensi che il film oltrepassi troppo facilmente il confine tra giustizia e vendetta? Scrivilo nei commenti.


